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Buzludzha
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Monumenti della Bulgaria socialista. Intervista a Luca Ponchiroli

20.04.2015

A 25 anni dall'inizio dei cosiddetti "cambiamenti", percorrendo le strade della Bulgaria è ancora facile imbattersi nei monumenti che furono costruiti durante il periodo della Repubblica Popolare. All'arte socialista è dedicato un museo aperto da qualche anno a Sofia. Esiste però anche un museo diffuso che Luca Ponchiroli, docente mantovano, ritiene importante far conoscere e valorizzare.

Negli ultimi anni ha percorso in lungo e in largo la Bulgaria per trovare e mappare migliaia di queste tracce del passato recente. Assieme a Nikolai Vukov, ha studiato questi monumenti pubblicando nel 2012 il volume "Testimoni di Pietra". Alcuni di essi sono ancora ben conservati, altri sono stati adattati per renderli compatibili con il nuovo ordinamento politico. Dopo la caduta del regime socialista un certo numero di monumenti è stato rimosso, alcuni sono stati invece semplicemente abbandonati all'incuria e al vandalismo. Nonostante questo, Luca Ponchiroli ritiene che questi "testimoni" abbiano ancora qualcosa da raccontare.


Luca Ponchiroli

1. Come è nato il suo interesse per questo argomento e quali sono le motivazioni che l'hanno spinta ad intraprendere questo percorso di ricerca?

Anni fa per sfuggire alla ripetitività e alla "noia leopardiana" che ogni professione a lungo andare e quasi inevitabilmente impone - faccio l'insegnante - ho pensato di creare, con altri, un tour operator che organizzasse viaggi nei Balcani. In particolare in Bulgaria, un paese che risultava allora privo di qualsiasi proposta al riguardo. Ho scoperto allora, letteralmente "on the road" il paese.

Scrivevo nel 2005 - autocitazione deprecabile ma data la domanda…:

"Il mio primo approccio, shoccante, con i monumenti del periodo socialista si verificò anni fa a Shoumen... La presenza della città è segnalata, anche a grande distanza, da una specie di incredibile monumento, massiccio oltre ogni limite, gigantesco sotto ogni punto di vista: il "Monumento ai Fondatori dello Stato Bulgaro". Venne costruito negli anni '80 del secolo scorso sulla collina che domina il centro abitato. Il regime aveva così, voluto onorare il milletrecentenario della nascita dello Stato Bulgaro, spendendo in quell'epoca, racconta la gente del paese, più di 40 milioni di dollari! Una bella cifretta per un Paese non ricchissimo. La visita al "Gigante" è comunque obbligatoria: vuole raccontare infatti, in un sol colpo, la storia patria attraverso una serie di cavalli e leoni, uomini nerboruti e austeri, e ancora soldati sull'attenti, sovrani e condottieri in cemento armato o disegnati con mosaici e incisioni. Il visitatore si trova a scoprire le proprie minuscole proporzioni davanti a queste creature dalle dimensioni variabili, ma sempre grandi ed imponenti; fuori misura verrebbe da dire. E' un insieme di stili scultorei, iconografici, costruttivi, mischiati insieme quasi con "ferocia", per sorprendere, meravigliare lo spettatore ignaro..." [Cotifava-Ponchiroli, Guida alla Bulgaria, Kalya 2005]

Probabilmente da quello shock architettonico sono nati la passione e l'interesse che sono alla base del mio impegno di questi anni. Un impegno che continua.


Shoumen
- Monumento ai Fondatori dello Stato Bulgaro

2. Quali sono le opere che l'hanno colpita di più?

"Ogni scarafone è bello a mamma sua" recita un detto napoletano. Difficile, per me, stilare giudizi di valore relativi ai tanti manufatti - più o meno "scarafoni" - che hanno accompagnato felicemente, giorno dopo giorno, le ricerche e i numerosi viaggi organizzati alla bisogna.

Mi sento di fare un'eccezione solo per la "madre" di Durankulak, cittadina del nordest del paese, a pochi chilometri dal confine romeno. Tra il giallo dei campi di grano e il blu scuro del mare una donna di marmo, austera e disperatamente compunta, attende immobile in cima ad una collinetta un figlio caduto durante una rivolta contadina ormai dimenticata. Ricordo il mazzetto di fiori vizzi deposti davanti alla statua, i formidabili "piedoni" di cui lo scultore ha dotato quella immagine marmorea, il vento, tiepido, di quel pomeriggio d'estate. Una giornata memorabile, immagini toccanti come quel monumento per quel giorno solo mio e degli amici che erano con me. Indimenticabile.


La "madre" di Durankulak

3. Chi l'ha aiutata in questo lavoro?

Tantissimi individui, nessuna istituzione. Faccio un elenco un po' alla rinfusa: Vania Hubenova, guida turistica appassionata e instancabile fonte di notizie per la mia ricerca di questi anni, Stefano Benazzo, ambasciatore d'Italia che ha prima scoperto e poi sostenuto senza remore la stessa, Sandra e Sheva Bertani, arredatori-designer e collaboratori preziosi, Cesare Ponchiroli, editore, Daria Fiozzi, correttrice di bozze professionale, Ivanko, autista instancabile e abilissimo nel ritrovare villaggi e località letteralmente sperdute, Nikolay Vukov, gran professore, coautore e amico che pazientemente mi ha iniziato a molte "segrete", stanze bulgare di cui ignoravo l'esistenza, Antonio Tarquinio, manager e console onorario a Varna.

E poi, Peppino Dell'Agata, slavista straordinario e notissimo anche in Bulgaria, che si è generosamente offerto, tra le altre cose, di indicarmi le inevitabili imprecisioni in cui sono inciampato durante la stesura italiana dei testi scritti per i 2 volumi assemblati in questi anni; Linda Ferrari, la fotografa che ha partecipato per tanto tempo alle ricerca sul campo; Walter Martina; ammiraglio italiano distaccato a Varna presso il locale comando della Marina bulgara.

Last but not the least Marco Buzzetti, console italiano a Stara Zagora, fraterno amico che da tre anni sta scoprendo insieme a me brandelli sconosciuti del paese in cui vive da anni, oltre agli ultimi, 500!, monumenti aggiunti alla collezione. Gli altri che sto dimenticando verranno citati con tutti gli onori nella prossima intervista!

4. Essendo spesso queste opere cariche di un significato simbolico, l'aspetto artistico non sempre viene adeguatamente considerato. Cosa possiamo dire a questo proposito?

Mi lancio in una seconda citazione di un detto popolare, questa volta milanese: "Ofelee fa il to mestee!". Passo a spiegare: le "ofelle" sono un specie di piccolo biscotto tradizionale. Ergo… traduzione: O pasticciere fa solo il tuo di mestiere. E non altri, per carità!

Io sono un docente di diritto ed economia politica; in aggiunta mi sono inventato la professione di ricercatore sul campo di reperti abbandonati di storia visuale, una specie di acchiappa-monumenti. Ma non sono, ne ho l'ambizione di diventare, un critico d'arte.

Sparando giudizi a bruciapelo al riguardo tradirei nello stesso tempo la mia scarsa simpatia per l'accademia e l'intento originario della ricerca volto a fare comprendere a un viaggiatore curioso ma digiuno di storia bulgara il senso da attribuire agli onnipresenti manufatti del periodo comunista con i quali inevitabilmente ci si scontra visitando il paese. In quest'ottica ogni giudizio estetico-artistico ha un ruolo necessariamente marginale. Su questo aspetto altri più scafati di me si sono espressi e potrebbero continuare a farlo magari partendo dagli esiti di questa ricerca.

alyosha_plvdiv_2013
Alyosha - Plovdiv settembre 2013

5. Che ricezione ha avuto "Testimoni di Pietra"? In generale, ha trovato delle difficoltà nello svolgimento delle ricerche e nella divulgazione di queste tematiche?

Il primo volume dedicato ai monumenti bulgari del periodo 1944-89 è stato presentato in Ambasciata a Sofia nel 2011, presenti diverse troupe televisive e più di 30 testate. Ho ricevuto da loro, in generale, solo apprezzamenti. Anche le manifestazioni o le trasmissioni televisive e radiofoniche in cui la ricerca è stata, in vario modo, presentata, non hanno generato particolari, puntuali, critiche.

Di recente però sono rimasto colpito dal commento inviato al sito di un grosso giornale bulgaro che aveva ospitato una mia intervista. In quel commento il lettore, più o meno indignato, mi accusava di essere una spia al soldo della CIA o similia. Evidentemente non mi sono mai confrontato con le "viscere" del Paese. L'operazione-monumenti del regime comunista bulgaro non è, comunque, finita: resto pronto a possibili, futuri, scontri. Magari recitando la parte dell'agente della CIA. O del KGB a seconda dei gusti!

6. Come hanno reagito i bulgari al fatto che fosse un italiano ad occuparsi di questo?

Tralasciando gli amici bulgari che hanno collaborato attivamente alla impresa, sono stato spesso accolto con un misto di sorpresa e di simpatia. Ero il portatore di una singolare forma di "stravaganza", una specie di operoso marziano - io! - che provenendo dal pianeta dei monumenti - l'Italia - spendeva tempo e denaro per ritrovare con il lanternino manufatti privi di senso e significato agli occhi di chi mi (ci) osservava fotografare i resti materiali del passato regime. Resti quasi invisibili per molti di loro.

Naturalmente si tratta di una sintesi un po' improvvisata di una serie di incontri ovviamente assai diversificati. A tal riguardo mi riprometto da tempo di scrivere una specie di diario di bordo legato alle realtà cangianti incontrate visitando centinaia di cittadine, villaggi e località del Paese.

7. In Bulgaria si discute sul destino dei monumenti del periodo socialista. Alcuni sostengono che vadano preservati, altri invece li vorrebbero smantellare. La discussione riguarda spesso più gli aspetti politici che quelli storico-artistici. Quale è la sua opinione in merito?

Tralascio ogni considerazione "politica: sono un "foresto" in Bulgaria e quindi ho i miei privilegi! Mi limito a fare una constatazione quasi ovvia: in Bulgaria, dopo più di vent'anni, moltissime tracce commemorativo-propagandistiche del passato regime sono ancora visitabili nei luoghi prescelti allora. Magari abbandonati e cadenti, oppure camuffati sotto nuovi segni convenzionali: ma là rimangono.

Credo che ciò costituisca un patrimonio di storia visuale prezioso e quasi unico. E' un pacchetto corposo di oggetti distribuiti sul territorio che sembrano approntati ad hoc per promuovere forme di turismo culturale già sviluppato in molti altri paesi dell'Europa ex comunista.

Storicizzare quelle presenze là dove si trovano, promuovendone attivamente la scoperta, mi sembra una ipotesi di lavoro quasi ovvia; una ipotesi, in aggiunta e probabilmente, non costosissima. In quest'ottica la premessa necessaria è quindi quella di non abbattere quelle presenze monumentali, di non assemblarle alla rinfusa in qualche cimitero museale.

Là dove sono possono rappresentare una risorsa forte e originale. Un "ben di dio" da non sprecare!

8. Qualche tempo fa i soldati dell'Armata Rossa raffigurati nel monumento di Sofia, sono stati ridipinti come dei supereroi dei fumetti americani. Sotto di loro la scritta: "Al passo con i tempi". Qualcuno si è indignato ma altri sono stati più indulgenti considerandola una goliardata di qualche artista stravagante, ma non priva di un qualche simbolismo. In seguito, lasciata da parte ogni velleità artistica, il monumento è stato ripetutamente oggetto di quelle che qualcuno ha definito azioni di protesta, mentre altri più prosaicamente hanno derubricato ad atti di vandalismo. Il Comune di Sofia ogni volta si è fatto carico del ripristino. Che cosa ne pensa di questa situazione?


Monumento dell'Armata rossa a Sofia

Come appena precisato sostengo a spada tratta l'ipotesi di mantenere "come sono e dove sono" gli abbondantissimi resti monumentali del passato regime socialista. Storia "visuale" allo stato puro. Ciò non significa ignorare oppure semplicemente trascurare i caratteri pesantemente retorici che spesso dominano quei manufatti commemorativi di miti oggi fuori moda.

Spogliandomi per un attimo dell'uniforme di "monumentologo" guadagnato sul campo, non posso negare di aver visto con simpatia quegli sberleffi, garbati e non distruttivi, verso rappresentazioni così inequivocamente volute dal Potere - e che potere! - di turno. Una protesta probabilmente fuori tempo massimo, 25 anni dopo che quel Potere è imploso e 45 anni dopo l'invasione della Cecoslovacchia-, ma comunque spiritosa e sorridente.

A questa prima performance ne sono seguite altre che hanno coinvolto diversi monumenti presenti in varie aree del paese. Trattasi, temo, di puri e semplici, "servili", imitatori, di conformisti avvezzi a un anti-conformismo di maniera. Uno sbadiglio... Deprecabile perché privo di un qualche senso.

Bene quindi il "primo" esempio trasgressivo; condannabili alla "pulizia perpetua" dei monumenti imbrattati, gli altri protagonisti di una bravata gratuita e ripetitiva.

NB: i super-eroi disegnati sui personaggi che caratterizzano il basamento del grande monumento dedicato negli anni 50 all'Armata rossa nel centro di Sofia non rappresentano un fatto inedito in Europa. Mi viene in mente lo sgargiante colore rosa con il quale è stato ridipinto anni fa il primo, presunto carro armato sovietico entrato a Praga alla fine della seconda guerra mondiale. Da allora continua a dominare, come un confetto, una piazza della città.

9. Nonostante tutto, il monumento delle Campane della Pace di Sofia è stato restaurato qualche anno fa. Si tratta di un caso isolato o è un segnale che qualcosa sta cambiando?

Non credo ci sia una visione chiara e inequivoca al riguardo del destino da attribuire ai resti monumentali del regime comunista. Non conosco nello specifico le motivazioni sottostanti al restauro delle singolari "Campane" presenti in un parco della periferia d Sofia. Credo comunque si tratti di un fatto occasionale e non di una svolta. Una svolta che, temo di ripetermi, ritengo opportuna e doverosa. Dal mio punto di vista la ricchezza del patrimonio monumentale edificato durante gli anni del socialismo non è però legato ad uno o a più monumenti, ma all'incredibile insieme di storia visuale che rappresentano.

10. Uno delle opere monumentali più imponenti ed interessanti è senza dubbio quella di Buzludzha, che era la casa-monumento del Partito Comunista. Tra le altre cose si trova in una splendida area dal punto di vista paesaggistico. Però il suo stato di abbandono rende una eventuale visita problematica. Quale è la situazione dal punto di vista della sicurezza di questa ed altre opere?


Buzludzha oggi

La visita all'esterno non presenta particolari pericoli. Da un paio d'anni per prudenza è però vietato l'accesso all'interno, una operazione relativamente facile in precedenza approfittando della rimozione di una finestrella posta ai margini dell'ingresso ufficiale della struttura chiuso da tempo.

Sono entrato attraversato quel pertugio numerose volte, nel tempo. Sembrava di assistere, quasi in diretta, alla fine plastica di un "impero" antico, muovendosi tra detriti sparsi ovunque, mosaici a brandelli e la stella rossa che ancora domina l'arena centrale. Su quell'insieme di ruderi filtrava il sole attraverso la struttura metallica del tetto che ancora rimane a suggerire la forma "a disco volante" dell'edificio principale. Forse per l'adrenalina della scoperta e per il formidabile spessore di muri e piloni vari che mi circondavano, non ho mai avuto l'impressione che potesse accadermi qualcosa di spiacevole: quello che doveva cadere era già caduto, ciò che c'era da sottrarre era già stato asportato. Il Re era davvero nudo e malmesso nel caso. Ma non pericoloso mi sembrava.


Buzludzha all'interno

Penso che la semplice messa in sicurezza di ciò che rimane dei locali interni costituisca una ipotesi assai costosa e di difficile soluzione. Certamente potrebbe rappresentare una attrazione importante per il turismo del paese. Una cosa da raccontare al ritorno. Garantito.

11. Che tipo di relazione ritiene abbiano i bulgari con questi monumenti?

Mi sembra, generalizzando, che molti bulgari semplicemente non vedano neppure quei "ruderi". Mi viene in mente un piccolo episodio esemplare: nelle piazza centrale di Karlovo domina un imponente monumento d'epoca socialista. Mi trovavo letteralmente al margine della stessa, in un angolo da cui però era impossibile scorgere il manufatto. L'amico bulgaro che mi accompagnava aveva allora fermato una ragazza di vent'anni, chiedendo informazioni al riguardo. Seria ci ha pensato per qualche secondo. Poi ha risposto sorridendo: mai visto..., salutandoci con qualche imbarazzo.

Fatti pochi passi "la fucilazione" è comparsa alla mia vista, con i suoi 5 partigiani di bronzo accostati ad una alta torre dominata da una specie di corposa statua di marmo dedicata alla "Vittoria".

In definitiva credo si tratti di oggetti che hanno perso il "senso" originario senza acquistarne uno nuovo. Questi "non monumenti", almeno agli occhi di molti bulgari, diventano quindi invisibili, prescindendo dalle dimensioni e dalle forme imponenti.


Karlovo

12. Per concludere, la sua ricerca in questo campo procede. Quali sono gli obiettivi per il futuro?

Ho già pronta da tempo una pubblicazione assai più corposa rispetto alla prima: ad un maggior numero di monumenti proposti è affiancato a un commento più ampio e puntuale. Ho provveduto finora a stamparne solo poche copie-pilota. Di queste è una andata al presidente della repubblica bulgara, un'altra al presidente di quella italiana. Bel volume in cerca di sponsor.

Sito e app saranno le prossime tappe: al riguardo ho individuato altre centinaia di monumenti da inserire, monumenti di cui documentare ancora presenza e condizioni. Sarà un'estate di safari fotografici quindi. Il catasto è la meta finale. Un'opera ovviamente mai conclusa pienamente. Superati i 3000 esemplari dichiarerò conclusa l'impresa!


Autore: Paolo Modesti


Per approfondire: Testimoni di pietra - Monumenti della Bulgaria socialista



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