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Intervista a Marco Conticelli, Ambasciatore d’Italia a Sofia

14.01.2016

Nel 2015 l'interscambio tra Roma e Sofia è migliorato di un ulteriore 6,5% rispetto all'anno precedente. Un risultato che ha consentito all'Italia di guadagnare una posizione e collocarsi al secondo posto assoluto tra i partner commerciali della Bulgaria.

Come definirebbe i rapporti diplomatici bilaterali tra Italia e Bulgaria?

Sono rapporti tradizionalmente molto stretti, che di recente sono cresciuti ancora. Il 2015 ha segnato una vera e propria svolta, grazie a nuove iniziative politiche, economiche e culturali: la visita in aprile del Sottosegretario agli Esteri Della Vedova con il lancio del primo Forum Economico Italia-Bulgaria e della Guida agli investimenti in Bulgaria; l'incontro tra i due Primi Ministri Renzi e Borissov a margine del Vertice di Riga a maggio; la visita a luglio del Ministro della Cultura e del Turismo, Dario Franceschini, che ha inaugurato un 'Forum sul Turismo Italia-Bulgaria'; la firma di due Accordi di cooperazione culturale; la visita a novembre del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni, che ha guidato la prima missione economica di sistema in Bulgaria dal 2005. Cosa c'è dietro? Ripresa e nuove sfide strategiche. Le relazioni commerciali sono intense. L'interscambio, già superiore ai 4 miliardi di euro, è cresciuto del 7% nei primi sei mesi del 2015 e l'Italia è diventata il secondo partner della Bulgaria, superando la Russia. Abbiamo poi un rapporto di stretta cooperazione nel più ampio quadro dell'UE e della NATO, con significative convergenze su molti aspetti qualificanti dell'attualità internazionale, come l'immigrazione, la sicurezza energetica, l'allargamento dell'Ue, la lotta al terrorismo internazionale e all'Isis, il comune impegno a favore della pace e della sicurezza sui principali teatri di crisi. Insomma i rapporti bilaterali stanno cambiando di passo. Sono decisamente in una fase nuova e dinamica.

Quali aziende e gruppi bancari/assicurativi italiani sono più attivi in Bulgaria?

Siamo uno dei principali Paesi investitori. In Bulgaria ci sono circa 1.000 imprese a capitale italiano, che danno lavoro a più di 25.000 bulgari e che producono un fatturato medio annuo di oltre 2 miliardi di euro (pari al 5% circa del Pil bulgaro). La presenza delle imprese italiane sul mercato bulgaro riguarda sia grandi gruppi (tra gli altri Enel Greenpower, Generali, Italcementi, Miroglio, Mapei, Rigoni di Asiago, Sol) sia pmi, in particolare nel manifatturiero, servizi, energia, infrastrutture e ambiente. Un discorso a parte merita Unicredit Bulbank, prima banca del Paese, che rappresenta uno straordinario asset per le imprese italiane che decidono di affacciarsi su questo mercato. Certo, è vero che gli investimenti esteri in Bulgaria (tutti, non solo quelli italiani) hanno risentito della crisi negli ultimi anni. Ora però, con la ripresa, l'interesse sta tornando. Lo dimostra anche il successo della recente missione imprenditoriale guidata dal Ministro Gentiloni, che ha riunito le principali associazioni economiche e 120 aziende italiane in settori fondamentali come l'agroindustria, le infrastrutture e la meccanica. L'Italia crede in questo mercato e mette a disposizione le proprie competenze e tecnologie d'avanguardia per continuare a crescere assieme alla Bulgaria.

Quali sono i punti di forza e quali quelli di debolezza dell'economia bulgara?

I fondamentali sono a posto, l'economia cresce ormai ininterrottamente da cinque anni - pur se a ritmi contenuti - e i conti pubblici sono sotto controllo. Quest'anno è atteso un incremento del pil superiore al 2%. L'export è il principale motore della ripresa, ma anche l'assorbimento dei fondi europei è notevolmente migliorato. Poi ci sono i tradizionali vantaggi comparati nell'ambito della produzione industriale: il costo del lavoro e dell'energia, la qualità della manodopera, la fiscalità agevolata (10% sui redditi e 5% sugli utili), il tasso di cambio fisso con l'euro. La principale debolezza è la domanda interna, che continua ad essere fiacca. I consumi e gli investimenti in sostanza rimangono alla finestra. Non è tanto un problema di liquidità, quanto di fiducia. Per questo serve una nuova stagione di riforme strutturali, che migliori il clima d'impresa e rilanci le aspettative.

In che cosa consistono i progetti di liberalizzazione del mercato e la riforma del sistema giudiziario che il Governo sta approntando?

Le riforme rappresentano un nodo nevralgico per il Paese. Il Governo ha avviato varie iniziative che vanno nella giusta direzione, in particolare nei settori dell'energia, delle banche e della giustizia. Mirano a liberalizzare il mercato energetico, a rafforzare la supervisione bancaria, a rilanciare l'indipendenza della Magistratura (anche attraverso nuove modalità di nomina e funzionamento dell'organo di autogoverno), a istituire un'apposita Authority per la lotta alla corruzione. Si tratta però ancora di lavori in corso. Alcuni provvedimenti sono in fase istruttoria, altri sono già stati presentati in Parlamento, dove l'Esecutivo (di minoranza) è costretto a una politica di "larghe intese" e ciò prende tempo. Detto questo, il Governo ha stravinto le recenti elezioni amministrative e ora è di fatto più forte. Ha una straordinaria "finestra di opportunità" per fare e per attuare le riforme. Il nostro auspicio è che la sfrutti appieno. Più riforme significa più fiducia e più investimenti.

Su quali pilastri si basa il progetto di revisione e sviluppo della supervisione bancaria che la Bnb sta mettendo a punto in queste settimane?

La crisi bancaria di un anno fa, scoppiata come un fulmine a ciel sereno, è stata un importante campanello d'allarme. L'idea ora è quella di prevenire efficacemente crisi di questo tipo e di sterilizzarne in ogni caso gli eventuali effetti di sistema, anche nei confronti dei risparmiatori. In questo quadro, il progetto di riforma della Banca Nazionale Bulgara si basa su cinque principi fondamentali, emersi anche a seguito di consultazioni con Commissioneeuropea, FMI e Banca Mondiale: la collegialità, con l'attribuzione dei poteri di controllo al Consiglio della Banca (anziché al solo Vice Presidente), l'aumento delle risorse finanziarie per le missioni ispettive, l'adozione di un quadro regolatorio che recepisca pienamente i principi di Basilea, il rafforzamento della collaborazione interistituzionale con il Ministero delle Finanze e l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale. A ciò si aggiunge un processo di asset quality review appena partito per valutare la solidità dell'intero sistema finanziario.

In quali settori vedete le maggiori opportunità di investimento per le pmi italiane?

La Bulgaria ha un tessuto industriale molto simile al nostro, composto in maggioranza da pmi. Anche per questo, le opportunità di partnership e di collaborazione industriale sono molte e toccano diversi settori, come la meccanica, il tessile, l'agroalimentare, la chimica, l'ict, le infrastrutture, il turismo (in particolare quello invernale e del wellness). Più in generale, la Bulgaria - oltre a offrire i tradizionali vantaggi comparati in termini di costo del lavoro e fiscalità agevolata - può rappresentare una vera e propria piattaforma per gli investimenti e le esportazioni nei Balcani e nell'Europa sud-orientale, in particolare in Turchia e in Russia. È in quest'ottica che si inseriscono le numerose iniziative promozionali avviate dalle nostre associazioni economiche d'intesa con l'Ambasciata e l'ICE. Si tratta di far conoscere meglio l'Italia in Bulgaria e la Bulgaria in Italia. C'è, alla base, una visione condivisa sulle potenzialità della nostra cooperazione economica bilaterale, che ha fatto bene finora ma che può fare ancora meglio: con le riforme, con il marketing e con l'ancoraggio alle politiche europee. Il Sistema Italia in Bulgaria ci crede ed è impegnato in questa direzione.


Fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale


Per approfondire: Notizie di Economia



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