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La Bulgaria ricorda Vassil Levski, l'apostolo della libertà

19.02.2015

"Se vincerò, vincerà l'intero popolo. Se perderò, perderò solo me stesso"

In questi giorni, come ogni anno, la Bulgaria ricorda e celebra Vassil Levski. Eroe nazionale, conosciuto come l'apostolo della libertà, Levski è amato e rispettato dall'intero popolo bulgaro.

Nato a Karlovo, il 18 luglio 1837, da una famiglia della classe media a 14 anni rimane orfano di padre. Sotto la guida di uno zio viene indirizzato verso una scuola religiosa. Nel 1858 prende i voti e diventa diacono con il nome di Ignatij. La sua attività rivoluzionaria inizia nel marzo 1862 quando parte per la Serbia dove si arruola nella Prima legione bulgara guidata da Georgi Rakovski. In questo periodo comincia a maturare l'idea di formare comitati rivoluzionari locali collegati fra loro come nucleo fondante del movimento di liberazione.

Nella primavera del 1864 taglia i suoi lungi capelli da monaco e ritorna allo stato laicale. Successivamente la sua professione di insegnante gli permette di diffondere le proprie idee e di sviluppare ulteriormente il concetto di organizzazione rivoluzionaria con base in Bulgaria, una visione innovativa che supera le precedenti strategie che si basano su distaccamenti esteri.

Durante i suoi viaggi in Bulgaria, Levski crea un'ampia rete di comitati insurrezionali che formano il nucleo dell'Organizzazione Rivoluzionaria Interna. Nel 1869 assieme a Ljuben Karavelov (1834-1879) fonda a Bucarest il Comitato centrale rivoluzionario bulgaro, che prende la direzione del movimento insurrezionale. L'organo del Comitato, il giornale "Svoboda" ("Libertà"), viene affidato alla redazione di Ljuben Karavelov.

Ritornato in Bulgaria si prodiga nella organizzazione del movimento rivoluzionario. Catturato dalle autorità ottomane fu condannato a morte ed impiccato il 18 febbraio 1873 a Sofia, nel luogo dove si trova oggi il monumento a lui dedicato.

Dopo la sua morte, divenne capo del Comitato centrale rivoluzionario il poeta Hristo Botev (1848-1876), che continuò la sua opera, e gli dedicò il celebre poema "L'impiccagione di Vassil Levski". Nemmeno lui vide la liberazione della Bulgaria che avvenne soltanto nel 1878 come epilogo della guerra Russo-Turca.

Vassil Levski è stato un rivoluzionario e democratico, che riteneva che il sistema tirannico ottomano andasse sconfitto con la rivoluzione. Al suo posto si sarebbe dovuta instaurare una "repubblica santa e pura", basata sulla giustizia sociale e sull'uguaglianza di tutti i popoli. Levski ha affermato: "vivremo in piena libertà, dove vivono i bulgari: in Bulgaria, Tracia, Macedonia, le persone di qualunque etnia vivranno in questo nostro paradiso e saranno nei diritti uguali in tutto ai bulgari".

Tutti i gruppi etnici e religiosi, bulgari, turchi, ebrei o altri, dovevano godere di pari diritti. Egli ha affermato in più occasioni che i rivoluzionari bulgari combattevano contro il governo del Sultano, non contro il popolo turco e la loro religione: "Non stiamo allontanando il popolo turco né la loro fede, ma l'imperatore e le sue leggi (in una parola, il governo turco), che ha dominato non solo noi, ma gli stessi turchi in modo barbaro." Le sua azioni sono state definite come una lotta per i diritti umani ispirata della idee liberali progressiste della Rivoluzione Francese e delle società occidentali del XIX secolo.

Levski era pronto a sacrificare la sua vita per la rivoluzione e a mettere la Bulgaria e il suo popolo al di sopra dei propri interessi personali: "Se vincerò, vincerà l'intero popolo. Se perderò, perderò solo me stesso".


Monumento a Vassil Levski (Veliko Tarnovo)


L'impiccagione di Vassil Levski
di Hristo Botev
Traduzione dal bulgaro di Luigi Salvini

O mia madre, o patria diletta,
perché piangi, così triste e dolente?
O corvo, e tu, uccello sinistro,
su che tomba crocidi lugubre?

Oh, so, lo so - tu piangi, o madre,
perché sei schiava in gramaglie;
perché la sacra tua voce, o madre,
in un deserto invoca aiuto.

Piangi! Laggiù, vicino a Sofia,
alzare vidi una forca nera:
e il tuo unico figlio, o Bulgaria,
là ne pende, con orribile forza...

Crocida lugubre il corvo sinistro,
ulula il cane, urla il lupo pei campi;
supplici i vecchi pregano Dio,
piangon le donne, strillano i bimbi.

Canta l'inverno il suo canto crudele,
le raffiche inseguono i cardi per il piano;
freddo, gelo, pianto senza speranza
fasciano di tormento il tuo cuore.

Tratto da "Liriche e brani scelti"; Edizioni di cultura A.I.B. - Roma; Sofia, dicembre 1958





Отдавна ли си, момне, калугерица - La canzone preferita di Vassil Levski


Autore: D.P.-P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".




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