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Rumen Radev e la sua vice Iliana Yotova
Rumen Radev e la sua vice Iliana Yotova

East Journal: Elezioni presidenziali Bulgaria, vince Radev. Ma non chiamatelo “filorusso”

16.11.2016

Rumen Radev è il nuovo presidente della repubblica bulgara. Radev, candidato del partito socialista, ha ottenuto il 59% dei consensi al ballottaggio che lo vedeva opposto a Tsetska Tsacheva, candidata del GERB, partito conservatore attualmente al governo.

Vince Radev, ma non chiamatelo "filorusso"

Radev è stato descritto come un candidato "filorusso" a causa di alcune dichiarazioni rilasciate durante la campagna elettorale, per la sua contrarietà alla sanzioni europee verso Mosca e per una certa freddezza nel condannare la Russia per l'illecita occupazione della Crimea. Tuttavia Radev è stato generale di un paese le cui forze armate fanno parte della Nato, ed egli stesso si è formato negli Stati Uniti. Al contrario di quanto dichiarato da alcuni media russi, Radev non intende affatto ridiscutere la permanenza del suo paese nella Nato o nell'Unione Europea, anzi: in un'intervista rilasciata al Financial Times ha dichiarato che "il futuro politico della Bulgaria è l'Unione Europea, e farò del mio meglio affinché gli europei si uniscano sempre più, diventando più forti". Lo stesso Radev ha rifiutato l'etichetta di "russofilo" ricordando però che "essere filo-europei non significa dover essere anti-russi". Radev dimostra quindi di voler proseguire nel rapporto con l'UE senza dimenticare i tradizionali legami culturali e politici con Mosca, imprescindibili per chiunque intenda governare il paese.

Cade il governo

La sconfitta di Tsetska Tsacheva ha causato le dimissioni del governo del GERB, guidato da Boyko Borisov. Il primo ministro, vero dominus della politica bulgara dell'ultimo decennio, aveva già rassegnato le dimissioni nel 2013, a seguito dell'ondata di proteste che travolse il paese, ma tornò rapidamente in sella a seguito della vittoria alle elezioni parlamentari del 2014. Con queste dimissioni, la Bulgaria andrà ad elezioni anticipate ma la situazione si complica poiché le camere non possono essere sciolte finché il nuovo presidente non entrerà in carica a gennaio. Inoltre, in ottemperanza a uno dei referendum votati contestualmente alle elezioni presidenziali, il parlamento dovrà licenziare una nuova legge elettorale di tipo maggioritario. Diventa quindi probabile una fase di transizione guidata da un governo tecnico che consentirà a Borisov di affilare le lame prima delle prossime elezioni parlamentari che avranno luogo non prima di marzo.


Autore: Matteo Zola
Fonte: East Journal


Per approfondire: Speciale Elezioni Presidenziali 2016



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