Voices against the war in Kosovo [1999]
  Voci contro la guerra in Kosovo [1999]

 
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08/14/99:

 

[Source: Il Sole 24 Ore - 30 Luglio 1999]

 

La vera posta in gioco e' il controllo dei "Corridoi" di comunicazione

di Alberto Negri

Quale e' la reale posta in gioco nella ricostruzione dei Balcani? L'integrazione della regione in Europa, ma soprattutto lo sviluppo e il controllo delle vie di comunicazione ed energetiche verso il Medio Oriente e l'Asia centrale che fanno ancora dei Balcani un'area strategicamente importante.

Le ragioni della ricostruzione rappresentano in parte anche quelle per cui e' stata condotta la guerra del Kosovo, vinta dalla Nato con un'operazione che ha visto per la prima volta dalla seconda guerra mondiale la partecipazione attiva di un contingente della Germania, la maggiore potenza economica europea che da tempo ha inghiottito i Balcani nell'area del marco. Non e' detto che tutti i trionfatori del campo di battaglia saranno anche i vincitori del dopoguerra. Dietro la retorica dei discorsi rituali pronunciati oggi dai leader mondiali alla Zetra Olympic Hall di Sarajevo non c'e' soltanto la corsa risaputa ad aggiudicarsi le commesse piu' importanti. Si tratta di occupare la pole position per il futuro riassetto della regione: rifare i Balcani non e' solo una questione intricata di frontiere ma significa ridisegnare la mappa dei Corridoi trans-europei. Questi sono gli assi geopolitici ed economici fondamentali che guideranno la ricostruzione.

L'idea dei Corridoi nasce con la caduta del Muro per favorire la cooperazione economica tra i Paesi Balcanici, l'Europa, le regioni del Mar nero, del Caspio e dell'Asia centrale. I Corridoi vengono definiti come direttrici di collegamento multimodali, dei network dove devono passare il trasporto di merci, persone, energia e i sistemi di telecomunicazione. La maggior parte dei soldi stanziati per la ricostruzione (a parte quelli destinati agli aiuti d'emergenza) saranno spesi da Europa, Stati Uniti e istituzioni internazionali con un occhio attento alla nuova geopolitica dei Corridoi. Una partita che sotto il profilo politico e finanziario era cominciata molto prima di questa ultima guerra balcanica.

L'Europa da tempo si sta giocando a Est la partita per aprire sotto il suo controllo le rotte dell'Eurasia. E' guidata da una serie di programmi comuni delineati nelle ovattate riunioni di Bruxelles, ma in realta' nelle retrovie dei campi di battaglia in Jugoslavia, Kosovo, Albania e Macedonia, ogni Stato dell'Unione sta spingendo verso la soluzione geopolitica ed economica piu' conveniente. Esemplare e' il caso del Decimo Corridoio, la via che da Germania e Austria, passando per Zagabria, Belgrado e Skopje, ha un terminale nel porto ellenico di Salonicco e un altro nella valle che dalla Morava conduce al porto bulgaro di Vardar sul Mar Nero. Lo sviluppo di questa direttrice Nord-Sud oggi e' bloccato per l'isolamento della Serbia di Milosevic. Cosi' come rimane ancora chiuso l'asse fluviale del Danubio, arteria vitale per Belgrado ma anche per Bulgaria e Romania, impercorribile dopo il crollo del ponte di Novi Sad abbattuto in aprile dai Cruise della Nato. Da sempre posta in palio strategica nel grande gioco geopolitico dei Balcani questo asse, in cui si e' visto una sorta di collegamento geografico tra i Paesi ortodossi (Russia, Serbia, Grecia), non ha ancora un'alternativa definita. L'ultima guerra nei Balcani, interrompendo le comunicazioni tra Nord e Sud, prima per l'embargo e poi per gli eventi bellici, ha sottolineato ancora una volta quanto sia indispensabile il Decimo Corridoio.

Lo stato di necessita' creato da dieci anni di instabilita' e guerre balcaniche ha costretto a sviluppare nuove vie, soprattutto attraverso l'Adriatico: e' qui che si concentra l'interesse strategico ed economico dell'Italia sulle nuove rotte regionali. Una di queste e' l'Ottavo Corridoio, l'ambizioso progetto di collegare a Est i porti della Puglia con quelli dell'Albania per poi arrivare in Turchia e in Asia attraversando Macedonia e Bulgaria. Un'altra strada, sempre via mare, e' costituita dal Quinto Corridoio, con il collegamento tra Ancona e il porto bosniaco di Ploce: da qui si puo' andare a Nord-est ricongiungendosi con l'Ungheria oppure scendere verso la dorsale balcanica dell'Adriatico. Uno studio recente della Net Engineering di Padova elaborato per la regione Marche dimostra come la cosiddetta "bretella adriatica", cioe' il collegamento tra il porto di Ancona e quello di Ploce, possa far aumentare da qui al 2005 di almeno il 20% (un milione di tonnellate) gli scambi commerciali tra le due sponde dell'Adriatico. L'investimento in termini finanziari e' minimo: si tratta nell'immediato di rendere attivo un semplice collegamento navale regolare. Diverse ma non impossibili sono le prospettive di investimento per l'Ottavo Corridoio. Una stima della nostra diplomazia valuta intorno ai 6mila miliardi di lire le esigenze per rimettere in sesto la rete stradale e ferroviaria tra il porto di Durazzo e quelli bulgari di Burgas e Varna, attraverso Tirana, Skopje e Sofia. Non e' certamente una cifra folle: il solo collegamento ferroviario Trieste-Lubiana costa 6mila miliardi. Ma per realizzare questo asse Est-Ovest - che puo' diventare la direttrice di pipeline e gasdotti e un volano economico decisivo per il Sud - devono coincidere gli interessi strategici dei principali attori occidentali.

Non bisogna dimenticare che per tutti, tranne che per noi, esistono nei Balcani itinerari alternativi. Soltanto gli Usa (e in misura minore la Francia) hanno un dichiarato interesse per l'Ottavo Corridoio, ispirato dall'obiettivo americano di favorire i nuovi membri della Nato e aspiranti tali: Washington ha investito negli ultimi tre anni 30 milioni di dollari in studi di fattibilita' legati alla South Balkans Development Initiative. L'Italia per finanziare progetti di sviluppo economico integrato su questo asse dovra' saper approfittare dei prestiti in parte gia' concessi dalla Banca europea di sviluppo a Macedonia, Bulgaria e Albania, scordandosi forse i fondi della Bers dove il capo e' un tedesco che di sicuro favorira' gli interessi della Germania, concentrata sulla direttrice Nord-Sud. Bloccato in Serbia il Decimo Corridoio, i tedeschi e gli altri europei non mediterranei stanno studiando alternative piu' a Nord oppure a piu' a Sud-Ovest restituendo al Kosovo il ruolo che ebbe nella storia di punto di passaggio tra l'Europa, i Balcani e gli Stretti.

E' anche chiaro pero' che l'emarginazione della Serbia non puo' durare in eterno proprio per la logica strategica dei Corridoi. Non solo per questo ma anche per motivi di concorrenza economica la balcanizzazione della ricostruzione; promette di rendere il dopoguerra incandescente.

[Source: Il Manifesto 01 Agosto 1999]

KOSOVO GEOECONOMIA DI UN CONFLITTO

Corridoi (vuoti) nei Balcani

- FAUSTO ALUNNI -

Le prospettive economiche di Europa e Stati uniti: perche' hanno fatto la guerra, e cosa otterranno Crescente emarginazione strategica della Russia, unificazione e rafforzamento dell'area-euro

Ora che in Kosovo si stanno affrontando i primi problemi connessi all'opera di ricostruzione, si puo` tentare di tracciare un bilancio piu` obiettivo degli interessi strategici che hanno spinto l'Europa e gli Stati uniti ad intervenire militarmente nei Balcani.

L'Europa del terzo millennio, che dovra` confrontarsi come realta` economico-produttiva con gli Usa ed il Giappone sul piano globale, ha ormai individuato la sua priorita`: inglobare gli stati del Centro-Sud-Est storicamente appartenenti all'ex campo socialista. In questo modo l'Unione europea potra` presentarsi nel nuovo millennio come un blocco continentale territorialmente contiguo (dalla Cordigliera Betica spagnola ai Balcani, dal Baltico all'Egeo) e compatto sotto il profilo socioeconomico, scongiurando cosi` il rischio di una concorrenza aggressiva che i paesi di quell'area potrebbero adottare nel caso fossero lasciati fuori dal sistema-Europa.

In questo disegno geopolitico, diretto alla creazione di una forte "Area Euro" a tre penisole (iberica, italica e balcanica) integrata e fondata sui principi liberisti propri delle democrazie di mercato, rientrano dunque pienamente anche i Balcani. Essi possono garantire, infatti, la trasformazione del Mar Adriatico in un lago interno all'Europa e, conseguentemente, nuove strategie imprenditoriali d'attacco con cui ridare slancio ad un'economia continentale ormai satura. Si capisce allora perche', ora che sono terminate le fasi delle operazioni militari, la parola chiave in nome della quale si interviene nella regione balcanica non e` quella della "riconciliazione" (cioe` la creazione dei presupposti per un'integrazione e coesistenza delle comunita` etniche in lotta tra loro), bensi` quella della "trasformazione" di un determinato sistema economico (considerato "socialista") in uno (liberal-capitalista) piu` confacente alle aspettative di Bruxelles ed alle esigenze di un'economia sempre pi globalizzata.

 

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