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Nedjalko Dacev - Venezia 2009
Nedjalko Dacev - Venezia 2009

Ricordo di Nedjalko Dacev (1931-2015)

10.05.2015

Sono trascorsi 40 giorni da quando ci ha lasciato il Prof. Nedjalko Dacev. La sua scomparsa ci ha rattristato profondamente. Nato a Sofia nel 1931, si era laureato all'università di Trieste. Esperto conoscitore della storia e dei sistemi politici e sociali dei paesi balcanici, aveva collaborato con le maggiori riviste specializzate del settore, era membro dell'Istituto di Storia del Movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia ed era attivo nell'Associazione Bulgaria-Italia. Era stato redattore politico del quotidiano indipendentista "Il Corriere di Trieste" dal 1955 fino a novembre 1960, quando la testata aveva cessato le pubblicazioni. Si era trasferito in Lombardia ma aveva continuato a mantenere intensi rapporti con la città di Trieste.

Avevamo conosciuto il Prof. Dacev una decina di anni fa. Nel 2005 la lettura di alcuni suoi articoli ci aveva spinto a invitare questo storico italo-bulgaro in veste di relatore al convegno che la nostra associazione Bulgaria-Italia intendeva organizzare, per ricordare il contributo della Bulgaria alla liberazione dell'Europa sud-orientale da nazifascismo (1944-45), in occasione del 60° anniversario della Liberazione.

Fummo colpiti dalla sua profonda conoscenza delle vicende storiche e dalla sua capacità di interpretarle in maniera rigorosa e attuale. Ci lusingò il suo desiderio di sostenere la nostra associazione diventandone socio, e non fece mancare mai il suo appoggio. Sicuro punto di riferimento sulle questioni di carattere storico, fu sempre disponibile non solo a fornire informazioni e pareri, ma anche a intrattenere conversazioni telefoniche per soddisfare curiosità storiche e per discutere i temi della attualità bulgara e italiana.

Nedjalko Dacev, Giuseppe Dell'Agata - Verona 2005 - Ass. Bulgaria-Italia
Il Prof. Nedjalko Dacev e il Prof. Giuseppe dell'Agata discutono al termine
del convegno con alcuni giovani partecipanti (Verona 2005)

In questi anni proseguì anche la sua attività di studio e ricerca. Fummo molto lieti che l'Università di Venezia scelse il Prof. Dacev per partecipare al convegno sul ventennale della caduta del muro, dove tenne una relazione sul 1989 visto da Sofia.

Il convegno del 2005 fu anche lo spunto per una trasmissione radiofonica della Rai di Trieste sulla storia della Bulgaria durante la seconda guerra mondiale. In quell'occasione il prof. Dacev non poté sottrarsi ad alcune domande della intervistatrice a proposito della sua vita durante gli anni di guerra. Fu così che Dacev raccontò che il padre era un funzionario dell'ambasciata bulgara a Roma, mentre la madre, musicista, era originaria del goriziano, ma di famiglia austriaca.

Il 1 marzo 1941 la Bulgaria firmò il patto Tripartito, ed il padre che era un ufficiale fu richiamato in servizio a Sofia. Il piccolo Nedjalko avrebbe dovuto ricongiungersi a lui, assieme alla madre, che però stava completando i suoi studi al Conservatorio di Roma. Questo comportò il posticipo del rientro in Bulgaria fintanto che si arrivò all'estate del 1943 quando l'Italia piombò nel caos.

Intanto anche in Bulgaria le cose diventavano sempre più complicate. Re Boris III, il pilastro su cui si reggeva il sistema sociale e politico, era morto improvvisamente lasciando un vuoto di potere. Dopo il cambio di regime nel settembre 1944, la Bulgaria era diventa un nemico della Germania nazista che nel frattempo aveva occupato anche l'Italia centro-settentrionale.

Nedjalko Dacev, nonostante fosse un ragazzino, si trovava nella condizione di essere un cittadino di uno stato nemico. A questo punto entra in scena, il nonno materno, un ingegnere che aveva costruito ferrovie austroungariche. In quel momento viveva in Trentino, e lavorava ancora, facendo delle consulenze presso un amico proprietario di una fabbrica di laterizi. Il nonno si prese cura di trovare un rifugio sicuro per il nipote affidandolo ad una sede distaccata del Seminario di Trento che era stata trasferita in villaggio della Val di Non, dopo alcuni bombardamenti.

Curioso l'aneddoto relativo alla richiesta del nonno di aver precise garanzie che il collegio non esercitasse sul ragazzo pressioni di ordine religioso. La risposta fu: "Non si preoccupi ingegnere! Qui abbiamo anche anche dei ragazzi ebrei. Qui trova rifugio chiunque e non facciamo proselitismo". Fu così, che il giovane Nedjalko rimase in quel luogo sicuro fino alla fine della guerra. Altrimenti, come ricordò egli stesso durante la trasmissione, il suo destino sarebbe stato quello di essere rastrellato, come accadde ai pochi bulgari che allora vivevano in Italia.

Non sappiamo se la sua passione per la storia sia nata dall'intrecciarsi delle vicende personali con i quelle complesse della Storia, ma sicuramente Nedjalko Dacev quella storia l'ha saputa interpretare e raccontare con rigore scientifico ed obiettività.


In occasione del 70° anniversario della vittoria sul nazifascismo proponiamo questo interessante articolo del prof. Dacev sulla partecipazione della Bulgaria all'ultima fase della guerra di Liberazione (1944-45).

Suggeriamo anche la lettura di questo articolo sulla presenza militare italiana in Bulgaria (1918-19) dopo la prima guerra mondiale, nel quale l'autore propone una sintesi dei fatti che precedono e determinano, nel settembre 1918, il crollo del cosiddetto fronte di Salonicco, dove, fino a quel momento, a partire dal 1916, si erano fronteggiate tre armate bulgare e l'Armée d'Orient interalleata, costituita da contingenti francoinglesi, greci, serbi, e anche italiani. Cessate le ostilità, in seguito all'armistizio tra Regno di Bulgaria e Intesa, sopravvenuto il 29 settembre 1918, tocca agli italiani della 35a divisione di fanteria occupare gran parte dei territori bulgari per mantenervi l'ordine e garantire rifornimenti e comunicazioni. La presenza italiana in Bulgaria si protrarrà fino al luglio 1919, lasciando nelle popolazioni un ricordo durevole e anche positivo.


Autore: Paolo Modesti




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