Home | Notizie | Forum | Club | Cerca 
Subscribe
Share/Save/Bookmark

Bulgaro
     
         Utente: non registrato, entra
  


Ideologia etico-politica nella sferzante critica di Georgi Markov al totalitarismo bulgaro [3/3]

09.05.2019

La Primavera di Praga. Abbiamo già sottolineato il corto circuito etico e ideologico che accumuna per Georgi Markov la lotta partigiana antifascista e la Primavera di Praga. Appena due settimane prima di essere assassinato, Svobodna Evropa e Deutsche Welle trasmettono le riflessioni di Markov sulle speranze riposte nella politica di Dubček e nel Programma d'azione del partito comunista cecoslovacco: "Durante l'inverno, che Dubček aveva tramutato in primavera, insieme ad alcuni amici scrittori, volevamo trasferirci dalla Bulgaria in Cecoslovacchia. In quei giorni ci sembrava il paese più attraente per andarci a vivere. Là accadeva qualcosa di grandioso. Non sapevamo bene la lingua, ma volevamo essere là. Non è che sapevamo precisamente cosa fare, ma volevamo essere là. Non avevamo intenzione di cambiare cittadinanza, ma dicevamo: "Forza, diventiamo cechi!" Questo voleva dire che ci unissimo a loro, che fossimo come loro, che offrissimo le nostre forze e capacità per la loro causa, che era anche la nostra causa. Forse si trattava fino ad un certo punto del nostro desiderio e del nostro impulso a fuggire dal nostro inverno nella primavera ceca".[23]

Markov descrive con entusiasmo il pressoché unanime appoggio di popolo alle riforme cecoslovacche, le discussioni libere e appassionate nelle vie di Praga. Mi sia concesso di proporre una citazione più ampia per illustrare il pensiero del nostro autore in proposito. "Cosa voleva Dubček? Cosa voleva Smrkovský? Volevano far tornare il partito alle sue fonti primigenie e alle sue finalità originarie, al servizio dell'uomo e del popolo, invece di essere uno strumento nocivo in mano a gangster politici, assassini patologici, volgari carrieristi [...] Quello che in maniera più evidente caratterizza il rapporto tra i vertici del partito e il popolo sono i muri che hanno eretto nei suoi confronti, sono le tendine abbassate delle lussuose limousine, la pagliacciata delle manifestazioni e delle parate, quando incontravano il popolo come un gregge belante, sono le distanze cosmiche tra loro e il comune cittadino. [...] La primavera ceca venne come la prima luce di una possibile rinascita. Gli apostoli di questa rinascita volevano abbattere le mura di quella fortezza, abbattere tutti gli ostacoli tra il partito e le persone, buttar via tutti i farneticanti schemi ideologici e riconoscere la realtà. [...] Immaginate che fosse stato abbattuto e mandato al diavolo tutto il sistema dei privilegi. Immaginate che, quando non c'è carne per i cittadini nel paese, il primo ministro non solo non si abbuffa, ma digiuna con tutti gli altri. Immaginate che i figlioletti dei membri dell'Ufficio politico non stiano a oziare nel corpo diplomatico, ma siano bravissimi minatori, trattoristi o semplici cittadini come tutti. Immaginate che vengano rottamate tutte le auto blu e che i cittadini ministri e dirigenti vadano al lavoro in tram. [...] Ecco, era più o meno questa la Cecoslovacchia di Alexander Dubček".[24]

Markov non si sente di poter giudicare quanto fossero verisimili queste speranze di rinascita. Per lui la Primavera era partita per avere risposte, ma non le ha avute, perché è stata interrotta, e fa trasparire che qualche possibilità ci fosse, dicendo che è stata interrotta perché poneva domande e anche perché esisteva una qualche possibilità di avere risposte. Una velata nota di ottimismo nel futuro traspare anche da queste due frasi: "E' difficile sopportare la perdita di una primavera, malgrado il fatto di sapere che l'arrivo della prossima primavera è inevitabile" [25] e anche: "Per quanto sia spessa la cortina, non ce la farà a resistere e il primo vento la strapperà via. E allora saremo testimoni di come il sole della Primavera ceca spazzerà via le nevi dell'Oriente".[26]

Mi sembra che presenti un notevole interesse questa considerazione: "Una Cecoslovacchia di Dubček che avesse avuto successo, avrebbe costituito il contributo più ottimistico per la storia umana contemporanea, avrebbe significato il discrimine tra il tempo della barbarie e il tempo della dignità umana. La Cecoslovacchia di un comunismo democratico, autentico e libero avrebbe costituito un'alternativa per molti paesi."[27] Anche le conclusioni del suo pezzo, trasmesso solo due settimane prima del suo assassinio, in onore del decennale dell'aggressione alla Cecoslovacchia socialista, ci riempie di rispetto e ci fa riflettere: "Evidenziando il decennale di questa meravigliosa, coraggiosissima e forse la più importante lotta contemporanea, voglio dire che ogni uomo che apprezzi la verità, la giustizia e la dignità umana, non può non esprimere la propria ammirazione nei confronti dei cechi e degli slovacchi, non può non invidiarli e non voler schierarsi al loro fianco".[28]

Un punto centrale, sempre evidenziato nel corso delle sue trasmissioni, si riferisce ai privilegi riservati ad un ampio strato di dirigenti del partito e dello stato, che mettono in luce il carattere marcatamente classista del totalitarismo bulgaro. I membri dell'Ufficio politico, gran parte di quelli del Comitato centrale e vari altri funzionari di pari grado, godono di speciali rifornimenti in beni, alimenti e servizi, assolutamente mancanti al resto della popolazione. I privilegi furono aboliti nel 1956, ma poi gradualmente reintrodotti. Per Markov sono un'ulteriore spia del processo di imitazione della situazione sovietica in terra bulgara. Cominciarono con il ritorno in patria di Georgi Dimitrov a cui Trajčo Kostov aveva contrapposto l'assai misero tenore di vita dei comunisti bulgari. Markov oppone il mezzo milione di privilegiati agli otto milioni di cittadini che soffrono e patiscono la fame.[29]

Markov riserva precise considerazioni al meccanismo dello sfruttamento operaio e ricorda che il movimento operaio era contrario, prima della guerra, all'introduzione di norme nell'orario di lavoro, mentre in seguito, sempre seguendo il modello sovietico, furono indicate norme sempre più soffocanti, che sfiancavano i lavoratori col miraggio di un qualche aumento del salario. Nell'ultimo periodo della sua attività a Londra, e specie durante la stesura, insieme a David Phillips, del The Right Honorable Chimpanzee, Markov accentua le affinità tra privilegi e sfruttamento operaio nel capitalismo privato britannico e in quello di stato del totalitarismo bulgaro. Riguardo poi alla censura e alla libertà di espressione, punto dirimente tra i regimi dell'Est e dell'Ovest, così scrive a Dimităr Bočev nel febbraio del 1977: "Prova a dire la tua opinione sul giornale "indipendente" Times o sull'indipendente BBC? Molti saluti dal cappello bucato della democrazia. Lì, come anche sul Rabotničesko delo, devi appiattirti sulla linea del giornale o della radio. I principi sono assolutamente gli stessi. La differenza sta solo nelle forme - le une sono più brutali e rozze, le altre più garbate."[30]

Riguardo alla sostanziale affinità tra le società inglese e bulgara, negli ultimi mesi di vita, così scrive ad Atanas Slavov, celebre critico in esilio, parlando di The Right Honorable Chimpanzee: "Gli scimmioni di qui [i politici inglesi] e gli scimmioni bulgari sono cresciuti nella stessa foresta."[31] Allo stesso Slavov scrive anche: "Le idee dei lattiginosi intellettuali di qui mi fanno vomitare. Vorrei scrivere un libro dal titolo DUE UGUALI MERDE DALL'UNA E DALL'ALTRA PARTE DELLA CORTINA DI LATTA. Ma non lo scriverò per non sembrare un rettile bulgaro gonfio di autocompassione."[32]

(Fine)

Pisa, 6 maggio 2019


  • [23] Есета 2, p.61.
  • [24] Есета 1, p.113-115.
  • [25] Есета 1, p.117.
  • [26] Есета 1, p.133.
  • [27] Есета 1, p.132.
  • [28] Есета 2, p.77.
  • [29] Задочни репортажи 1, p.104. Ricordo che nel 1969 a Praga, un gruppo di giovani militanti del Partito rivoluzionario socialista, sosteneva che i privilegiati in Cecoslovacchia erano in tutto circa 125000.
  • [30] Аз бях той, p.222.
  • [31] Lettera del 31 marzo 1978, Аз бях той, p.260.
  • [32] Lettera del 1 marzo 1978, Аз бях той, p.258.

Autore: Giuseppe Dell'Agata



Links


Commenta questa notizia



Notizie

14.05.2019Eventi in memoriam Nicola Ghiuselev 2019
13.05.2019Visioni colorate dell'antica Roma: mosaici dai Musei Capitolini
10.05.2019Bulgaria: mercato libero per l’energia rinnovabile
09.05.2019Ideologia etico-politica nella sferzante critica di Georgi Markov al totalitarismo bulgaro [3/3]
08.05.2019Ideologia etico-politica nella sferzante critica di Georgi Markov al totalitarismo bulgaro [2/3]
07.05.2019Ideologia etico-politica nella sferzante critica di Georgi Markov al totalitarismo bulgaro [1/3]
06.05.2019Il freno alla mobilità dell’Europa orientale



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)