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Bulgaro
     
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 Il miracolo dei panettoni 
Uno di quei professionisti che edificano fabbriche o ammodernano vecchi "combinat" per i pionieri italiani risponde con un esempio a chi gli chiede informazioni sulla situazione economica, sociale e morale a est: "Ogni volta che volo a Sofia - stanno crescendo gli interessi italiani in Bulgaria - sbarco dall'aereo con 22 panettoni. Ti sembrano un'esagerazione? Sono indispensabili per passare senza problemi dal primo finanziere che incontro alla dogana fino all'ultimo portiere d'albergo, mancia dopo mancia. 22 panettoni per lavorare a Sofia senza problemi". Si potrebbe pensare che questa primordiale corruzione sia un fenomeno tipicamente bulgaro. E i bulgari si comportano all'opposto di tutti gli altri popoli, per dire sì scuotono la testa con il classico gesto che nel resto del mondo vuol dire no, mentre per dire no alzano e abbassano il capo come facciamo noi per dire sì. Purtroppo la microcorruzione non è un fatto tipicamente bulgaro. Tornando a novembre in Romania sprovvisto di panettoni ho utilizzato una stecca di sigarette per accelerare, passaggio dopo passaggio, il mio trasferimento dalla frontiera all'albergo di Bucarest. Mi sono trovato assai bene, raccogliendo il suggerimento del costruttore. E nel resto dei Balcani la musica non cambia, così come in Russia. Quando gli imprenditori occidentali arrivano nei nuovi paesi dell'est tutte le porte si spalancano: costo del lavoro a livelli del Terzo mondo, sgravi fiscali, costituzione di zone speciali esentasse e agevolazioni doganali per l'importazione di materie prime lavorate sul posto o per l'esportazione di prodotti finiti nei mercati europei o nord-americani. Porte spalancate, ma per ogni porta una trafila burocratica come ai tempi del socialismo reale e una gabella pagata sottobanco. Alla fine la convenienza di questa primordiale globalizzazione rimane, ma solo grazie al bassissimo livello salariale degli operai. Abbiamo incontrato Claudio Mezzanzanica, un compagno di Varese che ha attraversato per intero la storia del "manifesto", al suo ritorno da Mosca dove ha rifatto gli stucchi del Cremlino. Claudio sostiene che "l'est resta conveniente per gli imprenditori occidentali finché le paghe non superano le 250mila lire mensili".

Loris Campetti - "La Rivista del Manifesto" - dicembre 1999



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