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Uno italiano per la Bulgaria: Arnaldo Zocchi

20.05.2015

Arnaldo Zocchi (Firenze 1862 - Roma 1940) era scultore appassionato e prolifico. Un artista ancor'oggi di singolare notorietà in Bulgaria: pochi anni fa una televisione locale gli ha dedicato addirittura una sorta di special in più puntate dal titolo significativo: "il divin fiorentino".

Diversa è la fama di Zocchi in Italia: nonostante diverse sue opere campeggino ancora nelle piazze del paese, pochissime sono le pubblicazioni che trattano di lui. Si trovano solo brevi biografie, assai scarne e sintetiche.
Un'avvertenza prudente: le righe che seguono non sono dedicate a offrire temerari giudizi estetici ma solo a proporre una possibile, forse ovvia, risposta alla questione: perchè mai Zocchi è etichettato un po' retoricamente "divino" in un Paese, mentre in patria è così poco conosciuto fuori dalla cerchia degli esperti d'arte o di storia?

Zocchi in Italia

In Italia Zocchi dedica il suo impegno - perchè "l'arte necessita di lavoro" disse un giorno - a raffigurare grandi personaggi come Piero della Francesca a Sansepolcro (1892), Garibaldi a Bologna (1901), Michelangelo a Caprese (1911), luogo di nascita del protagonista del rinascimento italiano ma anche cittadina da cui provengono gli Zocchi, storica famiglia di scultori. Vive le fatiche della "bottega" da solo: per indole o metodo non si serve di collaboratori o rifinitori nella realizzazione delle opere.

Partecipa anche al grande sacrario nazionale del Vittoriano a Roma: sua è una delle quattro vittorie alate. Per citare solo altre grandi - in termini di dimensioni - creazioni, realizzò in Liguria un Cristoforo Colombo per la cittadina di Lavagna (1930) e una statua dedicata a Manuel Belgrano a Genova (1927). Nel primo dopoguerra si dedicò alle strutture volte a commemorare i caduti in battaglia, opere che spesso offriva poi gratuitamente alle varie comunità: così accadde ad Altamura, a Sarteano e in un quartiere di Roma, il Nomentano, in quella che sarà la sua ultima fatica (1938). Lavorò anche per l'Argentina, l'Egitto, gli Stati Uniti. Scultore noto a livello internazionale, puntuale realizzatore di statue dalle forme consolidate e tradizionali, prive quindi di particolari ricerche di originali "modernismi" ma eseguite sempre con conclamata professionalità. Una professionalità conosciuta nel mondo. Evidentemente anche in Bulgaria.

Il divin fiorentino

Il 29 settembre 1900 - data non casuale - il giornale "Vechernata Poshta" (La Posta della Sera) pubblica il testo poetico inviato da un lettore volto a magnificare l'opera dello scultore italiano. Viene definito nell'incipit il "Divin Fiorentino" (da cui con ogni probabilità il titolo del recente film già citato). Si trattava di una sorta di spontanea, popolare, incoronazione, un encomio solenne concesso da quel lettore sconosciuto, una sorta di agiografia letteraria estemporanea. "Grazie alla sua arte Zocchi eleva noi - bulgari - e la nostra storia al cielo" è l'affermazione che sembra celarsi sotto quel pregnante aggettivo.

La notorietà in Bulgaria emblematicamente affermata in quella poesia tanto aulica quanto retoricamente ingenua, non dipende probabilmente dalle particolari qualità artistiche delle opere ospitate - sempre rigorosamente realizzate con una manifesta, inequivoca, ispirazione neoclassica, in Italia come in Bulgaria - o dalla loro quantità - meno di dieci sono i monumenti "bulgari" di Zocchi: dalla prima vera opera, quella di Sevlievo (1894) - una libertà personificata, armata solo di tromba e alloro - a quelle successive di Russe, Lovech, Oryahovo, del Monastero di Dryanovo, di Vidin.


Sevlievo
1894


Ruse 1906 e monastero di Drjanovo

Oltre, naturalmente, alla grande statua dedicata ad Alessandro II1, a Sofia. Sono opere, in particolare quella di Sofia, entrate però nella memoria collettiva del Paese. E in qualche angolo di quella memoria ancora rimangono, evidentemente. Sono strutture monumentali a cui viene attribuita la capacità di ricordare un periodo positivo per il Paese, oltre e al di là delle diverse interpretazioni ideologiche o storiografiche: quello della indipendenza e della rinascita nazionale. Sembra quindi che un italiano sia riuscito, con una sua creazione, a solleticare l'immaginazione patriottica - non necessariamente patriottarda - dei cittadini del giovanissimo, nuovo, paese. Una funzione che quelle statue dimostrano di non aver perso totalmente anche oggi.

Alessandro II, il Liberatore

Alla statua dedicata ad Alessandro II, il Liberatore, dedica la sua attenzione una splendida rivista italiana dell'inizio del '900: Emporium (1904, volume XX). Nel linguaggio ricchissimo e un po'retorico dell'epoca sembra confermare la chiave di lettura prima ipotizzata al riguardo della notorietà di cui Zocchi e la sua opera godono ancora, in Bulgaria.



Così introduce il lettore alla grande statua:

"... apoteosi magnifica della vittoria e della libertà, il monumento di Arnaldo Zocchi pare innalzare un inno solenne all'indipendenza bulgara, e allo Zar liberatore. Pare che una voce spontanea e fatale si levi dal bronzo magnifico a celebrare il santo entusiasmo, il divino sacrificio: un canto marziale accende l'eroismo invincibile, le trombe risuonano, ... i tamburi rullano, ... è il peana del superbo, il canto della vittoria, l'inno alla libertà conquistata".

Depurandola dal torrente di aggettivi e immagini che riempiono queste righe, al "divino" Zocchi viene attribuito il merito di essere riuscito a creare un oggetto monumentale che riassume in sé, a prescindere dal valore artistico, lo "spirito" di una nazione appena nata. Il pullulare di personaggi che quasi sembrano uscire dal basamento, non rappresentano solo un coraggioso tentativo di sintetizzare in un colpo la storia della "nuova" Bulgaria: diventano quella storia, una storia, romanticamente, in cui molti si identificarono. Almeno a giudicare dalla oceanica presenza di cittadini il giorno della inaugurazione [per gli organizzatori un milione di persone; per la polizia 40.000, ripetendo un vezzo ma più smentito. In Bulgaria e in Italia]

Cronologia di un concorso internazionale

Lunghissimo era stato il percorso per arrivare a quella trionfale, "nazionale", inaugurazione.
Alla fine del secolo viene fondato il Comitato Zar Liberatore, votato a promuovere la creazione di un grande, esemplare, monumento dedicato contemporaneamente a Alessandro II e all'epopea della Indipendenza nazionale. Presidente onorario è lo stesso re Ferdinando.

Il 15 gennaio 1900 la prima, coerente, decisione del Comitato: il monumento dovrà essere eretto di fronte al Parlamento, in una zona centralissima di Sofia. Vengono precisate le qualità e le caratteristiche che l'artista dovrà avere per poter essere idoneo a prendersi carico del lavoro. Stabilita anche la ricompensa: 300 000 leva.

Viene quindi indetto un concorso internazionale. A questo parteciparono, protetti statutariamente dall'anonimato, una novantina di artisti. Dopo una prima selezione rimasero 32, in rappresentanza di 13 Nazioni.

Dal 1 al 20 settembre le miniature in gesso vengono esposte al pubblico presso la sala grande del palazzo reale.

Il 24 settembre 1900 viene decretato l'esito. Vincitore è il progetto numero 11, chiamato "Roma". Rivelato anche il nome dell'artista: Arnaldo Zocchi. Pubblico, critica e giuria sono unanimi nel loro giudizio: è suo il progetto che meglio interpreta lo spirito dell'iniziativa. Il 15 ottobre 1900 viene data formale comunicazione della vittoria ad un commosso Zocchi. Dalla Bulgaria parte immediatamente la richiesta alla Russia di fornire fotografie dei personaggi che verranno immortalati nel monumento. La risposta è immediata: le foto vengono recapitate direttamente a Roma. Seguirono anni di lavoro senza soste da parte del solitario artista per la realizzazione del modello; la lunga puntuale preparazione della scultura e della struttura che la accoglierà nel cuore della capitale bulgara necessitò di altro tempo.

Finalmente l'inaugurazione viene fissata per il 30 Agosto (12 Settembre) 1907. Dalla Russia arrivano importantissimi ospiti, primo tra tutti il figlio di Alessandro II, Vladimir Aleksandrovich con la sua famiglia.

I 12 metri del monumento vengono finalmente esposti allo sguardo della popolazione "orgogliosa e commossa", come viene descritta dalle cronache del tempo. Nella lunga giornata di festa non manca una solenne composizione creata per l'occasione da Dimiter Georgiev su testi del poeta nazionale, Ivan Vazov. E ancora sfilate, parate, banchetti, musiche.

Arnaldo commentò allora: "Quale emozione nel vedere tanta gente sfilare orgogliosa e silenziosa, come stessero marciando sulle scale d'ingresso di una chiesa. Quell'imagine mi commosse fino alle lacrime. Non potro mai dimenticare. La sera alla cena ufficiale, il Re di Bulgaria alzò il bicchiere per brindare in mio onore, all'arte, come parte della cultura."

Il monumento diventa - o è proclamato quel giorno - tempio della religione romantica della nazione, una sorta di icona che non necessita di innovazioni o originalità.


La statua

In alto domina la figura dello zar due volte "liberatore": in patria per aver cancellato la servitù della gleba con la legge del 3 marzo 1861 , in Bulgaria come artefice dell'indipendenza conquistata con la guerra del 1877-78.

Alessandro II si erge solenne e aereo sul suo cavallo. La mano sinistra tiene le redini mentre il destro cade lungo la persona. Nella mano destra stringe il proclama che annuncia, svanite tutte le illusioni di pace, l'inevitabile guerra. E' un appello alle genti sorelle in funzione anti-ottomana. Rivolto anche, quindi, ai bulgari ancora soggetti al "giogo". Volontà e fede nel successo sembrano guidare il sovrano rappresentato nel bronzo.

Colori e intenzioni dell'autore rivivono nella descrizione fatta da "Emporium", più di cent'anni fa, dello straordinario basamento che circonda la statua centrale:

"...in basso, tutto intorno al piedestallo, l'esercito e il popolo marciano fiduciosi alla guerra, tutto intorno, che essi esprimono l'un con l'altro la virtù e l'eroismo, il coraggio e lo spirito di sacrificio che rifulgono nel sovrano come in una sintesi magnifica. Soldati e popolo commisti nell'ora fatale, affrattelati nel santo eroismo della libertà. Accanto all'esercito russo, regolato e solenne, con le sue schiere compatte, i suoi circassi, le superbe divise, si spingono i bulgari, bande piuttosto che battaglioni, cittadini e contadini, improvvisatisi soldati, accesi dal sacro entusiasmo della patria, marciando eroicamente verso la morte, insieme con le donne e i bambini. Una vittoria alata, bella e ardente, guida l'esercito incontro al nemico e quattro eroi la seguono: Nicola, generalissimo delle truppe, il generale Ignatieff, il Gurko e lo Skobeleff".



A questa coloritissima, aulica, descrizione c'è poco da aggiungere: regala profumi e umori di un'epoca, nei quali, c'è da credere, lo Zocchi abbia potuto riconoscersi, quasi immergersi.

Per completare il quadro mi limito solo ad aggiungere alcune, più prosastiche, note relative all'affolattissimo, "decoratissimo", piedestallo.

Sullo scudo di Nike - la vittoria alata del commento di cent'anni fa - spunta una significativa iscrizione: "In nome di Dio". Di quello "vero" verrebbe da aggiungere, non quello dei maomettani dominatori.

Ai lati, nella parte inferiore dell'alto zoccolo compaiono 3 bassorilievi dedicati:

  • alle battaglie di Stara Zagora in cui compaiono il colonnello Kalitin e la bandiera di Samara. Tra i volontari bulgari si riconoscono il sotto-tenente Kisov e Boicho Rusev.
  • alla firma del trattato di Santo Stefano
  • alla prima seduta ufficiale del neonato parlamento bulgaro. Il commissario dell'imperatore di Russia Dondukov Korsakov, introduce la riunione. Di fronte a lui compaiono politici dell'epoca: Petko Karavelov, Stambolov, Stoyan Zaimov e Dragan Tzankov. Ci sono poi altri rappresentanti dell'anima bulgara: Petko Slaveikov, Ivan Vazov e l'esarca Antim.


Eredità monumentali

Credo che un attento "esploratore" di monumenti, una volta che sia riuscito a districarsi tra la selva di vittorie alate, militari in divisa, bandiere e fucili che albergano in studiata confusione nelle decorazioni di bronzo del basamento, potrebbe pacatamente constatare che, andando per punti il monumento:

a) vuole sintetizzare un processo provvidenzialmente "progressivo" della storia in una sorta di sunto monumentale;

b) ha come protagonisti i "russi", mentre i "bulgari" sono rappresentati come popolo sicuramente coraggioso e "selvaggio", ma cadetto. Intento a cogliere la lezione della storia dal più evoluto - e in termini di dimensioni assai più corposo - fratello d'oriente. Riprendendo un frase del testo già citato di Emporium: "... accanto all'esercito russo, regolato e solenne,.. si spingono i bulgari, bande piuttosto che battaglioni, ..."

c) utilizza il basamento come luogo di proiezione di immagini piene di personaggi raffigurati in statue che sembrano letteralmente uscire dalla trama del "bassorilievo" sottostante.

Sono queste alcune delle traccie che il monumento ad Alessandro II lascia all'arte monumentale del Paese. In particolare, forse sorprendentemente, a quella del periodo comunista.

Prescindendo da concezioni ideologiche in larga misura contrapposte, molti grandi monumenti di quell'epoca non erano infatti votati a celebrare un personaggio o un evento, ma molto frequentemente "gli eroi di tre generazioni", quelle degli anni "1876, 1923, 1944", nella ricostruzione propagandistica elaborata dalla storiografia di regime.

Erano, queste, date assemblate alla bisogna per affermare plasticamente il concetto che solo dalla lotta contro il dominatore sociale di turno, ottomani, capitalisti, fascisti, si era realizzata la vera e ultima liberazione del Paese assicurata dalla assunzione del potere da parte del Partito Comunista.

Una "seconda liberazione" generata però dall'arrivo della Armata Rossa.
Il protagonismo del grande vicino d'oriente cambia quindi solo nel personaggio rappresentato non nella provenienza: l'anonimo, letteralmente statuario, soldato dell'esercito sovietico che domina il grande complesso commerativo in centro a Sofia ha semplicemente, secondo le indicazioni dei nuovi committenti, sostituito l'Alessandro II di Zocchi.

Nella stessa struttura scultorea due partigiani bulgari seguono entusiasti le tracce dell'"Alyosha"di turno,: in posizione cadetta, ancora una volta.

In un volume di recente pubblicazione dedicato ai monumenti dell'epoca comunista2, così viene descritto l'atteggiamento proposto in quattro statue che adornano un ponte centralissimo nella struttura urbana della Capitale.

"... In tutte le composizioni ostentatamente compare l'atteggiamento protettivo e condiscendente del russo di turno: abbracci e sguardi incoraggianti sembra vogliano incoraggiare i "fratelli minori" a seguire le orme tracciate dai più progrediti parenti d'oriente...".

Immagini monumentali che si ripetono quindi.

Per concludere sulle possibili eredità stilistiche: anche l'artificio dei "bassorilievi viventi" utilizzati dallo Zocchi nel monumento al Liberatore viene poi riproposto frequentemente da scultori e architetti di epoca comunista. Ad esempio, e nuovamente, nel memoriale dedicato all'Armata Rossa già citato. Una grande struttura che si raggiunge a piedi in 5 minuti partendo dalla piazza circolare che ospita ancor'oggi Alessandro II.

Rapida conclusione

La classicità un po' artefatta di Zocchi, con il forte, esplicito, afflato pieno di laica religiosità che la caratterizza, voleva comunicare ai bulgari le tracce di un disegno provvidenziale della Storia. Un tentativo riuscito evidentemente, che ha lasciato inoltre una traccia significativa nell'arte del paese. Per questo Zocchi è, probabimente, ancora il "divino", in Bulgaria.


Note

1 Alessandro II (1818-1881), fu imperatore di Russia e duca di Finlandia. Dopo la repressione ottomana della rivolta bulgara nel 1876, l'Impero Russo, alleato con la Romania, la Serbia e il Montenegro, condusse con successo una guerra contro l'Impero Ottomano (1877-1888) per ottenere uno sbocco sul Mar Mediterraneo e per liberare le popolazioni slave dei Balcani.


2 Vukov-Ponchiroli: Testimoni di Pietra. Bulgaria: Monumenti 1944-1989.", Mantova 2012, Edizione fuori commercio.



Ha collaborato Marco Buzzetti


Autore: Luca Ponchiroli



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