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6 settembre 1885: 130 anni dall'unificazione della Bulgaria. I monumenti [2/2]

06.09.2015

In epoca socialista l'unificazione del 1885 non veniva commemorata: il collegamento automatico tra proclamazione del 6 settembre e la guerra serbo-bulgara scoppiata nei mesi immediatamente successivi può spiegare tale atteggiamento. Commemorare ufficialmente quella vittoria poteva rendere più difficili i rapporti con l'erede politico della Serbia sconfitta allora: la Jugoslavia di Tito. Anche le celebrazioni monumentali del centenario del 1985 - tranne poche eccezioni - non raggiunsero mai, per quantità e dimensioni dei manufatti, la ridondanza dedicata ad altre date di storia nazionale.

Plovdiv: l'angelo della Unificazione


Il monumento venne inaugurato in occasione del centenario della unificazione tra Rumelia orientale (capitale Plovdiv) e il principato di Bulgaria (capitale Sofia), proclamata a Plovdiv il 6 settembre 1885, fondamentale episodio di storia nazionale a cui il Partito diede una sporadica e tardiva attenzione solo a partire dagli anni '80. Aveva delle caratteristiche che poco si confacevano alle ideologiche affermazioni internazionalistiche del regime: l'Unificazione era infatti un evento dagli indiscutibili, dichiarati, contenuti nazionalistici, proclamata, inoltre, in nome dei bulgari, da un principe di casata tedesca, Alexander Batemberg. La statua che domina una piazza della città raffigura la giovane Bulgaria: alza al cielo una corona di alloro mentre due grandi ali - le due parti dello stato unificato - sembrano spingerla verso l'alto.

Gurgulyat


Questo originale complesso commemora, nelle vicinanze del villaggio di Gurgulyat, soldati e contadini caduti in uno scontro armato con i serbi durante la guerra del 1885. Solo nel 1983, all'avvicinarsi del centenario e in relazione alla scoperta di un cimitero di guerra rimasto dimenticato per decenni, si pensò di celebrare con un memoriale quell'evento fino ad allora trascurato. Venne quindi rapidamente realizzata la grande, rossa, struttura di cemento a forma di piramide tronca che domina il paesaggio bucolico di questa area della regione.

Al centro dello spazio interno domina una ieratica figura di donna: simboleggia la "Madre Bulgaria" - immagine classica del periodo della Rinascita nazionale - che piange i suoi figli. La statua venne realizzata in un prezioso blocco di quarzite donato dalla Unione Sovietica.

Stara Zagora


Vicino al monumento che celebra il centenario del 6 settembre staziona un cannone: esempio plastico del collegamento tra Unificazione del paese e il successo militare conseguito dalle truppe bulgare nel 1885. E' una delle non numerose celebrazioni monumentali dedicate al 1885 in epoca socialista

1885, ferro e cemento


Non lontano da Stara Zagora, ai margini di una strada secondaria, compare questa struttura metallica che commemora i 100 anni dagli eventi del 1885.

Non mancano, soprattutto in aree periferiche, altri manufatti realizzati negli anni del regime usando la stessa tecnica. Cemento e ferro assemblati in modo spesso "modernista" segnalano ad esempio l'ingresso principale di una cittadina, oppure l'entrata di una fattoria collettiva; in altro ambito falce e martello o le "colombe della pace" sono realizzate nello stesso modo.

L'immagine proposta raffigura l'unico esempio dedicato al 1885 incontrato in questi anni attraversando le strade del paese

Slivnitsa: il Monumento dei Capitani


Il "Monumento dei capitani"* venne realizzato nel 1985 all'interno della caserma - ora abbandonata - dove alloggiava la "Divisione Slivnitsa". Commemora 5 ufficiali dell'esercito bulgaro sotto il cui comando le truppe bulgare conseguirono i successi decisivi durante la guerra serbo-bulgara del 1885. Dietro i loro busti compaiono 5 corpose baionette di cemento alte più di 10 metri.

Realizzato dichiaratamente e senza infingimenti in gloria e a ricordo di un successo militare, il memoriale - decisamente poco "socialista"- non era allora liberamente visitabile perché posto in area militare. Gloria quindi all'esercito ma fuori dagli occhi della gente e lontano dalla propaganda di regime che utilizzava simboli e immagini assai diverse.

* Come risposta alla dichiarazione unilaterale di unificazione la Russia aveva ritirato i propri ufficiali militari che fino ad allora avevano comandato tutte le maggiori unità del giovane esercito bulgaro. Gli ufficiali bulgari che rimanevano avevano quindi gradi più bassi e quasi nessuna esperienza di comando di unità più grandi di un plotone. Per questo il conflitto fu soprannominato "La guerra dei capitani", in bulgaro: войната на капитаните, vojnata na kapitanite.

Foto dell'autore


Autore: Luca Ponchiroli


Per approfondire: Testimoni di pietra - Monumenti della Bulgaria socialista


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