Voices against the war in Kosovo [1999]
  Voci contro la guerra in Kosovo [1999]

 
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5/16/99:

  Rally for peace in Assisi (central Italy) - May 16th, 1999

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(ANSA) - PERUGIA, 16 MAG - Il popolo della pace lascia Perugia ed il serpentone si allunga. A Ponte S. Giovanni, uno degli ultimi avamposti del capoluogo umbro verso Assisi, il corteo della pace si gonfia sempre di piu'. Tanti gli autobus e le autovetture private, ma anche due treni speciali da Milano e Livorno. La polizia parla di 40-50.000 persone. Secondo gli organizzatori si e' invece ormai agli 80.000 dell'edizione del 1995.
La ''formalita''' della partenza lascia spazio alla spontaneita'. Si ripongono i gonfaloni dei tanti Comuni italiani presenti che raggiungeranno la citta' di S. Francesco a bordo delle auto di servizio. Sotto le fasce tricolori di sindaci ed amministratori spariscono le giacche e compaiono le camicie, magari con le maniche arrotolate. Anche i leader politici si lasciano andare, si confondono tra i marciatori, chiaccherano tra loro e qualcuno cerca di rinfrescarsi fermandosi ai chioschi ambulanti che compaiono lungo la strada. Fa caldo ed il cielo coperto dalle nuvole rende l' aria pesante.
Fausto Bertinotti e' accolto dagli applausi, mentre Sergio Cofferati rimedia qualche fischio. Nulla di grave, anche perche' il servizio d' ordine predisposto dal questore, Nicola Cavaliere, sorveglia ogni angolo con discrezione.
Con i marciatori, aumentano le bandiere. Tante quelle rosse, con falce e martello, quelle verdi
con il sole che ride, e quelle bianche delle associazioni cattoliche. A dominare sono pero' ancora i colori dell' iride, quelli della pace. Non manca comunque nemmeno il nuovo vessillo con l' asinello dei democratici ed il ''vecchio'' Ulivo.
All' uscita da Ponte S. Giovanni i Verdi hanno steso un grande striscione che scende da un cavalcavia. ''Nessuno vinca questa guerra'', c' e' scritto in tre lingue: italiano, serbo-croato ed albanese. Tanti anche i cartelli, qualcuno con frasi ''originali''. Ci sono quelli dallo stile, come ''ma quali bombe intelligenti, lasciano vivi i dittatori e fanno strage di innocenti'', e quelli piu' ironici come ''l' unica bomba che ci piace e' quella da fumare in pace''. Spuntano anche le magliette ed i cartelli con i bersagli, simbolo della popolazione di Belgrado, mentre uno dei marciatori espone una croce dell' Ordine francescano secolare.
Pochi invece gli slogan e la musica, ad eccezione della colonna sonora del film ''Underground'', proposta dal pulmino dell' Arci. La guerra e' vicina e nessuno oggi ha voglia di fare festa.
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