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Maglizh: monumento ad Antonio Cerito Salvatore e ai suoi compagni
Maglizh: monumento ad Antonio Cerito Salvatore e ai suoi compagni

Il ricordo dell'insurrezione di Settembre nei monumenti bulgari [2/2]

30.09.2015

Seconda parte della rassegna, curata da Luca Ponchiroli, dedicata ai numerosi monumenti che ricordano in Bulgaria l'insurrezione antifascista del settembre 1923. Di particolare interesse il fatto che il monumento di Maglizh commemora anche Antonio Cerito Salvatore, un italiano, nato a Sofia nel 1904 da famiglia siciliana, fucilato per aver partecipato all'insurrezione. La prima parte con una introduzione storica si trova qui.

Krushovene

La grande stele venne innalzata, nel 1966, nei luoghi in cui si verificarono, a Krushovene, i maggiori scontri tra insorti e truppe inviate dal governo di Sofia. Su un lato della stessa sono incisi, come di consueto, i nomi dei rivoltosi caduti nell'occasione.

Solo due uomini armati compaiono nel bassorilievo inciso sulla stele: vengono ripresi mentre attendono in modo fermo e determinato l'avvicinarsi, fuori campo, del nemico di classe. Completano il quadro la data - "1923"- e una lapidaria citazione del testo poetico di Geo Milev dedicato a quel settembre.

Maglizh

La struttura monumentale è posta all'ingresso della cittadina che ospitò il primo manifestarsi della rivolta del settembre 1923.

E' costituita da quattro pilastri di marmo a cui corrispondono dei piccoli sarcofagi dedicati ai caduti negli scontri (foto di copertina). Su uno di questi una iscrizione commemora Antonio Cerito Salvatore, un italiano, nato nel 1904, fucilato per aver partecipato all'insurrezione. Al centro del monumento una fiamma, seguendo uno schema consueto negli anni del regime, ardeva a imperituro ricordo dello stretto legame tra quella rivolta, la successiva lotta antifascista e l'affermazione del regime comunista in Bulgaria. Non manca l'onnipresente simbolo del partito.

Maglizh

I tratti di Georgi Dimov, leader locale degli insorti durante i "fatti di settembre", vengono ripresi nella grande statua dai colori metallici che domina dall'alto di una collina, l'abitato. Il mito di quell'evento traspare dalle parole "Maglizh fu la prima" che compaiono a caratteri cubitali sul basamento: sono tratte dal testo poetico che Geo Milev dedicò a quegli eventi. Sopravissuto indenne al crollo del regime, il monumento, corposo protagonista del paesaggio urbano, è diventato oggi uno degli emblemi della città.

Mèdkovetz

La statua, di forme e dimensioni inusuali, è dedicata a Pop Andrei, il Rosso: viene immortalato nel granito mentre indica, tra profezia e minaccia, un avvenire glorioso per la" causa". A Mèdkovetz, infatti, fu questo religioso, iscritto al partito comunista, a capitanare la rivolta del settembre 1923. Dopo la sconfitta venne catturato e impiccato.

Il monumento domina una grande area recintata che ospitava, ai margini dell'abitato, i riti e le celebrazioni del regime. Al suo interno è presente anche un ossario marcato dalla presenza di una grande "falce e martello": ospita i resti dei 28 abitanti che persero la vita negli scontri con le truppe inviate dal governo di Sofia.

Il pope "rosso" divenne presto, dopo il 1944, un eroe del Socialismo, tra citazioni letterarie - il suo nome compare in "Settembre" di Geo Milev - e iconografie tardo-romantiche in cui immancabilmente veniva rappresentato mentre, in segno di incitamento per i compagni, alza al cielo una spada (immagine, non a caso, ripresa, poi, in una seconda statua a lui dedicata nella piazza centrale del villaggio).

Montana

Negli primi anni '80 venne radicalmente ridisegnato il cuore della città in vista del sessantesimo anniversario della rivolta del settembre 1923. Si voleva in quel modo offrire una "grandiosa espressione della gratitudine popolare per gli eroi del 1923" come retoricamente riportava la stampa. Da allora Montana [Mikhailovgrad negli anni del regime] ospita una vasta area commemorativa dedicata alla "Capitale della prima rivolta antifascista del mondo", secondo l'etichetta attribuitale in epoca comunista.

Il monumento a Hristo Mikhailov ha un ruolo centrale in questo spazio rievocativo. Il leader della rivolta nella regione viene rappresentato come un eroe antico: avanza, imbracciando un fucile, coperto da un lungo, principesco, mantello. L'alta piramide tronca sulla quale svetta la statua ospita allegorie dedicate alla rivolta: gruppi di contadini brandiscono bandiere e fucili, correndo, in ordine geometrico, verso lo scontro contro un nemico che non compare. Nelle vicinanze una pietra tombale decorata da falce e martello, chiude il sacello in cui sono conservate le ossa dei caduti mentre una grande fontana completa la prospettiva davanti al monumento.

Nel 1993 il Comune decise di rimuovere la statua per dedicare quest'area alle grandi figure dell'intellettualità bulgara del XIX secolo. La veemente, inattesa, reazione contraria della popolazione, suffragata dalla raccolta di migliaia di firme per conservare la statua di Mikhailov. ottenne un rapido successo. Il progetto venne ritirato. Il monumento, da allora, continua a dominare la grande piazza creata negli anni del regime.

Questo grande mosaico si propone ancor'oggi, quasi intatto, allo spettatore che entra in un cinema del centro-città: è dedicato ad una grande, consolatoria, allegoria dedicata ai fatti del 1923. Si tratta di una delle tante decorazioni propagandistico-celebrative che coprivano in epoca socialista le facciate di molti edifici pubblici.

Nova zagora

Il monumento fu eretto nel 1960 nei luoghi in cui iniziò, sotto la guida di Petko Enev, la rivolta del settembre 1923. Qui, infatti, si costituì un governo "degli operai e dei contadini" al fine di gestire la lotta in città e nei vicini villaggi. Il memoriale è formato da due elementi: un alto obelisco - con l'iscrizione "1923" e una stella rossa - e un piccolo edificio rievocativo fatto ad archi, dedicato idealmente al dolore e alla gloria legati a quegli eventi. Il complesso monumentale è oggi perfettamente conservato. Il merito, forse, è da attribuire alla attività commerciale che, inopinatamente, ospita. Un fatto impensabile prima del 1989.

Pazardjik

Il grande monumento venne inaugurato nel 1969: commemora dodici militanti uccisi nelle vicinanze del fiume Maritsa, durante la rivolta del settembre 1923. Una gigantesca, stilizzata, bandiera di granito si affianca alla statua di un ribelle che, sia pur in catene, guarda negli occhi, con coraggio, il futuro: è questa l'immagine che si apre davanti al visitatore . Sullo squadrato basamento di sinistra sono rappresentate scene di lotta e morte, insieme all' elenco dei caduti.

Una iscrizione riporta poi un verso tratto da "Settembre" di G.Milev: profetizza che, un giorno, "la terra diventerà un paradiso". A Pazardjik molti monumenti del regime sono stati distrutti dopo il 1989. Questo, al contrario, è rimasto intatto, corposa testimonianza dei retorici toni celebrativi applicati in epoca comunista a quel tragico evento della storia bulgara moderna.

Septemvriitsi

Questo grande cippo, caratterizzato da un corposa falce e martello, domina il centro del villaggio: commemora i numerosi abitanti della zona che caddero durante l'insurrezione di settembre. Nel 1974 per onorarne la memoria, l'abitato di "Gorna Gnoĭnitsa" assunse il nome attuale di Septemvriitsi.

Rogozen

Il memoriale occupa il centro di una spianata dedicata, in epoca socialista, alle celebrazioni del regime. Oggi ospita il mercato settimanale e, quotidianamente, alcune bancarelle. Nella rappresentazione monumentale convivono , in modo apparentemente contradditorio, il lutto mesto della "madre dolorosa" e due bandiere di cemento che pesantemente, garriscono al vento in segno di vittoria.

L'accostamento tra dolore e trionfo trova giustificazione nella presenza di sei stele dedicate a militanti caduti: l'avvento del comunismo in Bulgaria si è potuto successivamente realizzare solo grazie al sacrificio collettivo al quale anche loro hanno partecipato nel settembre 1923. Quelle morti, oltre a provocare il dolore indicibile delle madre, ottengono nel monumento, sia pure a posteriori, una plastica, gloriosa, giustificazione.

Foto dell'autore
Ha collaborato Marco Buzzetti, Console onorario d'Italia a Stara Zagora


Autore: Luca Ponchiroli


Per approfondire: Testimoni di pietra - Monumenti della Bulgaria socialista


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