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Foto: Dido3 - wikipedia - CC BY-SA 4.0
Foto: Dido3 - wikipedia - CC BY-SA 4.0

Il parco nazionale di Pirin in pericolo, ondata di proteste

03.02.2018

Da alcune settimane intense manifestazioni di protesta si susseguono in numerose città della Bulgaria, con una partecipazione popolare che non si registrava dal 2013, ai tempi delle marce contro l'allora governo socialista guidato da Plamen Orešarski.

Le recenti manifestazioni sono esplose in seguito alla decisione del Consiglio dei Ministri del 28 dicembre scorso di autorizzare l'espansione dell'area sciistica all'interno del parco naturale di Pirin, nel sud-ovest del paese, attraverso lo sviluppo di nuovi resort ed impianti sciistici che andrebbero a potenziare l'offerta turistica invernale dell'area. Pirin, uno dei tre parchi nazionali bulgari, appartiene alla rete Natura 2000 dell'Unione Europea ed è stato inserito nel patrimonio naturale Unesco nel 1983 in virtù dei suoi paesaggi montuosi con laghi glaciali (oltre 70), cascate, grotte e foreste di conifere, situati ad un'altitudine che varia dai 1000 ai 3000 metri circa. La decisione di fine anno autorizza la costruzione di piste, impianti di risalita ed alberghi, nonché di strutture per la raccolta dell'acqua potabile che, secondo gli ambientalisti, metterebbe a rischio di sviluppo edilizio il 48% della superficie del parco, il quale ricopre complessivamente un'area di 400 km².

I dimostranti hanno espresso il proprio dissenso sfilando per le strade di 15 città del paese (tra cui Blagoevgrad, Kazanlăk, Svištov, Sliven oltre alle principali Sofia, Plovdiv, Varna) in cinque diverse occasioni a partire dal 28 dicembre, invocando le dimissioni del ministro per l'ambiente e le risorse idriche Neno Dimov. Si chiede inoltre di rendere pubblici i nomi degli investitori privati della compagnia concessionaria ULEN AD a cui nel 2001 venne affidata la costruzione dell'area sciistica di Bansko, segnata da innumerevoli violazioni di norme ambientali a causa delle quali già nel 2007 la Commissione Europea ha avviato procedure sanzionatorie contro la Bulgaria. Gli ecologisti affermano inoltre come il piano di ampliamento della costruzione all'interno del parco nazionale si ponga in contrasto con le direttive dell'UE (più precisamente l'articolo 6 della "Direttiva Habitat") in materia di impatto ambientale e di salvaguardia della fauna locale, in particolare quella ornitologica, nonché con l'articolo 31 della legge bulgara per la protezione dell'ambiente naturale.

La questione riguardante la salvaguardia di Pirin era già emersa a marzo dello scorso anno, quando, in concomitanza della festività bulgara del 3 marzo, che celebra l'indipendenza del paese dal dominio ottomano, il governo (guidato anche allora dal partito Gerb) approfittò della distrazione popolare per mettere a repentaglio l'integrità del parco attraverso una prima decisione formale sostenuta dall'allora ministro per l'ambiente e le risorse idriche Irina Kostova. Con tale passo si autorizzava per la prima volta il taglio di foreste secolari e la costruzione di edifici di grandi dimensioni in un sito del patrimonio mondiale UNESCO, affermando come non vi fosse alcuna bisogno di una valutazione di impatto ambientale del nuovo piano di gestione del parco nazionale.

Molti cittadini avevano allora manifestato il loro disappunto, ed in centinaia erano corsi a protestare condividendo i loro timori riguardo alla possibile distruzione del parco. In tale momento, è stata inoltre avviata una petizione che nel corso dei mesi ha raccolto più di 100.000 firme di sostenitori non solo bulgari ma di tutto il mondo. Fra i firmatari, anche personalità internazionali di spicco come Leonardo di Caprio e Jared Leto che lo scorso dicembre hanno dato ampio risalto alla causa attraverso i loro account sui social media. Nel corso degli ultimi giorni, la questione è stata inoltre sollevata all'interno del Parlamento Europeo da Ska Keller, parlamentare tedesca appartenente al gruppo misto Verdi Europei - Alleanza Libera Europea, in un discorso rivolto al primo ministro bulgaro Boyko Borisov con cui veniva esortato il rispetto delle direttive europee in materia ambientale.

Le marce di protesta, sostenute in particolare dalle ONG Zeleni Balkani ("Balcani Verdi"), Za Zemiata ("Per la Terra") e Za da ostane priroda v Bălgariya ("Che rimanga la natura in Bulgaria"), con il supporto del partito dei Verdi bulgari, si sono nel frattempo estese a livello internazionale grazie alla diaspora bulgara mondiale che è scesa in piazza nelle città di Londra, Oxford, Praga, Copenhagen, Bruxelles, e Sydney. L'ultima serie di manifestazioni in Bulgaria ed altrove ha avuto luogo giovedì 25 gennaio. Si segnalano inoltre parallele, minori contromanifestazioni organizzate da cittadini a favore dell'espansione del turismo sciistico nel parco nazionale, nonché episodi di ritorsione contro i dimostranti ecologisti, come l'incendio appiccato all'auto di uno degli esponenti ecologisti di spicco delle proteste, Petko Petkov nella città di Stara Zagora, avvenuto in seguito all'ultimo corteo del 18 gennaio.


Autore: Giustina Selvelli
Fonte: East Journal



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