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Frank Thompson, dall'Inghilterra alla Bulgaria. Una storia partigiana

25.04.2015

Un ragazzo inglese che condividendo la sorte dei partigiani locali sacrificò la vita per la libertà della Bulgaria. Per ricordare la Resistenza europea, nel giorno in cui l'Italia celebra il 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo (25 aprile 1945).

Quando l'ex front man dei Pink Floyd, Roger Waters, venne in Bulgaria nell'agosto 2013, la tomba del maggiore Frank Thompson, nel villaggio di Litakovo nella zona di Botevgrad, era uno dei luoghi che aveva deciso che doveva visitare assolutamente. A Sofia, uscendo alla stazione della metropolitana James Bourchier, c'è un grande cartello che indirizza verso la via maggiore Thompson. Nella città di Svoge, la stazione ferroviaria è intitolata questo misterioso inglese e nel Comune di Svoge c'è anche un villaggio chiamato "Tompsan" (Томпсън in cirillico, ndt).

Ho sentito parlare per la prima volta di Frank Thompson dal fisico britannico di fama mondiale, Freeman Dyson, nel 2007, quando ero visiting fellow presso l'Istituto di Studi Avanzati di Princeton. Allora, il professor Dyson aveva 84 anni di età. Alla fine degli anni 30 del Novecento, era stato compagno di scuola di Frank Thompson, a Winchester, in Inghilterra. Dyson aveva bei ricordi del suo vecchio amico Frank, che era stato un eccellente linguista (parlava nove lingue) ed un aspirante poeta. Fu per medito di Dyson che rimasi affascinata da questo ufficiale britannico morto in Bulgaria nell'estate del 1944.

Frank Thompson nacque in India nel 1920. Era figlio di Edward James Thompson, un missionario inglese metodista, e di Teodosia Jessup, nata in Siria da una famiglia missionaria americana presbiteriana. I genitori di Frank tornarono in Inghilterra quando aveva tre anni, e si stabilirono a Oxford. Suo padre scrisse molti libri sull'India ed era un esperto riconosciuto di questioni indiane. Il giovane Frank crebbe in una famiglia intellettuale impregnata di politica. Robert Graves e Sir Arthur Evans erano loro vicini. La famiglia Thompson ospitò a casa loro Jawaharlal Nehru e Mahatma Gandhi.

Il fratello minore del Maggiore Frank Thompson, Edward Palmer (EP) Thompson, avrebbe proseguito, diventando il più famoso storico sociale del 20° secolo.


Frank Thompson in divisa, assieme ai genitori e al fratello
(Foto: The Bodleian Library)


Nel corso degli anni 30 del Novecento, Frank Thompson lesse con grande interesse del processo di Lipsia a Georgi Dimitrov e fu profondamente influenzato dalla morte di due dei suoi amici di lunga data che avevano combattuto durante la guerra civile spagnola nelle Brigate Internazionali a sostegno della parte repubblicana. Già quando era studente a Winchester, Frank si era inquieto per l'ascesa del fascismo in Europa. E fu il suo profondo odio per il fascismo a spingerlo a sinistra.


Iris Murdoch

Thompson giunse all'Università di Oxford nel 1938. Fece conoscenza con una affascinante ragazza irlandese che odiava il fascismo in modo ancor più appassionato di Frank. Il suo nome era Iris Murdoch, e fu in parte a causa dell'amore che nutriva per lei che Frank Thompson aderì infine al Partito Comunista della Gran Bretagna.

Anche se fino al suo 20° compleanno non possedeva l'età minima richiesta, Frank Thompson si arruolò volontario, il 1° settembre 1939, due giorni prima della dichiarazione ufficiale di guerra della Gran Bretagna ad Hitler. Sia i genitori che Iris Murdoch si opposero disperatamente al suo arruolamento, ma Frank era determinato a combattere. Scrisse una poesia a Murdoch, spiegando la sua decisione:

Certo, signora, so che la linea del partito è migliore.
So quello che Marx avrebbe detto. So che hai ragione.
Quando tutto questo sarà finito combatteremo per le cose che contano.
In qualche modo, oggi, semplicemente voglio combattere.
Questo è l'eresia? Bene. Ma non mi riguarda più.
C'è il sangue dei miei occhi, e nebbia e odio.
Conosco le cose che stiamo combattendo ora e le detesto.
Mi dici che non è il momento adesso? Ma io non posso aspettare.

Thompson prese servizio nella Royal Artillery. Nel marzo del 1941 salpò per il Medio Oriente, come membro di una unità chiamata Phantom, ed era di stanza al Cairo. Nel giugno 1941, dopo l'invasione nazista dell'Unione Sovietica, Frank fu trasferito in Siria. Venne poi inviato nel deserto occidentale del Nord Africa, e poi di nuovo in Siria, Iraq e Persia.

Durante tutto il suo periodo in Medio Oriente, Frank tenne una corrispondenza regolare con i suoi genitori, suo fratello e la sua amica Iris Murdoch, che avrebbe potuto sposare se fosse sopravvissuto alla guerra. Le lettere e i diari di Frank offrono una immagine significativa dei suoi pensieri e delle sue paure durante il periodo in cui prese la fatidica decisione di andare in Bulgaria nel gennaio 1944.

L'unità di Frank partecipò nel mese di giugno 1943 allo sbarco in Sicilia. Anche se uscì illeso, fu testimone della morte di molti uomini della sua unità. Dopo la Sicilia, Frank fu inviato in Libia. Le sue lettere e le pagine del suo diario mostrano che lui era in fermento e che era frustrato per il fatto che gli alleati non avevano aperto un secondo fronte. I sovietici stavano subendo pesanti perdite ad Est, ma Churchill si era rifiutato di muoversi.

Nell'aprile 1943, Frank sentì parlare dello Special Operations Executive (SOE), una nuova unità che inviava ufficiali britannici nei Balcani per collaborare con i movimenti di resistenza locali. Il più forte di questi movimenti partigiani era attivo in Jugoslavia dove Josip Broz Tito aveva con successo scatenato la guerriglia, gettando nel caos i tedeschi. In Grecia, sia i partigiani comunisti che quelli nazionalisti cercavano di liberare il paese dalle occupazioni nazista e bulgara.

La SOE era alla ricerca di qualcuno che potesse operare con i partigiani in Bulgaria. C'erano poche informazioni attendibili sul loro numero e sulla loro l'efficacia, anche se sono stati accreditati di diversi atti di sabotaggio che avevano avuto successo. Le bande partigiane avevano divelto binari, interrompendo le linee ferroviarie di rifornimento naziste verso la Grecia. Se la SOE avesse potuto stabilire un contatto con i partigiani, dotandoli di armi e altre forniture essenziali, i britannici speravano che i distaccamenti partigiani sarebbero potuti divenire più forti ed ispirare una rivolta dei contadini contro la monarchia bulgara alleata dei nazisti. Poiché Frank parlava russo e aveva imparato da solo il bulgaro, era l'ufficiale ideale per questa missione.

Thompson fu paracadutato sul territorio della Serbia occupato dai bulgari a fine gennaio 1944. Fin dall'inizio la missione fu afflitta da difficoltà logistiche. Nella primavera del 1944, la gendarmeria bulgara aveva intensificato le rappresaglie contro i partigiani e le loro famiglie bruciando case e promettendo altre severe punizioni per chiunque avesse collaborato o dato cibo alle bande che operano in montagna. Il ministro bulgaro degli interni aveva anche messo una taglia di 50.000 leva sulla testa di ogni partigiano morto. Abitanti dei villaggi avevano subito organizzarono battute di caccia con scopi mercenari.

Allo stesso tempo, le condizioni meterologiche avverse e le comunicazioni inefficienti impedirono ai britannici di effettuare regolari lanci di approvvigionamento. Thompson e la sua banda partigiana era costantemente in fuga. A metà maggio del 1944, Thompson si trovava accampato al sicuro con alcuni partigiani serbi in una zona liberata lungo il confine bulgaro-serbo. Poi arrivò l'ordine da Mosca che tutte le brigate partigiane bulgare dovevano convergere su Plovdiv. Anche se il generale partigiano serbo mise in guardia che sarebbe stata una missione suicida, gli ordini di Frank Thompson erano che dovesse stare con i bulgari. Cercò di contattare via radio la sede della SOE per ottenere chiarimenti, ma non ricevette alcuna risposta. Alla fine, Frank Thompson accompagnò i partigiani della Seconda Brigata Sofia nella loro ultima, marcia fatale.

Fu un disastro. Sempre in fuga e senza rifornimenti regolari, i partigiani furono costretti a mangiare erba e lumache crude. Il 31 maggio, dopo una marcia per quasi due settimane senza un adeguato riposo, Frank Thompson e i partigiani bulgari crollarono in una radura al di fuori del villaggio di Batulija per dormire. Furono presto scoperti e circondati. Molti furono fucilati. Frank Thompson e altri furono fatti prigionieri e internati in Litakovo.

Dopo essere stato torturato e interrogato, Thompson fu tenuto per settimane a Litakovo mentre la seconda Guerra Mondiale infuriava. Nel giugno 1944, l'esercito sovietico stava avanzando costantemente verso Occidente e le spiagge di Normandia erano state prese d'assalto. Secondo la Convenzione di Ginevra, Thompson era una ufficiale regolare britannico e avrebbe dovuto essere trattato come un prigioniero di guerra.


Litakovo

Il 10 giugno, però, a Frank Thompson ed altri 11 partigiani fu detto che stavano per essere trasferiti in un altra località. Un giovane ragazzo bulgaro vide i partigiani prigionieri in marcia fuori Litakovo. Il ragazzo riconobbe Frank Thompson perché era più alto degli altri, e perché in seguito vide una sua fotografia su un giornale.

Una volta che i partigiani furono usciti da Litakovo, i gendarmi li spinsero giù in un fosso. Il giovane testimone ricorda di aver sentito Frank Thompson gridare ai gendarmi, girando la testa con un viso arrabbiato. I gendarmi aprirono il fuoco. Tutti i dodici prigionieri furono fucilati. Thompson fu l'ultimo ad esalare. Morì a faccia in giù nel fosso. Il suo corpo fu poi gettato in una fossa comune non segnata.

Su una collina vicino a Litakovo oggi, i resti di Frank Thompson sono stati tumulati in una tomba comune con altri undici bulgari: di due si conosce il nome, gli altri nove sono sconosciuti.

Sulla lapide c'è un'iscrizione che recita: "Capitano Frank Thompson, Englishman" (è stato promosso a Maggiore dopo la sua morte). Su un altopiano sopra la tomba, c'è un obelisco dedicato a coloro che sono morti combattendo il fascismo. Anche lì, si può trovare il nome di Frank Thompson, un nome ormai quasi del tutto dimenticato in Bulgaria. Su un altro lato di questo obelisco si trovano le parole del grande poeta bulgaro Nikola Vaptsarov:

Ma tu almeno racconta con parole semplici
alle genti di domani,
destinate a darci il cambio,
che valorosamente abbiamo lottato.

(Strofa conclusiva dalla poesia "La storia", traduzione italiana in "21 poeti bulgari fucilati" a cura di M. De Micheli, traduzioni di Leonardo Pampuri, ndt)

Pubblicato in inglese, con il titolo originale: "Who was Frank Thompson?", su Vagabond il 16 Ottobre 2013.

Kristen Ghodsee ha conseguito il dottorato di ricerca presso la University of California-Berkeley ed è professore di studi di genere e femminili al Bowdoin College. È autrice del libro "The Left Side of History: World War II and the Unfulfilled Promise of Communism in Eastern Europe" di recente pubblicazione.


Un altro militare britannico, il sergente Kenneth Scott, ferito ad una mano, fu catturato assieme a Thompson. Fu condotto a Sofia per essere curato. I nazisti - che stavano tentando di scoprire i piani britannici di sbarco nei Balcani - gli dissero che se non avesse attivato la sua radio per loro, sarebbe stato fucilato. Ma Scott omise il controllo di sicurezza SOE, così la base de Il Cairo fu allertata ed il piano dei tedeschi sventato. Scott fu imprigionato a Sofia. Il 5 settembre 1944, l'Unione Sovietica dichiarò guerra alla Bulgaria. Tre giorni dopo, le guardie dissero a Scott che i tedeschi avevano deciso di fucilarlo quella notte. Ma invece riuscirono ad far ubriacare i tedeschi e presto, con l'arrivo dell'Armata Rossa, Scott fu rilasciato. Scott è morto nel 2008, e nel 2002 tornò per la prima volta in Bulgaria dove poté incontrare nuovamente alcuni partigiani sopravvissuti e rendere omaggio al suo commilitone Frank Thompson. ndt

Autore: Kristen Ghodsee
Fonte: vagabond.bg
Traduzione: Paolo Modesti



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