Voices against the war in Kosovo [1999]
  Voci contro la guerra in Kosovo [1999]

 
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6/8/99:

[Source: BBC News]

NATO: "Thousands of Serb troops killed"

Nato says that more than 10,000 members of Yugoslavia's security forces have been killed or wounded since the air campaign began. The details were given by military spokesman Colonel Konrad Freytag at Nato's daily briefing in Brussels. He did not break the figure down into dead and wounded, but Nato sources say they believe more than 5,000 Yugoslav soldiers have been killed since 24 March.
Belgrade has given little public information on military casualties. The Yugoslav army announced on Tuesday that the air force Deputy Chief of Staff, General Ljubisa Velickovic, had been killed while inspecting units in "the first line of defence". Two days ago the commander of Yugoslav forces in Kosovo talked about their losses there being less than 1%.
Correspondents say this would suggest fewer than 1,800. "But our estimate is much higher," Col Freytag said. "Losses and injured people is far more than 10,000." Col Freytag said fresh Serb forces had been seen bringing in "more modern equipment" including tanks. "So the battle is not over yet," he added. Nato operations in Kosovo have continued, with attacks for the third day running on Serb forces mounting counter-offensives in the south-west against the separatist Kosovo Liberation Army, around Mount Pastrik.
Nato says its planes hit at least 25 artillery pieces and 12 tanks, as well as other Serb positions and equipment.

[Source: ADN-Kronos]

KOSOVO: RAID DEI B-52, UCCISI CENTINAIA DI SOLDATI SERBI

Bruxelles, 9 giu. - (Adnkronos/Dpa) - Centinaia di soldati serbi sarebbero rimasti uccisi ieri in Kosovo in un massiccio bombardamento effettuato dalle fortezze volanti B-52 ''Stratofortress'' della Nato. Il Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (Shape) a Mons, Belgio, informa che il bombardamento a tappeto e' avvenuto nella zona del Monte Pastrik, Kosovo sudoccidentale. I B-52 americani sarebbero stati ''dirottati'' all'ultimo momento dalla loro missione originaria -obiettivi strategici in Serbia- per lanciare bombe e missili contro reparti serbi che erano usciti allo scoperto durante i combattimenti contro i separatisti albanesi dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) nei pressi della frontiera con l'Albania. ''Un obiettivo molto grosso'', rilevano allo Shape.

[Source: Corriere della Sera]

Mercoledì, 09 giugno 1999

Due battaglioni serbi sorpresi allo scoperto da un bombardamento a tappeto di B-52.
L'ultimo raid: uccisi 500 soldati.
I fanti decimati con ordigni a grappolo nella zona dove operano contro l'Uck. La Nato: «Belgrado poteva evitare l'inutile sacrificio di tanti ragazzi»


di Gianluca Di Feo

Potrebbe essere l'ultimo atto di questa guerra ma anche uno dei più sanguinosi. Ieri pomeriggio una formazione di Superfortezze volanti B-52 ha sorpreso allo scoperto due battaglioni jugoslavi e ha ucciso centinaia di soldati con un bombardamento a tappeto. Nessuno conosce il numero esatto delle vittime: potrebbero essere anche cinquecento, forse più. «Non era necessario che morissero tanti ragazzi - ha detto un ufficiale della Nato -. I serbi avrebbero potuto evitarlo».

I fanti della colonna, probabilmente un migliaio, non hanno nemmeno avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Hanno sentito un sibilo diventare sempre più forte fino a trasformarsi in urlo. Pochi secondi, il tempo di gettarsi a terra nella disperata ricerca di un riparo ed è cominciato l'inferno. Da ventimila metri di altezza sono piombate decine e decine di bombe: ciascun B-52 può sganciarne fino a 51, pari a quasi 32 tonnellate di ordigni. Ogni singola «cluster» (grappolo), poi, semina granate e schegge su una superficie di otto ettari. È lo stesso incubo vissuto dai nordvietnamiti all'inizio degli anni Settanta e dagli iracheni nel 1991. E come accadde durante la Tempesta del Deserto, anche in Jugoslavia le operazioni più dure rischiano di avvenire nella fase conclusiva del conflitto: «Quando tutti parlano di pace - ricorda un ufficiale britannico - è il momento in cui si muore di più». All'epoca, Saddam Hussein annunciò il ritiro da Kuwait City e fece uscire i suoi uomini dai bunker senza concordare una tregua: gli attacchi aerei trasformarono la via verso l'Iraq nell'«autostrada della morte», una gigantesca coda di veicoli carbonizzati e cadaveri.

Diverse le condizioni nel Kosovo, dove nessun cessate il fuoco è stato ancora ordinato. Anzi, il bombardamento è avvenuto nei dintorni del Monte Pastrik, la «cima maledetta» sul confine tra Kosovo e Albania dove da tre settimane si sta combattendo la battaglia più violenta della guerra. È un massiccio di quasi duemila metri, che domina tutta la frontiera: chi lo controlla può impedire l'ingresso nella regione contesa. Per questo l'Uck si è lanciato all'assalto e gli jugoslavi hanno risposto contrattaccando con tutte le truppe e i mezzi rimasti nascosti per due mesi.

Per i piloti della Nato la zona è diventata «una riserva di caccia», dove poter affrontare i carri armati e i cannoni che erano sempre sfuggiti alle incursioni. Si calcola che oltre la metà delle armi distrutte siano state centrate in quell'area. In 34.331 missioni l'Alleanza ha colpito 500 obiettivi fissi e 550 «bersagli tattici» tra cui 314 cannoni, 203 blindati, 120 carri armati. Cinquemila i soldati uccisi, soprattutto intorno al Monte Pastrik. E negli ultimi due giorni, in risposta allo stallo nei colloqui di pace, i raid sono stati intensificati. Lunedì ci sono state 658 sortite con 222 attacchi, ieri altrettanti. «Di sicuro i soldati serbi stanno soffrendo - ha detto il portavoce Nato Jamie Shea - ma non siamo in grado di dire quante siano le vittime. Chi è sul campo non si accorge che si è vicini alla fine. La nostra pressione è molto forte, soprattutto con i B-52».

Per questo sembra difficile che i due battaglioni decimati stessero radunandosi per ritirarsi: è più probabile che fossero impegnati in un rastrellamento dei partigiani kosovari e siano stati falciati prima di iniziare l'operazione. Il comando di Pristina nega perdite: «Abbiamo avuto solo una dozzina di feriti». Ma da Mosca arriva una condanna del portavoce del governo Aleksandr Mikhailov, che esprime «indignazione per questo bombardamento avvenuto mentre il negoziato stava per arrivare al punto finale e le unità serbe erano pronte a lasciare le loro postazioni». Anche i generali di Belgrado però potrebbero avere tentato un ultimo colpo che salvasse l'onore prima della resa. Lunedì notte tre Mig-29, l'unica squadriglia di caccia moderni sopravvissuta, sono stati tirati fuori dai nascondigli e preparati per il decollo nella base di Batajnica. Forse erano destinati a una missione finale ma n on sono mai riusciti a alzarsi in volo: una salva di missili lanciati da un jet occidentale li ha distrutti prima che potessero accendere i reattori.


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