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“King of the Belgians”, il road movie che fa ridere Venezia

03.09.2016 - Venezia

Il film racconta l'odissea di un sovrano che vuole salvare il proprio Paese tra tempeste solari e gare di yogurt

Il film più pazzesco (e pazzescamente divertente) di tutta la Mostra c'è già. S'intitola "King of the Belgians", Re dei Belgi, di Peter Brosens e Jessica Woodworth e, benché sia fuori concorso (nella sezione Orizzonti), si aggiudica già fin d'ora il Leone d'oro del paradosso.

Si inizia a Istanbul dove Nicolas III, Re dei Belgi, è in visita di Stato accompagnato dal consigliere diplomatico, dall'addetta stampa e dal valletto personale. La Regina è rimasta a Bruxelles per un brutto raffreddore, in compenso c'è un vissuto videomaker di lungo corso incaricato di realizzare un documentario propagandistico, "Il nostro Re". La visita si sta svolgendo lungo i sentieri battuti, sorrisi, cortesie, strette di mano, scambi di banalità e via sbadigliando, quando accadono due eventi inattesi. Una tempesta solare blocca tutto il traffico aereo, come successe anni fa quando eruttò quel vulcano islandese dal nome impossibile benché maledetto da tutti i viaggiatori del mondo. Contemporaneamente, la Vallonia decide la secessione dal Belgio con una dichiarazione d'indipendenza dal titolo "Siamo stufi".

È il grande momento del Re, garante dell'unità di un Regno da sempre disunito. È chiaro che deve tornare subito a Bruxelles. Ma come? Non si può volare e i turchi si oppongono a un rimpatrio via terra, perché ci sono da attraversare i perigliosi Balcani. Bisogna quindi sfuggire all'occhiuta vigilanza dei servizi di Ankara. L'idea viene naturalmente al videomaker: il Sovrano e il suo seguito si aggregheranno a un gruppo folcloristico femminile bulgaro, "Le sirene del mar Nero", che torna a casa in pullman.

E qui parte dal mockumentary a un road movie balcanico che sembra Kusturica rifatto da Tati (o viceversa). Nicolas III arriva in Bulgaria, scappa dalle grinfie dei turchi che l'hanno inseguito e vogliono riportarlo indietro, finisce a fare il giurato a un concorso per il miglior yogurt in un paesino sperduto, trova chiusa l'ambasciata belga di Sofia e passa in Serbia a bordo di un'ambulanza scassatissima, unico mezzo di trasporto disponibile nel villaggio di cui sopra (inutile dire che i cellulari non prendono e Internet, nella deep Bulgaria, non c'è...).

In Serbia, la combriccola incontra un pericoloso ex cecchino della guerra, amico del videomaker. Durante la sbronza collettiva che segue vengono persi i passaporti, mentre si decide di passare in Montenegro per raggiungere l'Italia via mare. Con le ultime banconote (del documentarista, l'unico che sappia destreggiarsi nell'imprevisto) la combriccola compra una bagnarola e salpa per l'Italia. Ma il Re perde la bussola e la fa approdare dalla parte opposta, in Albania, dove questo gruppo sempre più sconvolto di profughi senza soldi e senza documenti finisce in cella. Non anticipiamo il finale.


Da sinistra a destra: gli attori Valentin Ganev e Bruno Georis, i registi Peter Brosens e Jessica Woodworth, l'attore Peter Van den Begin e l'attrice Lucie Debay. (foto ANSA/Claudio Onorati)

Si ride moltissimo, con solenni bellissimi brani barocchi (i concerti per pianoforte di Bach, il "Nisi Dominus" di Vivaldi) che accompagnano le situazioni più surreali. Tutta l'avventura, però, è per il Re l'occasione di crescere e di emanciparsi. Davanti alle difficoltà pratiche, Nicolas III smette di essere un pupazzo nella mani del suo entourage e manifesta, forse per la prima volta, la sua personalità. Paradossalmente, diventa davvero Re quando smette di esserlo. Tanto che, si capisce, il finale "aperto" è ottimista, e forse la Monarchia riuscirà una volta di più a tenere insieme il Belgio. Un film monarchico? Magari. Sarebbe il suo ennesimo paradosso.


Autore: Alberto Mattioli
Fonte: La Stampa




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