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La statua delle Repubblica riprodotta, nel 1946, in un francobollo
La statua delle Repubblica riprodotta, nel 1946, in un francobollo

La statua della Repubblica 1946

13.09.2016

Il referendum dell'8 settembre 1946, e la conseguente scelta repubblicana, non rientra tra gli eventi sacralizzati nelle commemorazioni monumentali promosse dal regime socialista.

Unica eccezione: la grande "Repubblica" di gesso, rinforzato da colle e cemento, innalzata davanti a Palazzo Reale in quei mesi del 1946. L'esecuzione dell'opera venne affidata allora a un "collettivo di scultori" composto da Radoslavov, Todorov e Zankov. Una scelta questa, determinata probabilmente dalle inusitate dimensioni del manufatto: la sola statua superava i 12 metri.

L'immagine proposta da quella repubblica-gigante rimanda direttamente ad una rivisitazione di miti classici: una tunica antica copre infatti una sorta di guerriera-amazzone. Questa, pur avanzando a larghi passi, viene plasticamente ripresa mentre si volta e, con un gesto eloquente, invita un popolo fuori campo ad incamminarsi verso un futuro radioso.

L'espressione determinata e aggressiva del volto combinata alla spada pronta a colpire completano l'immagine: ai nemici della Repubblica Popolare, nel caso individuati puntualmente nella famiglia reale che abitava nel palazzo minacciato da quella grande spada di gesso, non restava che prendere atto della energia rivoluzionaria che promanava emblematicamente, almeno nelle intenzioni degli scultori, da quell'opera ispirata ai valori trionfanti del Socialismo.

Nel 1980 venne realizzata una copia in bronzo di più modeste dimensioni: ospitata fino a pochi anni fa nel parco prospiciente all'attuale Museo Storico Nazionale - edificio sorto alla fine degli anni '70 come residenza di rappresentanza del leader comunista Todor Zhivkov - oggi si trova nel giardino del Museo dell'Arte Socialista, a Sofia.

I monumenti "temporanei"

La "Repubblica" del 1946 rientra in una serie di monumenti "temporanei" sorti, nei primi anni del dopoguerra, per accompagnare, e quindi plasticamente sacralizzare, particolari eventi o celebrazioni propagandistiche. Non venivano eretti quindi con finalità commemorative: si trattava infatti di elementi architettonici in forma di statua sorti per completare le solenni coreografie organizzate allora dal nuovo regime, in particolare in quella centralissima area della Capitale che ospiterà poi il mausoleo di Dimitrov.

Concluso, nel tempo, quel compito, le opere quasi naturalmente degradavano e venivano rimosse. Quegli esempi "temporanei", in particolare quelli creati per la celebrazione del 1 maggio 1945, divennero comunque un punto di riferimento iconografico fondamentale per gli scultori che operarono negli anni del realismo socialista in Bulgaria.


Sulla traccia di quelle rappresentazioni, cominciarono allora a comparire in molte città copiosi esempi di monumenti dedicati al "popolo lavoratore" - emblematicamente rappresentato da fabbri, minatori o contadini dotati di un corpo letteralmente statuario - e non più al monarca, al generale vittorioso o al grande personaggio legato alla tradizione pre-socialista.

Venne inoltre consentito e promosso, coerentemente con i dettami della monumentalità di epoca staliniana, l'utilizzo di figure prese a prestito da una classicità stereotipata, i cui stilemi comunicassero messaggi simbolici elementari, diretti e intellegibili a tutti e non solo a smaliziati cultori di opere d'arte. La vestale con la spada apparteneva naturalmente a questo secondo gruppo.

E' una figura in grado di veicolare elasticamente una pluralità di messaggi o celebrare indifferentemente eventi diversi: la "Repubblica" nei giorni del referendum istituzionale - grazie al titolo proposto allora dagli autori e per il luogo emblematicamente scelto per edificarla - oppure la Vittoria (del Socialismo) o ancora una Madre-Bulgaria che alzando la spada al cielo proteggeva i caduti cari al nuovo regime.

Il monumento diventava "socialista" quindi non per l'immagine e il soggetto proposto - comune come era a molti manufatti commemorativi del primo dopoguerra in tutta Europa - ma per magnificare l'evento o l'eroe della Repubblica popolare bulgara al quale era dedicato.

Vestali con la spada


Kula - La Vittoria

La Vittoria, rappresentata dalla donna-guerriera che impugna una spada di marmo, protegge i resti dei caduti custoditi nell'ossario sottostante. Seguendo una formula usuale dopo il 1944, una iscrizione riporta le seguenti parole: "Gloria a voi, soldati sovietici, che moriste per la nostra libertà".

Il volto della statua perde i toni e l'espressione aggressiva della rappresentazione repubblicana di Sofia: non più emblematica protagonista della rivoluzione istituzionale in corso, la donna rappresentata assume una espressione austera e quasi immobile più adatta al mesto compito assegnatole nel memoriale.



Tsar Kaloyan - Gloria partigiana

Anche in questo monumento ricompare l'iconografia della vestale con la spada: la rappresentazione è dedicata però a commemorare le imprese e i caduti partigiani che operarono in quell'area. Di fattura ingenua e po' primitiva, riposa quasi sull'attenti in una radura delle prime montagne a sud di Plovdiv, non lontano dal villaggio di Tsar Kaloyan.

Dryanovets - Un amazzone contadina

L'eguaglianza tra i sessi era un assunto giuridico-sociale portato avanti negli anni, formalmente e senza esitazione, dal regime socialista. L'interpretazione monumentale di tale principio ha generato di frequente rappresentazioni di corpi femminili assimilabili, per struttura e forme, a quelli spesso retoricamente attribuiti al "sesso forte".

E' questo il caso della vestale con la spada sguainata posta alla base della alta colonna innalzata al centro di Dryanovets (cittadina nei pressi di Razgrad) volta a celebrare i caduti nella lotta per la Liberazione della Bulgaria.

Nel caso la lunghezza dei capelli e l'accenno di attributi femminili che emergono dalla tunica, attestano comunque e senza possibili equivoci che di donna si tratti. Il ramo di alloro impugnato solidamente in una mano insieme al piede tozzo che si scorge alla base della statua completano la figura di questa amazzone contadina.


Autore: Luca Ponchiroli


Per approfondire: Testimoni di pietra - Monumenti della Bulgaria socialista



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