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Paolo Pantaleoni (PRC/SE): “Anche in Bulgaria la crisi oltre che sociale ed economica è sempre più una crisi democratica”

09.04.2015

Il 28 marzo scorso si è svolta a Sofia la conferenza internazionale "Per una giusta politica economica e sociale" organizzata dal partito "Sinistra Bulgara" (da non confondere con il Partito Socialista Bulgaro) e dal partito della Sinistra Europea. Al dibattito hanno partecipato diversi esponenti della sinistra radicale provenienti dalla Bulgaria e da altri paesi europei. Per l'Italia ha partecipato il rappresentante del Partito della Rifondazione Comunista, Paolo Pantaleoni, al quale abbiamo posto alcune domande sull'esito della conferenza ed sulla sua visita in Bulgaria.

Quali sono stati temi di maggiore interesse discussi durante la conferenza di Sofia?

La conferenza è stata incentrata sulla crisi neoliberista e su come si declina nei singoli paesi dell'Unione Europea. Esiste un denominatore comune rappresentato dalle scelte che i governi nazionali subiscono da parte della Troika, o di cui sono complici, in nome di un'austerità che incrementa le diseguaglianze sociali, contrae i diritti e rende più poveri i ceti deboli e le classi disagiate. Sono stati portati vari contributi alla discussione da varie forze del Partito della Sinistra Europea tra cui l'Izquierda Unida, Rifondazione Comunista, Syriza e la Linke in materia di debito pubblico degli stati membri, disoccupazione, tagli al welfare per attivare una discussione che metta al centro i bisogni e le persone e che parta da un'analisi diffusa, puntuale e circostanziata.

Quali iniziative concrete sono state proposte durante la conferenza allo scopo di contrastare le politiche neo-liberiste che hanno dominato negli ultimi decenni a livello europeo e mondiale?

Per contrastare i trent'anni di politiche neoliberiste che abbiamo alle spalle, e che hanno prodotto il disastro attuale, occorre prima di tutto cambiare i rapporti di forza politici. Fino a quando in Europa dominerà la grande coalizione delle banche fra popolari e socialisti europei che ha sostenuto e sostiene politiche di austerità non ci sono speranze di fuoriuscita dalla crisi e di miglioramento delle condizioni di vita per quelle classi sociali che più di altre la crisi la subiscono. La Grecia può essere un primo esempio, ed è per questo che Germania e Troika cercano di isolarla e ricattarla. Perché è interesse di Germania e Troika non dimostrare che sia possibile una politica economica orientata alla piena occupazione e al soddisfacimento dei bisogni umani invece di assecondare i mercati. Noi crediamo sia possibile nei prossimi mesi che anche altri paesi europei possano cambiare, eleggere governi progressisti che possano concretamente battersi per cambiare le politiche economiche e sociali della UE.


Olga Ataniti (Syriza/Grecia), Margarita Mileva (Sinistra bulgara), Uwe Hiksch (Die Linke/Germania)

Diversi relatori locali hanno trattato il tema della situazione politico-sociale della Bulgaria. Quali aspetti l'hanno colpita di più?

Anche in Bulgaria la crisi oltre che sociale ed economica è sempre più una crisi democratica che sottrae diritti e taglia i servizi primari alla persona. Due dati allarmanti, per fare un esempio, sono quelli relativi all'incremento esorbitante del numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà dopo il 2008 e quello relativo all'abbandono scolastico dopo il 1989. Si è registrata in Bulgaria un'impennata di studenti che dopo le scuole superiori non si iscrivono all'Università. Il rapporto tra popolazione e numero di laureati è sceso drasticamente a dimostrazione che l'accesso ai saperi non è più un diritto ma un bene di mercato. In molti, anche a sinistra in Italia, pensavano che dopo il 1989 nei paesi dell'Europa dell'Est, dopo la fine del Socialismo Reale, ci sarebbe stato il trionfo della democrazia globale, invece si è assistito, e si assiste, al trionfo delle diseguaglianze sociali figlie di un capitalismo barbaro che in Bulgaria ha cancellato il ceto medio, impoverito i ceti deboli ed arricchito una ristretta oligarchia che ha in mano i gangli del paese. Sono dati da emergenza sociale quelli che indicano il calo del potere d'acquisto di salari e pensioni, l'incremento della disoccupazione, il taglio nell'accesso ai servizi (in particolar modo a quelli socio assistenziali). Oggi tale emergenza indotta dalle politiche neoliberiste sta riducendo il paese reale a condizioni di povertà diffusa mai viste dal dopoguera ad oggi.

Il degrado sociale in Grecia causato da anni di politiche di austerità è noto a tutti. Tuttavia, nel commentare la vittoria di Syriza, alcuni analisti bulgari hanno fatto notare due cose: la prima è che nonostante tutto la situazione sociale greca è ancora di gran lunga migliore di quella bulgara; la seconda è che mentre il popolo greco ha saputo dare segni di vitalità e ribellione, in Bulgaria il sentimento dominante è quello della rassegnazione. Di fronte a queste differenze quali sfide devono affrontare le singole forze che operano nei diversi paesi e Sinistra Europea come soggetto che opera a livello continentale?

Ricordo nel 2013 una mobilitazione popolare diffusa contro il governo Bulgaro, dopo gli scandali sulla corruzione, che portò all'occupazione dell'Università di Sofia e a manifestazioni di piazza che vennero animate per oltre un anno. Oggi in Bulgaria moltissimi pensionati hanno redditi che li collocano sotto la soglia di povertà e per arrivare alla fine del mese effettuano risparmi indicibili su cure mediche ed alimentazione con la ricomparsa, come in Grecia, di fenomeni di malnutrizione o denutrizione anche infantile. Occorre ricostruire il senso di utilità sociale della sinistra ed è ciò che la Sinistra Bulgara sta facendo, senza derive nostalgiche, nel tentativo di provare ad avviare un processo di unificazione della sinistra politica bulgara contraria all'Austerity. Occorre mutare i rapporti di forza esistenti. In Portogallo, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Spagna esiste una sinistra che si ricompone ed intercetta consensi, che avanza proposte alternative, che pratica una militanza sociale diffusa e si colloca nel campo della trasformazione e dell'utilità sociale.

Sebbene in alcuni paesi, Grecia e Spagna ad esempio, la risposta popolare alla crisi e alle politiche di austerità si sia manifestata anche con il rafforzamento di alternative di sinistra, molti altri paesi europei come la Francia e la stessa Italia hanno visto il consolidamento di forze di destra anti-europee, populiste e spesso apertamente razziste. Perché in molte realtà (e ancor di più nei paesi dell'Europa orientale) la sinistra (non solo quella radicale) fatica a trovare un suo spazio e a caratterizzarsi come una alternativa credibile?

In Francia il Front de Gauche ha registrato una crescita superiore a quella del Front National. Il tema non è tanto quello dell'euroscetticismo ma del modello di Europa che si vuole costruire. Chi è euroscettico, chi come la Sinistra Europea parla di un'Europa di uguali o chi ha finanziato le banche con soldi pubblici come i governi delle larghe intese dei popolari e dei socialisti europei? La sinistra ha necessità a mio giudizio di ricostruire se stessa mettendo al centro le pratiche sociali, come elemento di aggregazione e generalizzazione delle lotte per ricostruire la propria utilità sociale. Dopo trentanni di politiche neoliberiste e di diffusione dell'egoismo sociale parlare di vincoli solidali è molto più difficile che proporre scorciatoie che parlano alla pancia e non alla mente di una collettività. Durante la conferenza la compagna Olga Athaniti del Comitato Centrale di Syriza, intervenendo sulla svolta greca, contro la sottomissione neoliberista, verso un processo reale di emancipazione democratica è stata molto chiara sulla differenza tra le ricette della sinistra d'alternativa e quelle delle destre populiste dicendo che le proposte della destra mirano alla sopravvivenza, quelle della sinistra alla vita.

Nel suo intervento durante la conferenza ha trattato il tema della politica di austerità e dei bisogni sociali in Italia. Alla luce degli interventi degli altri relatori quali sono gli elementi salienti in comune e quali le differenze con gli altri paesi europei?

E' del tutto evidente come l'attacco ai diritti dei lavoratori sia una precisa scelta politica della Troika oltre che dei governi degli stati membri. Il Job Acts e l'attacco all'articolo diciotto non avrebbero avuto senso se letti sotto la lente della crescita economica. Se letti invece sotto la lente di una competitività che favorisce il capitale e le imprese, riduce i diritti in nome di una flessibilità utile agli imprenditori e coercitiva per i lavoratori è del tutto evidente che le riforme del mercato del lavoro, hanno coordinate comuni in Italia ed in altri paesi del sud dell'Europa. Un ragionamento analogo può essere fatto prendendo in esame la cosiddetta "riqualificazione" della spesa pubblica che altro non è che la trasformazione in privilegi di diritti fondamentali con la conseguente cancellazione. La macelleria sociale prodotta dai Governi Monti e Renzi ha avvicinato l'Italia alla Grecia e non ad un'Europa che estende i diritti e rafforza lo stato sociale per uscire dalla crisi.

Che impressione le hanno fatto i compagni di "Sinistra Bulgara"? Cosa conosce della loro attività politica in Bulgaria?

La "Sinistra Bulgara" è un soggetto politico giovane, con meno di cinque anni di vita, che cerca di costruire una nuova soggettività della sinistra, senza scegliere scorciatoie nostalgiche ma provando a costruire una piattaforma valoriale avanzata che metta al centro i diritti e le persone in contrapposizione con le forze conservatrici ed i Socialisti, ed il sistema di potere che hanno costruito dal '90 in poi, svendendo la sovranità nazionale al capitale finanziario.

Quali sono i rapporti tra il Partito della Rifondazione Comunista e quello della "Sinistra Bulgara". Al di là del comune lavoro nella Partito della Sinistra europea ci sono altri rapporti o collaborazioni con il partito bulgaro?

Essere nello stesso partito europeo significa condividere un programma comune, ed insieme portarlo avanti. Noi lavoriamo in tutti i paesi europei per costruire alleanze contro l'austerità. In questo sosteniamo il lavoro della Sinistra Bulgara.

Per concludere, era la prima volta che visitava la Bulgaria? Che impressione le ha fatto?

Ero già stato a Sofia nel 2013 per qualche giorno a ridosso dell'ultimo dell'anno. Avevo qualche giorno di ferie e colsi l'occasione di visitare la città prima di spostarmi in treno a Belgrado per raggiungere alcuni amici. Sofia è una città assolutamente piacevole da visitare nell'arco di due/tre giorni, molto dinamica, in cui convivono le vestigia del Socialismo Reale con ciò che resta di quasi cinque secoli di dominazione ottomana e le nuove icone di un turbocapitalismo che ha moltiplicato casinò e catene del food and beverage. La città è una città assolutamente gradevole, animata da luoghi in cui trovano spazio le nuove avanguardie culturali, come la Red House e dalla convivenza delle diverse anime che costituiscono il paese, non capita spesso di trovare a poche decine di metri di distanza, in una capitale europea, una moschea, una cattedrale ortodossa, una cattedrale cattolica ed una sinagoga sefardita tutte in uso.

Foto tratte dai profili facebook di O.Bojukliev e P.Pantaleoni.


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".



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