Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
 Lavoce.info 
Lavoce.info
Economia, Finanza, Politica, Lavoro

Il lavoro? Si trova alla fiera

Nei Paesi Bassi partecipare alle fiere del lavoro aumenta del 7 per cento le possibilità di trovare un lavoro. Lo evidenzia una delle più importanti ricerche sulle politiche attive del lavoro. Potrebbe rilevarsi un buon modello anche per il nostro paese.

Una ricerca da manuale

Dal 2011 nei Paesi Bassi le fiere del lavoro sono diventate uno strumento sempre più utilizzato di politica attiva del lavoro per i suoi bassi costi e il moderato impegno organizzativo richiesto all’attore pubblico. Gli “Speeddates for Unemployed” vedono coinvolti disoccupati e una nutrita rappresentanza delle oltre 6 mila agenzie del lavoro presenti in Olanda, le quali partecipano gratuitamente all’evento.

Incuriosite dall’effettiva efficacia dello strumento, nel 2014 le autorità olandesi hanno incaricato l’università di Amsterdam di realizzare un’analisi volta a valutare l’impatto sul mercato del lavoro di questi eventi fieristici. Attraverso una procedura “randomizzata” (opportunamente bilanciata) sono stati selezionati, dall’elenco messo a disposizione dai centri per l’impiego olandesi, due gruppi (inconsapevoli di far parte di una sperimentazione): gli utenti invitati alla fiera del lavoro (i trattati) e altri utenti inseriti nel cosiddetto “gruppo di controllo”, i quali non venivano invitati all’evento.

Le offerte di lavoro presenti negli “Speeddates” erano identiche a quelle che si potevano trovare contattando direttamente le agenzie di lavoro, quindi da un punto di vista dei posti vacanti messi a disposizione non cambiava nulla.

Due settimane dopo l’evento, veniva inviato online un questionario appositamente realizzato per entrambi i gruppi. La partecipazione al sondaggio era volontaria (in caso di mancata risposta, era previsto un sollecito dopo una settimana) e le domande facevano “vagamente” cenno a una valutazione complessiva dei servizi (per esempio, i canali di ricerca del lavoro e, per i trattati, una valutazione dell’evento fieristico).

I dati del sondaggio sono stati integrati con quelli di natura amministrativa, che comprendevano informazioni socio-anagrafiche, la tipologia di lavoro, la retribuzione (al lordo dell’imposte), il numero dei giorni lavorativi e la presenza di indennità di disoccupazione. La definizione di “occupato” riguardava anche liberi professionisti, a patto che registrassero un determinato reddito all’interno del periodo di analisi.

Figura 1 – Disegno di ricerca della sperimentazione

Fiere del lavoro e chance occupazionali dei disoccupati

L’analisi si è concentrata su 18 eventi fieristici, realizzati in undici località diverse dei Pesi Bassi tra luglio 2014 e febbraio 2016. Alla fase della sperimentazione hanno partecipano circa 12.600 persone, di cui il 76 per cento faceva parte del gruppo dei trattati.

La rigorosa metodologia applicata alla ricerca ne rende ancora più rilevante il risultato: partecipare a un evento fieristico aumenta le chance di trovare lavoro del 7 per cento. Si tratta di una percentuale tutt’altro che modesta, soprattutto se confrontata con gli esiti negativi di altri programmi di politica attiva del lavoro. Tuttavia, gli effetti positivi delle fiere del lavoro sono immediati, diminuiscono nei mesi successivi, fino ad azzerarsi completamente entro i dodici mesi.

I ricercatori hanno fornito una serie di ipotesi, sulla base delle informazioni raccolte, dei motivi del successo:

– la possibilità di incontrare decine di agenzie del lavoro in unico luogo e in un unico giorno (lo Speeddates tipicamente durava dodici ore continuate) aumenta esponenzialmente le informazioni in possesso del disoccupato e gli permette di conoscere nel dettaglio tutti i posti vacanti disponibili, in molti casi svolgendo anche un colloquio di pre-selezione, oltre a ricevere accurati feedback;

– la realizzazione di tantissimi Speeddates ha permesso di sviluppare agenzie del lavoro specializzate nel collocare in determinati settori individui con un livello di istruzione medio-basso;

– durante le fiere del lavoro il disoccupato può incrementare la propria rete di contatti e di relazioni che possono offrirgli maggiori chance di successo.

L’ultimo incoraggiante fattore riguarda il costo: la pubblica amministrazione olandese ha speso pochissimo per realizzare gli eventi e contemporaneamente ha ottenuto un risparmio netto in termini di sussidi non erogati grazie al ricollocamento. Un risparmio decisamente elevato se confrontato con programmi di orientamento individuale.

Un modello per l’Italia?

Organizzare fiere del lavoro può rivelarsi una mossa vincente nel collocare individui che son

The post Il lavoro? Si trova alla fiera appeared first on Lavoce.info.

Così il Covid ha contagiato l’imprenditorialità*

Coronavirus e lockdown hanno colpito le imprese, anche se non tutte allo stesso modo. In particolare, sono crollate le nascite di aziende. Per dare fiato al segmento più dinamico del sistema produttivo si potrebbero rafforzare misure già in vigore.

Gli effetti della pandemia sulle imprese

Il diffondersi della pandemia e le misure di lockdown hanno colpito duramente l’economia italiana: secondo le stime della Banca d’Italia, la caduta del Pil nel 2020 sarà compresa tra il 9 e il 13 per cento. I tempi e le modalità della ripresa restano ancora molto incerti, nonostante il pacchetto di stimoli varato dal governo.

I numeri aggregati nascondono un impatto eterogeneo tra imprese che è importante analizzare per agire efficacemente nel sostenere la ripresa. Esistono tante aziende fortemente colpite dalla crisi e poche che sono state risparmiate. Vi è una terza categoria, su cui l’attenzione è praticamente assente: quella delle imprese mai nate.

Delle imprese colpite si è scritto molto. Tra di esse vi sono le tantissime che hanno ridotto la loro domanda di lavoro, spingendo l’utilizzo della cassa integrazione su livelli superiori a quelli della grande recessione e quelle che soffrono di una profonda crisi di liquidità, che si stima potrebbe interessare tra il 17 e il 33 per cento delle imprese private (il 50 per cento secondo una recente indagine dell’Istat). Per loro è necessario affiancare alle politiche di facilitazione dell’accesso al credito e di sussidio diretto, robuste politiche di sostegno alla capitalizzazione, per far sì che possano “riemergere” con la ripresa economica.

Le imprese risparmiate dalla crisi sono quelle che durante il lockdown hanno continuato l’attività perché i loro prodotti rientravano tra quelli definiti “essenziali” dal Dpcm del 22 marzo e quelle che hanno saputo diventare essenziali, perché hanno riconvertito la produzione ai sensi del decreto legge “cura Italia” (per esempio, in mascherine o respiratori) o perché hanno riaperto in virtù delle deroghe prefettizie.

Vi è poi la categoria delle imprese mai nate. Dall’inizio della pandemia sono state avviate circa 20 mila società in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (figura 1).

Perché dovremmo preoccuparci di questa generazione perduta di imprese? Semplice: perché sono le nuove e giovani aziende a guidare la crescita economica. Tra il 2006 e il 2018, i posti di lavoro dipendente creati mediamente ogni anno dalle nuove imprese sono stati pari al 3 per cento del totale dell’occupazione, sostenendo ampiamente il tasso di crescita degli occupati (in media, l’1 per cento annuo). Le imprese più giovani in genere contribuiscono all’innovazione, portando sul mercato nuovi prodotti o processi, fanno un uso più intenso di capitale intangibile e, grazie alla concorrenza generata dal loro ingresso nel mercato, spiazzano quelle poco efficienti, portando a una crescita della produttività.

Crollo delle nascite di impresa

Per capire quanto sia rilevante il calo della natalità abbiamo condotto un esercizio controfattuale con un modello di dinamica industriale a imprese eterogenee. Il modello, calibrato sull’economia italiana, incorpora due shock esogeni: uno di offerta nei primi due trimestri di quest’anno, legato al lockdown, e uno di domanda negli ultimi due trimestri, legato all’incertezza e al comportamento precauzionale di famiglie e imprese. I risultati mostrano che nel 2020 la caduta del prodotto sarà soprattutto ascrivibile alla contrazione del fatturato delle imprese esistenti. Il crollo delle nascite d’impresa, stimato all’8 per cento per il 2020, determinerà invece un trascinamento della crisi negli anni avvenire, riducendo di oltre un punto percentuale il prodotto nel 2021 e rallentando la ripresa nel biennio 2022-2023. A partire dall’ultimo trimestre di quest’anno, con il normalizzarsi dei profitti attesi, il tasso di entrata delle imprese ritornerà sui livelli precedenti la crisi. Il lieve eccesso di entrate previsto dal modello, dovuto a salari reali più bassi, potrà limitare solo in minima parte la perdita nel numero di nuove imprese registrato nei trimestri precedenti.

Nei dati non si registra ancora un aumento dei tassi di uscita, ma è probabile, guardando a quanto successo in crisi passate, che lo shock Covid-19 colpirà le giovani imprese anche facendone aumentare la mortalità. Durante la crisi del debito sovrano del 2012-2013, infatti, il loro tasso di uscita è aumentato in modo più significativo e si è riportato sui livelli pre-crisi molto più lentamente, rispetto a quello delle imprese mature.

Gli ostacoli che in generale colpiscono il fare impresa nel nostro

The post Così il Covid ha contagiato l’imprenditorialità* appeared first on Lavoce.info.

C’è tempo per l’opzione Mes

L’accordo raggiunto sul Meccanismo europeo di stabilità prevede che l’accesso ai prestiti possa essere richiesto entro il 31 dicembre 2022. L’incertezza è ancora alta e quindi può rivelarsi conveniente rinviare la richiesta a un momento successivo.

Il Mes e l’Italia

Più di un mese fa si è conclusa la lunga trattativa tra i leader europei sul MES (Meccanismo europeo di stabilità). L’accordo raggiunto prevede come unico requisito di accesso alla linea di credito che i fondi vengano utilizzati per coprire i costi diretti e indiretti dell’assistenza sanitaria e i costi relativi alla cura e alla prevenzione legati alla crisi del Covid-19. L’importo massimo del prestito è pari al 2 per cento del Pil (per l’Italia circa 37 miliardi di euro), il tasso di interesse è pressoché nullo (lo 0,1 per cento) e la durata media del prestito pari a 10 anni.

L’alternativa equivalente al Mes è l’emissione di titoli a 10 anni sui quali lo stato italiano paga negli ultimi tempi un tasso leggermente inferiore all’1,5 per cento. Dunque, il prestito dal Mes consentirebbe oggi un risparmio complessivo di circa 5 miliardi di euro. Sulla base di questa considerazione molti sostengono che la scelta governo italiano di non accedere, almeno per il momento, al Mes sia irrazionale dal punto di vista economico. Ma è proprio così?

A mio parere, no. L’analisi dovrebbe infatti tenere in considerazione che tra le condizioni del Mes è previsto che la richiesta di accesso ai prestiti possa essere inoltrata entro il 31 dicembre 2022. Di conseguenza, la decisione del governo non riguarda solo il “se” accedere al Mes, ma anche il “quando”.

L’opzione Mes

Potremmo quindi riformulare il problema nei seguenti termini. Il Mes garantisce allo stato italiano il diritto di vendergli, entro il 31 dicembre 2022, titoli decennali per 37 miliardi al prezzo già fissato di 36,6 miliardi (tasso dello 0,1 per cento). In alternativa, il governo può vendere 37 miliardi di titoli agli investitori al prezzo di mercato che, in questo periodo, è pari a circa 31,9 miliardi (tasso dell’1,5 per cento). Potremmo dire che lo stato italiano dispone oggi di una opzione put americana (che chiameremo “opzione Mes”) che gli dà il diritto (non l’obbligo) di vendere al Mes entro il 31/12/2022 un titolo (detto sottostante) di 37 miliardi di euro a un prezzo di esercizio (strike price) di 36,6. Perché può essere conveniente non esercitare oggi l’opzione, vendendo al Mes un titolo che vale sul mercato 31,9 miliardi a un prezzo di 36,6 guadagnandone così 4,7?

La risposta va ricercata nel fatto che l’incertezza sulla dinamica futura dei tassi di interesse a cui lo stato italiano sarà in grado di indebitarsi sul mercato fa sì che il valore dell’opzione Mes sia maggiore dei 4,7 miliardi che lo stato guadagnerebbe oggi esercitando l’opzione.

Per chiarire meglio il concetto, ipotizziamo tre possibili scenari da qui al 31 dicembre 2022.

Nel primo scenario supponiamo che i tassi di interesse a cui lo stato si indebita rimangano pressoché invariati. Potremmo esercitare l’opzione Mes richiedendo il prestito poco prima della scadenza: realizzeremmo così quel guadagno di 4,7 miliardi con due anni di ritardo e la perdita per le casse dello stato sarebbe irrilevante.

Nel secondo scenario supponiamo che si verifichi un peggioramento nelle condizioni di accesso ai mercati finanziari del nostro paese. A puro titolo di esempio, che cosa accadrebbe se per qualche ragione lo spread, oggi intorno ai 200 punti base, aumentasse sensibilmente ritornando ai livelli del 2011-2012 (a circa 500)? A quel punto, esercitare l’opzione Mes consentirebbe di risparmiare un ulteriore 3 per cento circa: 37 miliardi di titoli a 10 anni verrebbero prezzati non più a 31,9, ma a 23,8 (tasso del 4,5 per cento), cioè circa 8 miliardi in meno. Invece di risparmiare 4,7 miliardi finiremmo per risparmiarne 12,6, quasi il triplo. Inoltre, in una situazione simile avremmo probabilmente bisogno di aiuti più consistenti dall’Europa (che sarebbero soggetti a condizioni) e le risorse del Mes potrebbero fornire al governo un po’ di tempo in più per raggiungere un accordo con gli altri leader europei. La richiesta del prestito al Mes oggi ci toglierebbe questo vantaggio, oltre all’etichettarci per il futuro come quelli che hanno già beneficiato della “solidarietà” dell’Europa.

Nel terzo scenario, infine, immaginiamo che i tassi di interesse convergano a quello 0,1 per cento applicato dal Mes. In questo caso non avremmo più alcuna convenienza a esercitare l’opzione Mes e potremo dire di aver rinunciato a 4,7 miliardi di euro. Ci sarebbe da dispiacersi? Non direi, dato che con un debito pubblico into

The post C’è tempo per l’opzione Mes appeared first on Lavoce.info.

Pagamenti della Pa: il ritardo mette a rischio le imprese*

La puntualità dei pagamenti fa sì che le imprese dispongano di un flusso di cassa sano e della liquidità necessaria per le loro operazioni commerciali. Per questo è fondamentale che la Pa saldi i suoi debiti nei termini stabiliti.

I ritardi della pubblica amministrazione

Il ritardo con cui la pubblica amministrazione effettua i pagamenti è un fenomeno diffuso in Europa. È particolarmente marcato in Italia, dove rappresenta una quota considerevole di passività per le società non finanziarie e può avere ripercussioni gravi per l’intera economia, soprattutto nel caso delle piccole e medie imprese. L’abuso di ritardo nei pagamenti infatti espone i fornitori a ingenti rischi di liquidità, compromettendo così non solo la capacità di investimento, ma anche la crescita dell’occupazione e, in ultima analisi, la stessa sopravvivenza dell’impresa creditrice. Tutto ciò si è acuito dopo la crisi finanziaria del 2008, sino a divenire insostenibile durante la successiva crisi del debito sovrano nel 2012, quando migliaia di imprese sono fallite proprio a causa dei ritardi nei pagamenti da parte della Pa.

Gli effetti della direttiva europea del 2011

Per garantire pagamenti certi e uniformare la normativa in Europa, la Commissione europea ha adottato nel 2011 la “direttiva contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali” (2011/7/UE). Le principali novità rispetto al passato introdotte dalla direttiva si possono sintetizzare in tre punti: i) armonizzazione dei termini di pagamento delle amministrazioni pubbliche che devono regolare i propri acquisti di beni e servizi entro 30 giorni (entro 60 giorni in circostanze eccezionali); ii) libertà contrattuale nelle transazioni commerciali tra imprese (con limite massimo previsto di 60 giorni); iii) calcolo di interessi di mora e risarcimento forfettario delle spese di recupero a beneficio delle imprese che esigono un pagamento di un credito.

A quasi dieci anni dalla sua entrata in vigore, vale la pena chiedersi se la norma ha prodotto effetti.

Per rispondere alla domanda ricorriamo ai risultati emersi da un recente studio, in cui abbiamo analizzato l’impatto dell’entrata in vigore della direttiva su indicatori chiave per settore industriale: il tasso di uscita delle imprese dal mercato, il livello occupazionale e il tasso di investimenti. L’analisi si concentra sui rapporti commerciali tra la Pa e le imprese e utilizza dati su 38 settori industriali in 24 stati membri dell’Unione europea, nel periodo 2008-2015. Per identificare l’effetto della direttiva, considerato che influenza (potenzialmente) tutti i settori economici, ci siamo concentrati sul grado di “intensità” delle transazioni commerciali tra i settori industriali e la pubblica amministrazione, misurate in un anno precedente l’approvazione della direttiva. Abbiamo ipotizzato che i settori le cui vendite di beni e servizi verso la Pa rappresentano una componente ragguardevole del loro fatturato sono quelli che potenzialmente traggono maggiore beneficio dall’applicazione della direttiva. Lo studio esamina principalmente se differenze tra i settori in termini di tasso di uscita delle imprese dal mercato, osservate nel periodo precedente e successivo all’attuazione della direttiva, siano conseguenza di quest’ultima.

I risultati suggeriscono che a seguito dell’entrata in vigore della direttiva comunitaria, il tasso di uscita dal mercato è significativamente inferiore per i settori più connessi alla Pa rispetto a quello osservato per i settori che lo sono meno (figura 1). Per fare un esempio, la riduzione del tasso di uscita dal mercato è pari a 0,7 punti percentuali considerando una variazione nel livello di transazioni corrispondente al passaggio dal settore “commercio all’ingrosso”, le cui vendite verso la Pa rappresentano lo 0,86 per cento del totale, al settore “magazzinaggio e attività di supporto per il trasporto”, le cui transazioni con la Pa equivalgono al 9,5 per cento del totale. L’effetto non è per nulla trascurabile se si considera che in media il tasso di uscita dal mercato è pari all’8 per cento. I risultati suggeriscono poi che l’impatto della direttiva è stato maggiore laddove la Pa era solita effettuare i pagamenti con eccessivo ritardo prima dell’attuazione della direttiva (come ad esempio in Italia, Grecia e Spagna) e nei settori composti prevalentemente da piccole e medie imprese. Infine, lo studio individua un effetto positivo sull’occupazione e sul tasso di investimenti, sebbene quest’ultimo risulti essere debolmente significativo.

L’importanza della puntualità

La puntualità dei pagamenti fa sì che le i

The post Pagamenti della Pa: il ritardo mette a rischio le imprese* appeared first on Lavoce.info.

Smart working e smart learning

Dietro lo schermo del Pc i problemi della nostra scuola
Rita Locatelli e Monica Mincu
5 giugno
Le difficoltà della didattica a distanza riflettono i problemi di sistema della scuola italiana. Agli insegnanti dovrebbe essere garantita una formazione continua. E agli studenti la personalizzazione o la differenziazione di contenuti e obiettivi.

Contagio come un infortunio sul lavoro? Dipende*
Vitalba Azzollini
26 maggio
Il contagio da coronavirus è stato equiparato all’infortunio sul lavoro. Ma sarebbe stato meglio esplicitare che ciò vale solo ai fini del trattamento assicurativo, senza alcuna presunzione di responsabilità, civile o penale, del datore di lavoro.

A lezione di distanza
Giulia Bettin e Francesca Scaturro
21 maggio
A settembre parte delle attività scolastiche potrebbero proseguire ancora a distanza. Agli investimenti in infrastrutture devono affiancarsi interventi che permettano a docenti e studenti di vivere in modo attivo il nuovo rapporto con la tecnologia.

Così il Covid-19 cambia l’università
Maria De Paola
20 maggio
L’università italiana ha saputo reagire bene all’emergenza sanitaria. Ora si affacciano nuove sfide. Nella crisi economica bisogna aiutare i giovani a prendere le decisioni migliori, per loro stessi e per la collettività.

Se la scuola si sposta in giardino
Andrea Gandini
19 maggio
Il coronavirus può diventare un’occasione di rinnovamento per la scuola. Alle elementari si potrebbe tornare al modello che privilegia l’apprendimento da esperienza e sperimentazione. Magari già da giugno, con esperienze-pilota insieme ai centri estivi.

Scuola a distanza ad alto rischio abbandono
Marina Murat
16 maggio
Bambini e ragazzi senza gli strumenti elettronici necessari per seguire la scuola a distanza erano svantaggiati già prima della chiusura delle aule. Solo interventi molto decisi possono evitare che molti finiscano per abbandonare gli studi.

Come colmare il gap educativo al rientro in classe*
Rosario Maria Ballatore e Paolo Sestito
12 maggio
I figli delle famiglie disagiate escono dal lungo lockdown della scuola e dalle lezioni online ancora più svantaggiati. Alla ripresa di settembre occorrerà mettere in atto una strategia di riequilibrio. Qualche suggerimento.

Compiti a casa per i genitori nella didattica a distanza
Maria Bigoni, Stefania Bortolotti, Margherita Fort e Annalisa Loviglio
7 maggio
La chiusura prolungata delle scuole ha imposto ai genitori anche un ruolo “didattico”. Per aiutarli a svolgere questo compito è importante fornire loro strumenti semplici e chiari. Potrebbero rivelarsi utili anche per ridurre le disuguaglianze.

Primo maggio: il lavoro in tempi di lockdown
Vincenzo Galasso
30 aprile
Quest’anno i lavoratori non possono celebrare il 1° maggio in piazza. D’altra parte, c’è poco da festeggiare: con il blocco delle attività, un terzo dei lavoratori italiani è fermo. E sono particolarmente colpite le fasce più deboli della popolazione.

Nella “fase 2” a casa giovani e donne
Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio
27 aprile
Il 4 maggio torneranno al lavoro in larga maggioranza lavoratori uomini. Alle donne non resterà che farsi carico ancor di più della cura della famiglia. Anche i giovani rimangono a casa. Sono due categorie che già avevano difficoltà sul mercato del lavoro.

Competenze sul lavoro, la crisi come opportunità
Tortuga
24 aprile
L’Italia è molto indietro in materia di formazione professionale e le politiche attive rimangono improntate più alla ricerca del lavoro che alla valorizzazione del capitale umano. Tre proposte per far sì che la fase 2 sia all’insegna degli investimenti in competenze.

Perché la scuola online non crei disuguaglianze
Loris Vergolini ed Eleonora Vlach
20 aprile
È alto il rischio che la didattica online imposta dall’emergenza Covid-19 allarghi e crei nuovi i gap di apprendimento tra studenti di diversi contesti socio-economici. Perché cresce il ruolo della famiglia e di ciò che può offrire ai propri figli.

Estate a scuola per non allargare il gap
Fabrizio Zilibotti
14 aprile
Non si risolve l’attuale passaggio della scuola italiana con un “tutti promossi”. È invece giusto rivedere le forme di valutazione degli studenti e creare percorsi formativi estivi. Ecco una proposta per recuperare il tempo perso a scuola.

Perché investire sull’e-learning
Andrea Ciffolilli
14 aprile
L’insegnamento a distanza rischia di peggiorare le disuguaglianze territoriali e sociali. Ma si possono superare i problemi investendo sulle infrastrutture e supportando le competenze digitali, la programmazione e l’organizzazione della didattica online per mass

The post Smart working e smart learning appeared first on Lavoce.info.

Effetti economici

Lotta alla povertà: il coronavirus cambia lo scenario
Massimo Baldini e Cristiano Gori
30 giugno
Lo scarso interesse suscitato dalla pubblicazione dei dati annuali sulla povertà in Italia è eloquente. Evidenzia la necessità di una valutazione le politiche di contrasto al fenomeno. E rimarca l’esigenza di modificare le risposte nel dopo-pandemia.

La recessione mondiale non si risolve, bisogna fare di più sul 2020
Francesco Daveri
24 giugno
Le nuove, peggiori, stime del Fondo monetario internazionale sull’economia mondiale rendono ancora più urgente che i governi europei si mettano d’accordo sul Recovery Fund e che l’Italia faccia subito qualcosa per rilanciare i consumi.

Nella pandemia i mercati danno fiducia ai legami familiari
Mario Daniele Amore e Guido Corbetta
20 giugno
La pandemia di Covid-19 rappresenta un profondo shock per il nostro sistema economico. Ma l’impatto non è lo stesso per tutte le imprese. Fra le quotate, quelle con una struttura proprietaria familiare hanno ottenuto comunque risultati migliori.

Così il fondo “salva mutui” fa bene anche alle banche
Raffaele Lungarella e Francesco Vella
18 giugno
I decreti legge in risposta alla crisi da coronavirus hanno modificato i requisiti di accesso al fondo di solidarietà per i mutui sulla prima casa. La sospensione del pagamento delle rate permette alle banche di prevenire nuovi crediti deteriorati.

Dalla volatilità dei mercati l’annuncio di una crisi lunga*
Valerio Ercolani e Filippo Natoli
12 giugno
Quanto durerà la crisi legata al coronavirus? La volatilità attesa sui mercati finanziari sembra suggerire che negli Stati Uniti la recessione andrà ben oltre il 2020, sollevando dubbi sulla rapida ripresa indicata nelle stime di organismi internazionali.

Torna il traffico, il peggio è passato
Mariano Bella e Giovanni Graziano
9 giugno
Una banca dati che utilizza i chilometraggi di scatole nere e telepass consente di seguire la ripresa giorno per giorno. Sarà difficile tornare ai livelli di Pil e di consumi del passato. Ma la voglia di lasciarsi alle spalle la pandemia sembra forte.

Quei due bonus che non badano a spese
Simone Ferro
5 giugno
I bonus permetteranno di effettuare ristrutturazioni edilizie senza sborsare un euro. L’intento è nobile, ma l’aliquota al 110 per cento elimina gli incentivi a mantenere prezzi competitivi e rischia di rivelarsi una fonte di spreco di denaro pubblico.

Disoccupazione in calo: solo un’illusione ottica
Andrea Garnero
4 giugno
Dietro i tassi di disoccupazione ai minimi nonostante la crisi si celano in realtà l’aumento degli inattivi e il boom della cassa integrazione. Anche in assenza di una nuova ondata pandemica, la sfida sarà evitare in autunno un’impennata dei licenziamenti.

È giunta l’ora della carbon tax?
Marco Ponti
1 giugno
Con l’epidemia di coronavirus il prezzo dei carburanti è decisamente calato, rendendo socialmente accettabile l’introduzione di una carbon tax a livello globale. Nei trasporti ridurrebbe le emissioni climalteranti senza gravare sui bilanci degli stati.

C’è un’altra epidemia da curare: l’incertezza
Maria Elena Bontempi
1 giugno
Gli effetti diretti sul Pil del blocco delle attività dovuto al coronavirus sono sotto gli occhi di tutti. Poco si sa, invece, del ruolo moltiplicativo esercitato dall’incremento senza precedenti dell’incertezza economica, politica e finanziaria.

Covid-19 e piattaforme online: chi guadagna e chi perde
Franco Becchis
29 maggio
La quarantena imposta dal Covid-19 e le prime fasi di riapertura hanno cambiato risultati e prospettive delle piattaforme informatiche di servizi. Alcune soffrono,  altre hanno accresciuto valore e potere di mercato. Meglio stabilire alcune regole.

Trasporti, c’era una volta la lunga percorrenza
Paolo Beria
29 maggio
Trasporto locale e a lunga percorrenza devono affrontare sfide diverse nel dopo-lockdown. Per il primo, fortemente sussidiato, il problema è soprattutto organizzativo. Nel lungo raggio si prefigura l’uscita dal mercato di molte aziende.

Famiglie giovani senza mezzi per affrontare la crisi
Massimo Baldini, Luca Beltrametti e Carlo Mazzaferro
28 maggio
Nella crisi provocata dal coronavirus la capacità delle famiglie giovani di compensare il calo del reddito disponibile con risorse proprie è molto bassa. Anche perché negli ultimi anni è cambiata la distribuzione di reddito e ricchezza fra le generazioni.

La recessione sta finendo, la crisi no
Francesco Daveri
25 maggio
I dati di maggio indicano che la recessione da Covid-19 si sta attenuando, anche se in misura variabile tra paesi. Di certo però i segni della crisi sul mercat

The post Effetti economici appeared first on Lavoce.info.

Emergenza Covid: tutti gli articoli

In questo dossier, che aggiorniamo quotidianamente, raccogliamo tutti i contributi apparsi sul sito sul tema della pandemia. Per facilitare la ricerca, gli articoli sono organizzati per macrotemi.

Dati e previsioni
Evoluzione del contagio, modelli predittivi e strategie di contrasto. Partire dai numeri per sconfiggere il virus.

Sanità e salute
La collaborazione tra pubblico e privato e tra stato ed enti locali è alla base della risposta sanitaria all’emergenza.

Smart working ed e-learning
Per la scuola e per molti lavori, la crisi può trasformarsi in un’opportunità di adeguamento tecnologico.

Effetti economici
Come sarà la recessione che ci attende? Chi ne pagherà il prezzo più alto? Quali le urgenze?

Ricadute sociali e politiche
Quarantena, autoisolamento e perdita del lavoro contribuiscono a risvegliare tensioni sociali e ad acuire diseguaglianze.

Le politiche e le risorse messe in campo
Come reagiscono governo italiano ed Europa alla crisi? Gli strumenti a disposizione.

The post Emergenza Covid: tutti gli articoli appeared first on Lavoce.info.

Dati e previsioni

Morti da Covid-19 nelle Rsa: tutto quello che non sappiamo
Sara Berloto, Adelina Comas-Herrera, Elisabetta Notarnicola, Eleonora Perobelli e Andrea Rotolo
12 giugno
La diffusione del Covid-19 nelle Rsa è sotto i riflettori in Italia e in tutto il mondo. Sono però profonde le differenze di misurazione e tante le carenze nei dati. Attenzione perciò ai confronti e alle conclusioni affrettate.

Scelte consapevoli in tempi di incertezza*
Emiliano Mandrone
4 giugno
Con la crisi del coronavirus abbiamo capito che la scienza non ha sempre soluzioni pronte, a volte serve tempo. Ma siamo in grado di padroneggiare probabilità, curve, tassi e seguire le prescrizioni per gestire l’incertezza che pervade la nostra vita?

Dopo il lockdown cresce l’ottimismo ma senza illusioni
Guglielmo Briscese, Nicola Lacetera, Mario Macis e Mirco Tonin
27 maggio
Gli italiani mostrano una maggiore attitudine a riprendere le consuetudini pre-pandemia rispetto a qualche settimane fa. Aumenta però anche lo scetticismo sul grado di preparazione del paese nell’affrontare il virus. I risultati di un nuovo sondaggio.

Con il Covid-19 si riduce anche la speranza di vita
Simone Ghislandi e Benedetta Scotti
25 maggio
Nel 2020 l’aspettativa di vita nelle province lombarde più colpite dall’epidemia di Covid-19 potrebbe contrarsi di vari anni, sia per gli uomini sia per le donne. Si tratta dell’evento che ha causato più perdite di vite umane dalla seconda guerra mondiale.

Fase 2, maneggiare con prudenza
Salvatore Lattanzio e Dario Palumbo
18 maggio
I dati suggeriscono come evitare un secondo picco di epidemia nella fase di riapertura. Comportamenti dei cittadini ispirati alla prudenza sono più efficaci di qualsiasi politica di variazione graduale della mobilità. Una simulazione per la Lombardia. 

Zone rosse locali? Un indice per decidere dove
Federica Daniele
15 maggio
L’analisi sul tasso di mortalità in eccesso mostra l’estensione del rischio contagio tra zone limitrofe. Con lo stesso criterio si potrebbe costruire un indicatore per definire la mappa delle aree da sottoporre a lockdown in caso di nuovi focolai del virus.

Sorpresa: italiani cauti sul ritorno alla normalità
Guglielmo Briscese, Nicola Lacetera, Mario Macis e Mirco Tonin
12 maggio
Non basta riaprire le attività commerciali perché tutto torni come prima, contano molto anche i comportamenti dei consumatori. Nella “fase 2” sono pronti a riprendere le consuetudini pre-pandemia? I risultati di una indagine mostrano una diffusa prudenza.

Vittime dell’epidemia: tempi lunghi per un quadro definitivo
Enrico Rettore
8 maggio
Istat e Istituto superiore di sanità hanno pubblicato un rapporto sulla mortalità totale in Italia nel primo trimestre del 2020. Per le aree più colpite, è interessante il confronto tra i dati dell’Anagrafe nazionale e quelli della Sorveglianza Covid-19.

Il Covid-19 è davvero più letale per gli uomini
Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio
27 aprile
C’è differenza nei decessi legati al coronavirus tra uomini e donne. I primi sono più a rischio. In Italia però la situazione sembra capovolgersi dopo gli 80 anni. Non è così se si tiene conto della composizione per età e genere della popolazione.

Troppo presto per le patenti di immunità
Simone Ferro
21 aprile
Gli immunizzati al coronavirus sono davvero così tanti come dicono alcune stime? C’è ancora troppa incertezza sui dati di partenza per affermarlo. Per capire l’effettiva diffusione del contagio serve un monitoraggio su un campione rappresentativo.

Decessi da Covid-19, cosa ci dice il campione Istat
Alessandro Borin, Domenico Depalo, Giuseppe Ilardi, Alfonso Rosolia e Luca Rossi
20 aprile
Le analisi basate sui dati forniti dall’istituto di statistica vanno considerate con grande cautela ma possono offrire importanti indicazioni, in alcuni casi addirittura prudenziali, sul numero totale di morti in eccesso. Soprattutto nelle aree più colpite.

Mortalità da coronavirus: quanto vale l’effetto Lombardia
Paolo (Dyno) Frumento e Mauro Sylos Labini
20 aprile
La Lombardia è sotto i riflettori per la gestione dell’emergenza coronavirus. I dati Istat sulla mortalità in eccesso consentono di fare un confronto con comuni vicini al suo confine. Pur nei limiti di dati ancora parziali, le differenze sono evidenti.

Un mese di pandemia: a che punto siamo
Francesco Daveri
10 aprile
La diffusione del coronavirus ha causato una pandemia che ha interessato in sequenza prima la Cina, poi Italia e Spagna e ora gli Stati Uniti. Le varie fasi dell’emergenza sono associate all’adozione e ai ritardi di attuazione delle politiche di contenimento.

Decessi da Covid, come leggere i

The post Dati e previsioni appeared first on Lavoce.info.

Le politiche e le risorse messe in campo

C’è tempo per l’opzione Mes
Davide Ticchi
1 luglio
L’accordo raggiunto sul Meccanismo europeo di stabilità prevede che l’accesso ai prestiti possa essere richiesto entro il 31 dicembre 2022. L’incertezza è ancora alta e quindi può rivelarsi conveniente rinviare la richiesta a un momento successivo.

Dall’Iva una spinta ai consumi per far partire la ripresa
Francesco D’Acunto, Daniel Hoang e Michael Weber
26 giugno
La Germania ha scelto un taglio temporaneo dell’Iva per stimolare la domanda aggregata. È una misura efficace e non convenzionale perché agisce direttamente sulle aspettative dei consumatori, senza il tramite di banche e imprese. È adatta anche all’Italia.

Un po’ troppo passato nel futuro del turismo
Stefano Landi
26 giugno
Alla ricerca di idee brillanti, sul turismo il piano Colao sembra aver attinto a piene mani dai documenti d’epoca. Ripropone così idee che in passato non hanno avuto successo. Più interessante lo sguardo sul futuro, con lo sviluppo delle reti di impresa.

Le banche fanno il pieno di prestiti dalla Bce
Angelo Baglioni
24 giugno
La Banca centrale europea riempie le banche di finanziamenti a tassi negativi, per sostenere i prestiti alle imprese. Azione giusta nell’emergenza in corso, ma che potrebbe contribuire ad alimentare il circolo vizioso tra rischio bancario e rischio sovrano.

Taglio dell’Iva, gli errori da evitare
Massimo Bordignon
24 giugno
Un intervento temporaneo sulle aliquote Iva potrebbe contribuire a sostenere i consumi nel breve periodo, senza penalizzare troppo le casse dello stato. Non va però trasformato in una misura permanente. Ed è meglio evitare annunci a cui non seguono fatti.

Titoli perpetui? Ecco perché non sono una soluzione
Maria Cannata
23 giugno
Il debito pubblico italiano è destinato a crescere ancora per il peso delle misure dovute alla pandemia. Per farvi fronte, è stata proposta l’emissione di titoli perpetui. Ma le ragioni di chi ne sostiene l’efficacia non reggono alla prova dei fatti.

Regole chiare per lo stato investitore
Marco Palmieri e Francesco Vella
23 giugno
Lo stato si appresta a investire diversi miliardi nella ricapitalizzazione delle imprese. È un progetto ambizioso, ma perché abbia successo deve superare alcune criticità. A partire da un più ampio ricorso all’utilizzo di strumenti partecipativi.

Società quotate: è l’ora del voto plurimo?
Federico Riganti
22 giugno
Il voto plurimo nelle società quotate doveva essere introdotto in Italia attraverso il decreto Rilancio, ma l’idea è stata alla fine abbandonata. La norma aveva certo spunti positivi. Ma non mancavano le perplessità. In particolare, sulle sue finalità.

Due crisi, due welfare*
Massimo De Minicis
22 giugno
Gli anni Duemila hanno già visto due crisi: la prima è quella finanziaria del 2008-2009, la seconda è quella sanitaria di oggi. Per sostenere il reddito dei lavoratori si è però fatto ricorso a misure diverse. Con riflessi nei dati sulla disoccupazione.

Infrastrutture: costruirle è un percorso a ostacoli
Dario Immordino
19 giugno
Siamo in una fase di emergenza economica, caratterizzata dall’esigenza di dare liquidità al sistema produttivo. Ma non si riescono a spendere 220 miliardi già stanziati per infrastrutture, che potrebbero rappresentare un fattore trainante della ripresa.

Un piano per la capitalizzazione delle imprese
Tommaso Di Tanno e Silvia Giannini
17 giugno
Il piano Colao prevede due interventi per il rafforzamento patrimoniale delle imprese: un’Ace più incisiva e incentivi per le persone fisiche che investono in Pmi. Sono misure relativamente semplici, attuabili subito e utili al nostro sistema produttivo.

Ambiente, destino segnato per il piano Colao?
Marzio Galeotti e Alessandro Lanza
16 giugno
l piano Colao contiene proposte stimolanti in tema di politica ambientale, carbon tax compresa. A finanziare gli interventi potrebbero essere le risorse europee. Eppure, il governo non sembra molto interessato ad accoglierne i suggerimenti.

Un ecobonus anche per l’acqua?
Antonio Massarutto
16 giugno
Nel mettere a punto gli incentivi in materia ambientale, il governo si è concentrato sull’efficienza energetica trascurando quella idrica. Basterebbero piccoli interventi mirati per ridurre consumi, sprechi e inquinamento. Alcune proposte per la sostenibilità.

Family act, un punto di partenza
Chiara Saraceno
15 giugno
Il Family act è un buon punto di partenza per cominciare a disegnare un insieme organico di interventi a favore delle famiglie con figli. Perché sia efficace, equo e sostenibile serve però un chiaro sistema di priorità. E la soluzione di alcune ambiguità.

R

The post Le politiche e le risorse messe in campo appeared first on Lavoce.info.

Sanità e salute

Un sistema sanitario efficiente fa bene all’economia
Rony Hamaui
30 giugno
I paesi che hanno reagito meglio al coronavirus dal punto di vista sanitario sono anche quelli che subiranno meno gli effetti della crisi economica. La spesa sanitaria è dunque un investimento indispensabile per rendere la nostra economia più sostenibile.

Davvero l’Italia spende poco per la sanità?
Vittorio Mapelli
4 giugno
La spesa sanitaria pubblica di un paese dipende dal suo Pil. L’Italia non cresce, ma pur con meno risorse il nostro sistema sanitario nazionale ottiene comunque risultati migliori di altri. Un suo piano di rilancio richiede però scelte politiche precise.

Coronavirus, che fare in caso di nuovi focolai
Tortuga
31 maggio
In caso di nuovi picchi di contagio, potrebbe non essere necessario richiudere intere regioni. Un’alternativa può venire dai sistemi locali del lavoro, gruppi di comuni identificati dall’Istat sulla base dei dati sulla mobilità dei lavoratori pendolari.

Sugli ospedali l’Italia dà il buon esempio?
Vittorio Mapelli
5 maggio
L’Italia ha meno posti letto negli ospedali di Francia e Germania? Non dipende da costi più alti, ma da scelte di politica sanitaria. Tanto che il nostro paese è un esempio per efficienza, efficacia e appropriatezza del suo sistema ospedaliero.

Coronavirus? Intanto vacciniamoci contro l’influenza
Ylenia Brilli e Claudio Lucifora
29 aprile
In autunno potrebbe verificarsi una nuova ondata di Covid-19. L’efficacia della risposta sarebbe resa ancora più difficile dalla concomitanza con la stagione influenzale. Per questo è importante pianificare subito un programma efficace di vaccinazione.

Così il blocco delle attività ha ridotto il rischio contagio
Mauro Caselli, Andrea Fracasso e Silvio Traverso
28 aprile
Il blocco alle attività produttive introdotte dal Dl del 25 marzo ha contribuito alla diminuzione del rischio di contagio nelle regioni del Nord, in quel momento le più esposte all’epidemia. Lo mostra l’analisi della mappa dei sistemi locali del lavoro.

Test sierologici, i pericoli del “fai da te”
Massimo Bordignon e Gilberto Turati
15 aprile
La diffusione di presunti test in grado di identificare anticorpi al Covid-19 rischia di generare nella popolazione false speranze e sicurezze in vista della “fase 2?. Sta alle autorità spiegarne correttamente il significato a cittadini e medici di base.

A cosa servono i tamponi
Carlo Contini, Giuseppe Migali, Leonzio Rizzo e Riccardo Secomandi
15 aprile
Fin dall’inizio dell’epidemia in Veneto sono stati eseguiti più tamponi che in Lombardia. Il test ha alcuni limiti, ma da un esercizio sui dati delle regioni del nord si vede come sia utile per limitare sovraffollamento negli ospedali e numero dei decessi.

Adesso c’è chi vuole riportare la sanità al centro
Massimo Bordignon e Gilberto Turati
10 aprile
È una buona idea ricentralizzare la sanità italiana, come chiedono alcuni politici? In realtà è legittimo i sospetto che l’istanza nasconda una scopo solo di potere. Perché il fatto che la gestione dell’emergenza abbia mostrato numerose falle è un problema organizzativo più che istituzionale.

Ma quale regione ha fatto davvero più tamponi?
Francesco Furno
9 aprile
Capire dove sono stati eseguiti più test per Covid-19 è più difficile di quanto possa sembrare: molti dei confronti fatti finora potrebbero non fornire la risposta giusta, perché non relativizzano il numero di test alla dimensione dell’epidemia e alle risorse disponibili.

Mascherine, l’ancora di salvezza
Sergio Briguglio
7 aprile
C’è un modo semplice per limitare i contagi tra persona sana e persona infetta: indossare la mascherina. Renderle obbligatorie permette di salvare vite. E potrebbe permettere anche di riprendere le normali attività. Aumentarne la produzione è possibile.

Covid, cosa abbiamo imparato e cosa vorremmo sapere
Tommaso Monacelli e Michele Polo
3 aprile
Le risposte messe in campo da Lombardia e Veneto, le prime due regioni a essere colpite dal contagio, sono state molto diverse. Effetto di scelte ben precise o di condizioni iniziali differenti? Le domande che dobbiamo farci per non farci trovare impreparati in futuro.

Posti letto: perché in Italia costano di più
Leonzio Rizzo e Riccardo Secomandi
3 aprile
Non è vero che la spesa sanitaria in Italia è diminuita negli ultimi anni. È però vero che il numero dei posti letto è nettamente inferiore rispetto a Germania e Francia, perché il loro costo è molto più alto. Ecco i fattori che spiegano la differenza.

Scelte in corsia: i criteri per guidarle
Vittorio Mapelli
27 marzo
Il rapido aumento dei contagiati da coronavirus

The post Sanità e salute appeared first on Lavoce.info.




Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)