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Ideologia etico-politica nella sferzante critica di Georgi Markov al totalitarismo bulgaro [1/3]

07.05.2019

Pubblichiamo la prima parte dell'articolo del prof. Giuseppe Dell'Agata dedicato a Georgi Markov nel quale l'autore ripercorre la vita e l'opera dello scrittore bulgaro assassinato a Londra nel 1978, focalizzandosi sugli aspetti etico-politici della critica di Markov al regime bulgaro. Le successive parti saranno pubblicate nei prossimi giorni. Ringraziamo il prof. Dell'Agata per la gentile concessione [Bulgaria-Italia]

Nel 2000, ventidue anni dopo la sua morte, Georgi Markov fu insignito da parte del Presidente bulgaro Petăr Stojanov del prestigioso ordine "Stara planina" "per il suo fulgido apporto alla letteratura, drammaturgia e pubblicistica bulgare e per la sua straordinaria posizione civile e opposizione al regime comunista". Da anni aveva trasmesso in Bulgaria commenti e critiche su quanto avveniva nel paese in ambito politico, economico e culturale dalla BBC di Londra (dal 1971) e da Deutsche Welle a Colonia (dal 1971) e Svobodna Evropa a Monaco di Baviera (dal 1973).

Nato il 1 marzo del 1929 a Knjaževo, allora periferia di Sofia alle falde del monte Vitoša, si era laureato come ingegnere chimico nel 1951, aveva lavorato in due grandi fabbriche e anche insegnato fino al suo pensionamento per gravi motivi di salute dopo estenuanti cure in diversi sanatori per curarsi da una seria forma di tubercolosi. Dal 1952 appaiono sue opere in prosa. Nel 1962 ottiene un successo clamoroso col suo romanzo Мъже (Uomini). L'apprezzamento unisce il favore dei lettori con quello del potere. Le difficoltà e ingiustizie, facilmente riscontrabili nella società bulgara, come anche i successi professionali, sono interpretati come dovuti ai comportamenti dei singoli, lodevoli o al contrario deplorevoli, come egoismo, avidità, attaccamento ai propri privilegi, e non al sistema politico 'socialista' nel suo complesso. Per la prima volta uno scrittore viene ammesso direttamente all'Unione degli scrittori senza un periodo di attesa, come 'candidato scrittore'. Il suo amico, il poeta Ljubomir Levčev, che diverrà in seguito per lunghi anni presidente dell'Unione degli Scrittori, nonché potente uomo politico di primissimo piano, dovrà invece attendere una successiva conferma.

Negli anni '60 Georgi Markov ottiene altri clamorosi successi con il volume Портретът на моя двойник (Il ritratto del mio sosia) del 1966 e la raccolta, costituita da un romanzo breve e alcuni racconti, Жените от Варшава (Le donne di Varsavia) del 1968. Scrive anche varie opere teatrali di successo e lavora alla più seguita serie televisiva politico-poliziesca На всеки километър (Ad ogni chilometro). Nell'ottobre del 1964 è invitato da Todor Živkov ad una gita in montagna e, a partire da allora, è percepito come uno scrittore particolarmente vicino al primo segretario del Partito comunista, nonché presidente del Consiglio di stato, che rappresenta la presidenza della repubblica. Markov lo incontra più volte. Nel novembre del 1968, non molto dopo l'aggressione dell'URSS e delle truppe del Patto di Varsavia (ad eccezione della Romania) alla Cecoslovacchia socialista, Živkov incontra a Borovec diversi scrittori e politici. Markov viene convinto a partecipare all'incontro e ne esce terribilmente disgustato. Durante la cena vengono accusati, ovviamente in loro assenza, due grandi scrittori, partigiani comunisti, Hristo Ganev e Veselin Andreev, che erano rimasti fedeli agli ideali libertari di riscatto e di giustizia per cui avevano combattuto contro i tedeschi e la gendarmeria zarista.

Dal novembre del 1977 alla fine di gennaio del 1978 la radio tedesca Svobodna Evropa trasmette undici puntate, una alla settimana, di ricostruzione e di analisi relative agli incontri di Markov con Todor Živkov. Costituiscono una parte assai significativa dei 137 testi radiofonici raccolti poi nei due volumi di Задочни репортажи за Българиа (Reportage in contumacia sulla Bulgaria), editi a Zurigo (1980-81) e poi a Sofia (1990). Un'ultima edizione bulgara ha ripristinato il titolo che Georgi Markov intendeva dare alla raccolta: Задочни репортажи за задочната България (Reportage in contumacia sulla Bulgaria contumace). L'autore che era stato condannato nel 1972 per attività contro lo stato, voleva mettere in risalto che era la Bulgaria ad essere contumace, e non lui.

Nel 1966 e 1967 viene rappresentata a Tolbuhin, Plovdiv e a Sofia la pièce Да се провреш под дъгата (Intrufolarsi sotto l'arcobaleno). A Sofia, nel Teatro dell'esercito popolare, la dirige il geniale regista Asen Šopov. Alla tredicesima rappresentazione il dramma fu bloccato. Il regista, suo figlio e sua nuora furono trasferiti d'ufficio nel teatro di Burgas. Markov consegnò il suo testo a Todor Živkov. Il primo segretario del partito ricevette Markov e Šopov nella sede del Comitato centrale e disse di non aver trovato nel testo niente di dannoso o di contrario alla linea del partito, al di fuori di un eccessivo pessimismo. Aggiunse che, secondo il parere di alcuni "compagni" la regia aveva accentuato questo elemento rendendo lo spettacolo poco accettabile.[1]

Markov sfruttò il favore da lui goduto presso il vertice politico bulgaro e Živkov fece sospendere l'esilio dei tre a Burgas. Nel giugno del 1969 il Teatro satirico di Sofia prepara, con la regia di Nejčo Popov, la commedia in due atti Аз бях той (Io ero lui). La prova generale si svolge, assai apprezzata dai presenti, il giorno 19. Lo stesso giorno Georgi Markov parte in macchina per andare a trovare il fratello a Bologna. La commedia viene bloccata. In precedenza Todor Živkov aveva invitato tre scrittori, Georgi Markov, Nikolaj Hajtov e Nikola Rusev a comporre tre testi teatrali in onore del venticinquesimo anniversario della presa del potere da parte del Fronte patriottico il 9 settembre 1944.

A Markov viene assegnata la prima parte, quella della lotta partigiana e antifascista. Gli altri due rinunciano all'impresa. Per sei mesi Markov lavora indefessamente a studiare 200 dossier, fino ad allora riservatissimi, della polizia zarista e rimane profondamente turbato dal loro contenuto umano, ben lontano dalla retorica ufficiale e propagandistica esposta dal partito. Markov è commosso dalle vicende di questi ragazzi semplici che, torturati dalla polizia e certi di essere uccisi, affrontano torture e morte con semplicità e umanità, in parte ingenuamente convinti di doversi sacrificare per la libertà e il bene comune. Sono interrogati dal superpoliziotto Gešev, che tenta di convincerli dell'inutilità della loro rivolta. Gešev chiede ad un giovane partigiano: "Perché sei diventato comunista?" e questi risponde: "Perché ero solo e avevo bisogno di compagnia". Le ultime parole dei condannati sono spesso scuse rivolte ai genitori, e in particolare alle mamme, per averli lasciati per andare a combattere in montagna. La prima, prevista per il 19 settembre al teatro Сълза и смях (Lacrima e sorriso) non avverrà mai e il dramma sarà proibito.

Il 1969, venticinquesimo anniversario della presa del potere, non vedrà nessuno spettacolo-documentario che esalti la lotta e i successi conseguiti dal partito! Queste vicende sono magistralmente descritte con pietas umana e partigiana e con argomentazioni implacabili da Georgi Markov in Gli ideali e nelle meravigliose e strazianti pagine conclusive dei suoi Reportage, col titolo di Sensazione di intollerabilità.[2] Markov parte sicuro di rientrare in patria, deve solo prendersi un po' di respiro: lui, beniamino del vertice del partito, scrittore celebre e strapagato, che fruisce di privilegi, compreso quello di viaggiare all'estero, lascia la Bulgaria alla guida di una BMW bianca, nauseato da una "sensazione di intollerabilità" che lo soffoca. Vedremo oltre come tutto ciò sia estremamente connesso con le speranze esaltanti e con la tragedia dell'aggressione sovietica alla Cecoslovacchia socialista e al "comunismo dal volto umano".

Markov trascorre alcuni mesi dal fratello Nikola, tra Bologna e Sasso Marconi. Dopo un soggiorno in Francia, si reca in Inghilterra. Già prima di partire era entrato in contatto con il critico ed ex diplomatico bulgaro Petăr Uvaliev che viveva a Londra e che era diventato produttore cinematografico con forti contatti in Italia, specie con Carlo Ponti e Federico Fellini. Uvaliev aveva promesso di girare un film tratto dal libro di Markov Le donne di Varsavia e Markov aveva spedito per via ufficiale la sceneggiatura per il film. Fellini aveva fatto sapere che il cinema italiano attraversava un periodo di crisi e neppure i contatti di Uvaliev con Carlo Ponti ottennero il risultato che Markov si augurava. Markov ottiene un prolungamento del passaporto dapprima all'ambasciata di Roma, poi a quella di Londra. Man mano il suo desiderio, più volte espresso ad amici e ai genitori, di tornare in Bulgaria, si fa sempre più debole, fino a sparire del tutto. Non tornerà mai più in patria.

Dal 1971, comincia le trasmissioni nelle tre stazioni radio già menzionate. Nel 1972 viene processato in contumacia per il contenuto 'antibulgaro' delle sue trasmissioni radiofoniche e condannato a oltre 6 anni di prigione. La sua vena creativa si è alquanto inaridita. Rielaborerà una commedia, L'arcangelo Michele, che viene tradotta in inglese e, nel 1974, ottiene un premio al festival di Edinburgo. Nell'ultimo periodo londinese scriverà, insieme al laburista David Phillips un testo satirico The Right Honorable Chimpanzee.[3] Dal 1975 scrive e raccoglie i Reportage, che costituiscono la sua opera principale. Oltre a ricordi della sua vita e attività letteraria in Bulgaria e a descrizioni di usanze tradizionali e di manifestazioni pubbliche, contengono riflessioni politiche e una critica, spesso serrata, ma non tendenziosa, delle ingiustizie e del cattivo funzionamento della società bulgara.

Il 7 settembre 1978, nei pressi di una fermata d'autobus sul ponte di Waterloo a Londra, Georgi Markov è urtato da uno sconosciuto, che si scusa con un accento straniero mentre sta raccogliendo un ombrello caduto. Sarà questo il tanto malfamato "ombrello bulgaro". Lo sconosciuto, quasi certamente l'italiano Francesco Gullino, agente dei servizi segreti bulgari, ha conficcato nella coscia destra di Markov un microscopico proiettile di piombo contenente il mortale veleno della ricina. L'11 settembre Markov muore. Il presunto assassino, che vive da anni in Danimarca, viene interrogato, dopo una lunga indagine di polizia, ma riesce a scomparire per sempre. Il generale sovietico dei servizi segreti, Oleg Kalugin, che in seguito chiederà asilo politico agli USA, dove tutt'ora vive, rivela che il veleno è stato fornito dai sovietici dietro richiesta delle autorità bulgare e di Todor Živkov in particolare; Andropov era contrario, ma dietro le insistenze di Krjučkov, che anni dopo è tra coloro che tenteranno un golpe contro Gorbačev, si lascia convincere.

(Fine della prima parte)


  • [1] Задочни репортажи 2, p.392.
  • [2] Rispettivamente in Есета 2, Sofia 2016, pp.7-15 e Задочни репортажи за задочната България, Sofia 2016, pp.558-563.
  • [3] Pubblicato nel 1978, dopo la morte di Markov. Come autore è indicato David St George combinando i nomi di battesimo dei due autori: David e Georgi.

Autore: Giuseppe Dell'Agata



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