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Il ricordo dell'insurrezione di Settembre nei monumenti bulgari [1/2]

25.09.2015

I fatti del settembre 1923 - rappresentati nella scelta di monumenti di epoca socialista che segue - hanno un prologo necessario: il 9 giugno 1923 il legittimo Presidente del Consiglio, Stambolijski, vincitore con l'Unione dei contadini delle elezioni bulgare del 27 aprile 1923, venne arrestato, e poi torturato ed ucciso, durante un colpo di stato subito approvato e legittimato da re Boris III. Ondivaga fu allora la risposta del partito comunista bulgaro: la posizione iniziale fu di benevola neutralità [1] nei confronti del golpe organizzato, usando termini formalmente usati allora, contro il governo della "borghesia contadina". Da qui l'indicazione ai militanti di "non correre in aiuto" al governo defenestrato con le armi.

Tale proclamata neutralità nei confronti del golpe del 9 giugno venne riconfermata fino al 7 agosto, quando, conformandosi alle censure e alle conseguenti pressanti indicazioni del Comintern, il Comitato Centrale, proclamò che "...il colpo di stato del 9 giugno ha creato una crisi di potere che può essere risolta solo attraverso una rivolta armata delle masse in nome del governo degli operai e dei contadini".

Tale notizia, e i preparativi alla rivolta connessi, generarono subito una rapida reazione da parte del nuovo governo golpista: il 12 settembre 1923 vennero arrestati più di 2000 funzionari-militanti del partito.

I dirigenti rimasti in libertà stabilirono comunque, non senza contrasti, l'inizio della insurrezione anti-governativa per la notte tra il 22 e 23 settembre. Il Comitato Supremo Rivoluzionario composto da Kolarov, Dimitrov e Gavril Genov decise allora, prudentemente, di fissare il quartier generale della rivolta a Ferdinand (poi Mikhailovgrad; oggi Montana), non lontano dai confini serbo e romeno.
Dal punto di vista operativo il tentativo insurrezionale si rivelò presto una catastrofe. A ciò contribuì il fatto che in molte grandi città, dove il partito aveva una solida organizzazione - come a Russe, Burgas e nella stessa Sofia - i dirigenti locali non misero in pratica le bellicose indicazioni del comitato centrale.

I fuochi di rivolta scoppiati "a macchia di leopardo" sul territorio nazionale vennero allora repressi, nel sangue e senza particolari difficoltà, dalle truppe governative. Il 28 settembre Kolarov, Dimitrov, insieme a un migliaio di compagni sconfitti, attraversarono il confine jugoslavo: qui ottennero asilo politico.

La rivolta di settembre divenne subito uno dei miti fondanti della provvidenziale ricostruzione storica proposta con insistenza negli anni del regime, contemporaneamente "prima rivolta antifascista del mondo" e segnale inequivocabile della trasformazione della struttura politica dei comunisti bulgari in un vero "partito bolscevico e rivoluzionario".

Prendendo atto di ciò il quinto congresso del Comintern tributò, l'anno dopo, un omaggio caloroso al coraggio dimostrato dal partito comunista bulgaro durante i "fatti di settembre" e lo propose come esempio alle altre organizzazioni politiche che formavano la terza internazionale

1) A tale decisione si riferirà poi in modo critico, lo stesso Georgi Dimitrov: "Si possono citare non pochi esempi di quando i comunisti furono presi alla sprovvista dalla insurrezione fascista. Ricordate la Bulgaria, dove la direzione del nostro partito prese una posizione neutrale, ma in sostanza opportunistica, nei riguardi del colpo di stato del 9 giugno 1923……" [ 2 giugno 1935. Relazione al VII congresso della internazionale comunista]


Archar

La statua del insorto ferito è posta sopra un corposo sarcofago che, da una parte, ospita un bassorilievo dedicato a immortalare il coraggio degli insorti. Questi sono rappresentati mentre si avviano con fierezza allo scontro con il nemico di classe armati solo di fucili, forconi e bandiera, presumibilmente rossa. Il corteo dei rivoltosi è chiuso da una donna dolente e un bimbo. Dall'altra parte del grosso manufatto di marmo si leggono i nomi dei caduti. Per molti viene precisata la qualifica di "iscritto al PCB".



Baykal

Il monumento, dedicato ai "fatti di settembre", sorge in prossimità del Danubio, vicino al piccolo porto di Baykal. Venne inaugurato nel 1971. Commemora gli insorti, prima catturati e poi fatti annegare nel fiume dalle truppe governative intervenute per reprimere la rivolta promossa dal partito comunista.



La disposizione della tre colonne e le figure che compaiono in alto mentre attendono in catene un destino di morte, riprendono in modo trasparente riferimenti simbolici legati alla Crocefissione e al Calvario. Sembrano consci, nella loro fierezza, di andare incontro ad un sacrificio rituale voluto dalla Storia per consentire l'avvento della libertà e della eguaglianza tra gli uomini. E quindi del comunismo, secondo i dettami dell'epoca.

Bratia Daskalovi

La struttura è dedicata ai tre fratelli Daskalov, catturati durante la rivolta di settembre e fucilati successivamente, il 4 ottobre 1923 a Stara Zagora. Sorge nella piazza del paese che ancor'oggi porta il loro nome. Il monumento riprende elementi che si possono poi ritrovare in altri memoriali: i volti dei commemorati sembrano quasi uscire dagli angoli di un'alta colonna di marmo; in primo piano compare la figura mesta di una "madre dolorosa" straziata dal dolore per la perdita dei figli coraggiosamente sacrificatisi per la causa socialista.



Georgi Damianovo

Questa grande decorazione adorna un edificio pubblico della cittadina. E' una raffigurazione rievocativa dei fatti del settembre 1923: a destra gli uomini si preparano alla lotta; a sinistra vengono immortalati in ceppi, dopo la sconfitta. Le donne, al centro, sopportano con dignità gli esiti di quegli eventi tanto dolorosi quanto provvidenziali per l'avvento futuro del regime socialista.



I personaggi rappresentati sono comunque colti in atteggiamenti composti, quasi statici, sospesi come sono tra il dolore provocato dalla morte dei compagni e la determinazione a continuare la lotta fino alla affermazione finale del comunismo.

Kazanlak

Il memoriale, dedicato alla rivolta del settembre 1923, si compone di quattro basse muraglie - su una di queste appare, oltre alla data, un gruppo di ribelli lanciati verso lo scontro con l'avversario di classe - e di una grande statua in cui un uomo alza al cielo, in segno di vittoria, una bandiera. Evidente è la strumentalità della ricostruzione storica proposta: fuori dalla visione provvidenziale e progressiva promossa dal regime, i toni epicamente trionfali del manufatto appaiono in diretta e stridente contraddizione con la realtà di una sconfitta tragica e sanguinosa.


Krivodol

Il monumento si trova in un'aiuola spartitraffico del centro-città. E'una delle numerose strutture commemorative dedicate ai fatti del settembre 1923 innalzate, tra gli anni 50' e 60', nelle località in cui più forte divampò la rivolta. Rappresenta la solida, austera, figura di un contadino: con un ginocchio a terra, imbraccia un fucile, pronto a partecipare allo scontro armato. Nonostante abbia perso le finalità propagandistiche delle origini, e quindi possa apparire poco significativo in un contesto post-socialista, il monumento fa ormai parte dell'identità storica della città e della regione.


Gigen

Il grande monumento domina un giardino creato negli anni '70 al centro del villaggio. Commemora i caduti del settembre 1923 nati a Gigen e nei villaggi vicini.



In primo piano tre solide figure di rivoltosi attendono con determinazione e fierezza il destino nefasto determinato per loro da un nemico fuori quadro. La scena è chiusa retoricamente da due grandi bandiere che sventolano in modo quasi protettivo alle spalle dei protagonisti.

Tomin Most (Krivodol)

Il grande memoriale di Tomin Most, nei pressi di Krivodol, composto come è da vari elementi, copre una intera collina del nord ovest del Paese.

Commemora 70 rivoltosi caduti nel settembre 1923 in uno scontro campale con le forze governative.
Un bassorilievo è posto all'inizio della scalinata, ormai impercorribile, che consentiva di raggiungere il cuore dell'area monumentale: rappresenta un insorto che alza con fierezza la sua arma al cielo. Altre strutture, spesso coperte dall'erba alta, ospitano bassorilievi dedicati a scene di lotta e iscrizioni legate a quelle lontane vicende: fanno da contorno alla gigantesca Madre Bulgaria che domina, dall'alto, la zona.
Sul suo corpo compaiono, rigide, irreggimentate e quasi senza volto, figure stilizzate di rivoltosi: caduti, nella immagine retorica proposta dal monumento, per la libertà del Paese e l'affermazione del ideale comunista.



Foto dell'autore
Ha collaborato Marco Buzzetti, Console onorario d'Italia a Stara Zagora


Autore: Luca Ponchiroli


Per approfondire: Testimoni di pietra - Monumenti della Bulgaria socialista


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