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Bulgaria: la delicata questione dei caccia da guerra russi

31.10.2015

Il 22 ottobre, durante una visita ufficiale in Polonia, il ministro della Difesa bulgaro Nenchev ha firmato, insieme al suo omologo polacco Siemoniak, un accordo che affida alla Polonia la manutenzione di tre caccia da guerra Jet MiG 29 di proprietà bulgara ma di fabbricazione russa. Una questione, quella della manutenzione dei suddetti caccia, che ha dominato i dibattiti politici in Bulgaria negli scorsi due mesi e che porta con sé evidenti implicazioni geopolitiche.

Cosa prevede l'accordo

L'accordo prevede che alla Polonia venga affidata la manutenzione di sei motori di jet MiG 29 entro la metà dell'anno prossimo e la cessione, entro i venti giorni successivi alla firma, di due propulsori polacchi che per il momento permettano ad un fighter di rientrare nella flotta aerea bulgara. Complessivamente la riparazione dei sei motori avverrà infatti soltanto entro il settembre 2016 quando i tre jet MiG 29 in questione dovrebbero rientrare a pieno titolo nella flotta aerea bulgara.

Costi e implicazioni della scelta

Secondo quanto affermato da fonti ufficiali i costi dell'operazione dovrebbero essere di 6,1 milioni di euro. Una cifra questa, nettamente inferiore rispetto a quanto chiesto dall'azienda russa fornitrice degli stessi fighters. Facendo riferimento a quanto affermato dal ministro della Difesa bulgaro ad inizio settembre è possibile individuare in un valore del 20-30% (a cui aggiungere ulteriormente l'IVA, non applicata tra Polonia e Bulgaria in quanto entrambe membri UE) il risparmio complessivo rispetto a quanto preventivato dall'accordo con l'azienda produttrice, accordo scaduto proprio agli inizi di settembre. Non solo in termini di costi, la scelta da parte bulgara sembra giustificabile anche alla luce del rischio per la transazione verso la KGM MiG, produttrice dei velivoli, di rientrare in un'ulteriore tornata di sanzioni dell'Unione Europea verso la Russia.

Ambito internazionale

Fortemente contraria, già dai primi segnali di un possibile accordo, è stata proprio la posizione russa sulla questione. All'indomani dell'intervista in cui il ministro Nenchev parlava dei vantaggi economici dell'operazione, il direttore generale della MiG Corporation, Korotov, ha segnalato come elevato il rischio affidare alla realtà polacca la manutenzione dei caccia, per la mancanza delle autorizzazioni ad eseguire quanto richiesto. Molte, oltre a Krotov, le voci di dissenso a sottolineare che l'operazione, se eseguita dalla Polonia, avrebbe messo a rischio la vita degli stessi piloti dei MiG 29. Non solo, forti sono state anche le minacce russe di non provvedere più, in caso di accordo con la Polonia, ad alcun tipo di assistenza relativamente ai MiG 29.

Ambito interno

Non solo a livello internazionale, la questione ha avuto forti implicazioni anche nel contesto nazionale. A questo proposito sembra utile ricordare le vicende che hanno visto protagonista il generale Rumen Radev, le cui dimissioni, ritirate dopo un colloquio con il premier Borisov, sono strettamente legate alla vicenda dell'accordo con la Polonia. Dimissioni che, sebbene avessero come principale motivazione i gravi problemi della flotta aerea bulgara (numero insufficiente di aerei da guerra ma anche inadeguatezza del numero di piloti, problemi a cui il premier Borisov ha dichiarato di voler porre rimedio), criticavano soprattutto la decisione del ministro della Difesa di non rinnovare il contratto per fornitura e manutenzione dei fighters MiG 29 con l'azienda produttrice, come per altro caldeggiato dallo stesso Radev.

Osservando le reazioni, in ambito tanto internazionale quanto interno, alla scelta di accordo con la Polonia anziché il rinnovo del contratto con l'azienda KGM MiG, sembrano emergere nuovamente forti le contraddizioni che vedono la Bulgaria membro dell'UE ma ancora legata alla proprio passato di paese gravitante nell'orbita russa.


Autore: Camilla Filighera
Fonte: East Journal


Per approfondire: La Bulgaria e la NATO | Le basi militari USA in Bulgaria



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