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Covid-19 come rischio professionale: il caso della Bulgaria

16.06.2020

La Bulgaria - come la maggior parte dei paesi dell'Europa orientale e centrale - non ha sofferto i numeri devastanti che l'epidemia COVID-19 ha causato in Europa occidentale e, a differenza degli Stati Uniti, è riuscita, ad esempio, a ridurre significativamente il numero di infezioni. Tuttavia, lungi dal rappresentate un grande successo da parte della leadership del paese, la pandemia ha rivelato chiaramente la quasi totale l'assenza di misure di protezione nei luoghi di lavoro.

Questo articolo è stato pubblicato il 13/06/2020 da LeftEast in collaborazione con il portale regionale Bilten.

Il 4 giugno 2020, quando il COVID-19 aveva già causato 2582 infezioni e 147 morti, il premier bulgaro Boyko Borisov ha annunciato la revoca di tutte le restrizioni legate al corona-virus. Con l'eccezione delle "misure sociali", ha aggiunto il Primo Ministro.

Con questo intendeva il cosiddetto regime "60/40", un tentativo da parte dello Stato di salvare posti di lavoro assorbendo il 60% dei costi della manodopera delle imprese con dipendenti sospesi dal lavoro. A tale scopo il governo ha stanziato mezzo miliardo di euro. Ma invece di salvare i 200.000 posti di lavoro promessi in pompa magna, la misura ha raggiunto solo circa 84.000 persone mentre a maggio il numero di disoccupati era il doppio.

I disoccupati hanno richiesto una indennità di disoccupazione ammontante a 33 milioni di euro, mentre la misura 60/40 ha utilizzato solo il 5% del budget complessivo, per un totale di 26 milioni di euro. Ciò pone la domanda se una misura più efficace sarebbe stata il trasferimento diretto di mezzo miliardo di euro ai fondi di disoccupazione e previdenza sociale invece di sperare che il denaro raggiungesse i lavoratori attraverso i loro datori di lavoro a corto di liquidità.

Anche se lo schema "60/40" é inteso a sostenere le imprese, chiamarlo "misura sociale" ha un granello di verità perché il neoliberismo può esistere senza problemi con il sostegno pubblico alla classe capitalista in crisi. Un vero "socialismo per i ricchi".

Un'altra "misura sociale" di emergenza che è destinata a durare è la riduzione dell'IVA per ristoranti e alberghi, ma non per i beni essenziali. Nel frattempo, l'unico aiuto pandemico per i lavoratori disoccupati che il governo ha individuato è stato quello di concedere prestiti senza interessi per 750 euro mensili per tre mesi e un sussidio una tantum per i figli di 200 euro. Le condizioni per ottenere questo aiuto sono molto restrittive. I prestiti erogati dalle banche commerciali private hanno un tasso di approvazione del 50%.

La disoccupazione, assieme al limitato aiuto da parte dello Stato, lascia poche opzioni a parte emigrare e molti optano per questo, nonostante la chiusura delle frontiere. Abbondano i reportage sugli est-europei che forniscono manodopera "essenziale" durante la pandemia per le coltivazioni di asparagi e fragole dell'Europa occidentale.

L'industria agroalimentare bulgara, tuttavia, è in procinto di superare i suoi simili dell'Europa occidentale nel rendere questo lavoro difficile, pericoloso e sottopagato ancora più duro. Pertanto, all'inizio di giugno è stata approvata un'altra misura di salvataggio legata alla pandemia che costringe, come condizione per ricevere le prestazioni sociali, i richiedenti a lavorare nelle aziende agricole private. Si tratta di un modifica "emergenziale" alla legislazione bulgara del lavoro che prevede che le persone assistite lavorino per 14 giorni al mese, 4 ore al giorno per il "bene pubblico", per esempio

nei progetti di manutenzione stradale. La legge ora ridefinisce l'agroindustria privata come un settore di primario interesse pubblico.

Ciò significa che il settore agroalimentare arriva a sfruttare i braccianti agricoli per 30 euro al mese (l'importo di una normale prestazione sociale), che è tra le cinque e le dieci volte inferiore al salario minimo che avrebbero riscosso se avessero firmato un normale contratto di lavoro part-time o a tempo pieno. Il salario minimo di 360 euro è due volte e mezzo inferiore alla retribuzione considerata sufficiente per una vita dignitosa, secondo i calcoli del sindacato. Inoltre, questo tipo di lavoro agricolo non viene considerato ai fini pensionistici. Il sistema previdenziale della Bulgaria non solo non allevia la povertà, ma la cementa.

Con queste "misure sociali" in essere al momento del prematuro rilassamento delle restrizioni messe in atto per contrastare la pandemia, il Primo Ministro ha suggerito che indossare la mascherina nei luoghi pubblici sarà lasciato alla discrezione dei "più timorosi tra di noi", affermando di fatto che d'ora in puoi si tratterà di una questione di responsabilità personale. Il giorno dopo l'annuncio, il numero di infetti è aumentato fino a 2627 dopo essere costantemente in crescita dalla fine di maggio.

Questi annunci sono arrivati il giorno successivo il decesso per Covid-19 di un medico di 77 anni avvenuto a Vidin, una città industriale in declino. In una strana ripetizione di eventi, il governo aveva annunciato il primo passo di alleggerimento delle restrizioni subito dopo la morte del primo medico all'inizio di maggio. La vittima si era sentita moralmente costretta a tornare al lavoro nel suo ospedale che era gravemente a corto di personale e sotto finanziato. perché non era rimasto nessun altro a curare i pazienti con corona-virus.

La sua morte porta a tre il bilancio delle vittime tra gli operatori sanitari del paese. Anche se non sembra molto in termini generali, essa rappresenta virtualmente il collasso della risposta Covid a Vidin. Ciò si aggiunge al parossismo innescato dai 30 medici di Vidin che hanno minacciato le dimissioni dall'ospedale locale per mancanza di DPI e pagamento, commisurati al rischio. Chi può biasimarli?

E Vidin non è l'unico posto che segnala una grave carenza di professionisti medici.

L'ospedale nella città meridionale di Pazardzhik ha lanciato un appello urgente affinché medici si offrissero volontari nel suo reparto Covid dopo che metà del personale medico dell'unità terapia intensiva aveva contratto il virus. Medici e infermieri costituiscono il 20% di tutti gli infetti nella regione.

A Haskovo, due anestesisti hanno battuto tutti i record avendo lavorato per 33 giorni consecutivi, giorno e notte, notturni presso la locale unità di terapia intensiva. Erano le uniche persone in servizio in quel reparto. In queste lunghe 5 settimane di lavoro ininterrotto, hanno visto le loro famiglie solo un paio di volte da lontano.

L'intero reparto gastrologico di un ospedale privato di Sliven, che non trattava pazienti con corona-virus, ha dovuto chiudere per la disinfezione dopo che 8 medici e infermieri avevano contratto la malattia. Degli attuali 24 malati di COVID a Sliven, 10 sono medici.

Complessivamente, secondo il Ministero della Salute, l'11 percento dei casi confermati di Covid in Bulgaria sono medici. Un terzo dei medici e paramedici dei reparti di Pronto Soccorso di Sofia ha contratto il virus a causa di forniture di dispositivi di protezione individuale (DPI) inadeguate. Gli ospedali hanno pubblicato numerose richieste di donazioni e forniture di DPI sui social media, mentre il governo sosteneva che non vi sono problemi con le forniture.

Nel frattempo, la "caccia" al personale medico dalla Bulgaria per impiegarlo in Europa occidentale non è diminuita neppure durante il blocco.

E nonostante le ampie carenze del personale medico, l'infermiera Maya Ilieva, che ha recentemente fondato il primo sindacato infermieristico, è stata licenziata dal suo lavoro per la seconda volta nell'ultimo anno. Ilieva ha guidato le proteste degli infermieri contro la commercializzazione dell'assistenza sanitaria e il miglioramento delle condizioni di lavoro. Il suo ultimo datore di lavoro ha affermato apertamente che la ragione del licenziamento è stata il suo attivismo sindacale, lamentando il "carattere conflittuale" di Ilieva.

Invece di rompere con il modello commerciale di assistenza sanitaria, che sarebbe la soluzione più ovvia alla luce del quasi totale collasso del sistema causato dai 20 anni di commercializzazione, le nuove proposte di riforma prevedono di dare ulteriore spazio al mercato nell'assistenza sanitaria. Ad esempio, invece di aumentare gli stipendi e altre ragionevoli misure per trattenere in Bulgaria gli specialisti che emigrano, la nuova legislazione consentirà agli infermieri e alle ostetriche di fondare ambulatori privati o registrarsi come lavoratori autonomi integrando i loro redditi attraverso la fornitura indipendente di servizi sul libero mercato o nel "mercato" degli ospedali pubblici.

Oltre agli ospedali, anche le fabbriche emergono come focolai della malattia. Verso la fine di aprile hanno fatto notizia casi di contagio in una centrale elettrica e in una fabbrica di abbigliamento.

Un quarto della forza lavoro di quel particolare reparto di abbigliamento ha contratto il virus. Ciò ha provocato un lieve picco di infezioni nella città. La fabbrica ha chiuso le attività per 2 settimane, la prima a farlo dall'inizio dell'epidemia.

Prevedibilmente il proprietario della fabbrica ha accusato dell'epidemia di una lavoratrice. Ha erroneamente affermato che il marito è un autista internazionale. Il proprietario ha inoltre accusato la lavoratrice di agire in modo irresponsabile non cercando tempestivamente aiuto medico. Ha aggiunto che era "orientata al commercio", suggerendo che fosse impegnata nella prostituzione e che la sua "morale lassista" fosse la causa della sua esposizione all'infezione piuttosto che del lavoro non protetto in fabbrica. A sua difesa, il capo ha affermato di aver acquistato 1000 termometri, come se ogni lavoratore avesse bisogno di un kit individuale e come se ciò potesse aiutare con i casi asintomatici.

La figlia del "paziente zero" ha scritto una commovente dichiarazione pubblica, spiegando che la madre ha cercato aiuto (il medico ha prescritto una cura omeopatica e ha inizialmente escluso la possibilità di corona-virus) e che il padre è un autista di autobus del trasporto pubblico locale e che non ha viaggiato fuori del paese di recente. Successivamente, il proprietario della fabbrica si è scusato ed ha "generosamente" dato il benvenuto alla madre al lavoro dopo la convalescenza.

Poco dopo che il governo ha annunciato il rilassamento delle misure, una fabbrica di giocattoli per la Ferrero Rocher in una città della Bulgaria meridionale è diventata l'epicentro di un focolaio con 52 lavoratori (principalmente donne) che si sono ammalati di corona-virus. Il sindaco (!) ha incolpato i lavoratori dicendo che hanno segretamente preso farmaci antifebbrili per ingannare i controlli di temperatura in fabbrica. Ha aggiunto che questa è solo una voce, ma tuttavia l'ha trasmessa, dandogli la patina della dichiarazione ufficiale. L'indignazione pubblica suscitata da questi "lavoratori irresponsabili" per aver innescato una seconda ondata omette convenientemente i veri colpevoli: coloro che hanno tenuto aperto un impianto di produzione non essenziale durante la pandemia. Ma soprattutto il marchio che spesso determina il ritmo di lavoro nelle fabbriche locali tramite ordini dell'ultimo minuto, corsa verso il basso e obiettivi impossibili. Le fabbriche di subappaltatori in Bulgaria sono famose per il dispotismo privato che ottengono nei loro locali e per i magri salari che offrono. Questo particolare regime lavorativo rende un congedo per malattia un lusso perché se i lavoratori saltano il lavoro rischiano di portarsi a casa anche meno del salario minimo.

Questo è il problema principale: lo sfruttamento durante la pandemia si traduce in un'esposizione con un impatto diretto e indiretto: l'infezione e la fatica producono le comorbosità sottostanti che rendono i lavoratori in prima linea più soggetti alla malattia e il suo esito negativo più probabile.

Nel frattempo, il governo bulgaro ha abbandoto a se stessi i lavoratori in prima linea, preoccupandosi della redditività e cercando invece disperatamente di salvare la stagione turistica. Sebbene il ceto sociale incida sulle conseguenze di ogni malattia, l'attuale pandemia ha messo in evidenza questo fatto nel modo più evidente possibile. Alcune professioni non sono semplicemente lo sfondo in cui si sviluppa l'emergenza Covid, ma il loro stesso epicentro.


Autore: Jana Tsoneva
Fonte: LeftEast
Traduzione: P.M.




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