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Bulgaria verso l’adozione dell'Euro?

02.02.2015

La Bulgaria sta muovendo i primi passi per adottare l'Euro. Su questo argomento proponiamo un recente articolo di Gianluca Samà per "East Journal", puntualizzando che due giorni fa il ministro delle Finanze bulgaro, Vladislav Goranov, ha affermato in una intervista a Radio Darik, che la Bulgaria, pur desiderosa di aderire all'Eurozona, si rende conto di non essere ancora preparata ed ha menzionato il 2018 come possibile data per il completamento della prima fase, l'inserimento del Lev bulgaro nel ERM II (European Exchange Rate Mechanism II). Il ministro ha anche evocato delle "riforme strutturali" propedeutiche che dovrebbero essere indicate dall'eurogruppo. È utile ricordare che l'adozione dell'Euro costituisce uno degli obblighi che il paese ha assunto con l'adesione alla Unione Europea (2007) e che la Bulgaria ha di fatto già perso la sovranità monetaria nel 1997 con l'istituzione del currency board, meccanismo monetario che ha legato il valore della valuta nazionale a quello del Marco Tedesco (in seguito all'Euro). Sarà importante capire se l'eventuale adesione all'euro, comporterà o meno la fine del currency board prima dell'adozione dell'Euro, ad esempio nel momento in cui il Lev entrerà nel ERM II, o addirittura prima. [Bulgaria-Italia]

Bulgaria: verso l'adozione della moneta unica?

Il ministro delle Finanze bulgaro, Vladislav Goranov, ha affermato non essere remota la possibilità per la Bulgaria di aderire all'Euro entro la naturale scadenza del governo Borisov

Il ministro delle Finanze bulgaro, Vladislav Goranov, ha recentemente ventilato la possibilità per il proprio Paese di adottare l'euro. Questo accadrà, nella più rosea delle previsioni, dopo l'adesione agli Accordi Europei di cambio (AEC II o ERM II), la quale sarà possibile dal momento che Sofia presenta tutti i requisiti per sostenere le riforme necessarie all'adozione della moneta unica europea.

Goranov ha sottolineato come questo sia il momento migliore per iniziare i colloqui con le istituzioni europee: ora come ora l'adesione politica all'Europa è ai suoi massimi storici, e inoltre ricorda che la Bulgaria è un paese membro dell'unione solo dal 2007, ma risale a dieci anni prima l'ancoraggio del lev all'euro (sebbene la valuta bulgara non sia ancora inclusa nell'AEC II).

Incalzato dalle domande dei giornalisti il ministro si è dimostrato ottimista, nonostante la Bulgaria sia il Paese più povero dell'Unione Europea. Svariati analisti hanno già sottolineato come possa essere molto più rischiosa l'adozione dell'euro rispetto a quanto previsto da Goranov: se già poco tempo fa la corruzione e il crimine organizzato all'interno delle istituzioni avevano minato l'adesione all'AEC II, ora la crisi finanziaria bulgara peserebbe ancora di più sulle decisioni di Bruxelles.

Dallo scorso giugno la crisi finanziaria si è acuita ancora di più in seguito a fenomeni di bank-run (ritiro in massa dei conti depositati presso una banca per paura che la stessa non sia in grado di essere solvente) che hanno colpito un'importante banca bulgara, la Corpbank, in seguito presa in gestione dalla Banca Centrale. L'Unione Europea non è potuta rimanere in silenzio di fronte alla decisione iniziale di negare l'accesso ai conti dei depositari (i conti sono stati sbloccati a dicembre), palesando un'ulteriore falla nel sistema bancario e finanziario bulgaro.

Di queste debolezze strutturali se ne è accorta anche l'importante agenzia di rating Standard & Poor's, la quale nello stesso mese ha declassato i titoli di stato bulgari da BB+ a BB-. A questo si aggiunga la grave crisi del livello dei prezzi dovuto a una deflazione annua del 1,4% che perdura da ormai venti mesi consecutivi.

Un aiuto concreto contro la deflazione potrebbe provenire dalla manovra di Quantitative Easing (alleggerimento quantitativo) che secondo gli intermediari finanziari la BCE ha annunciato giovedì 22 gennaio. La banca centrale, in questo caso la BCE, acquista generalmente titoli e azioni da banche e fondi per immettere nuove liquidità in circolo e far crescere l'inflazione che in Europa si attesta oggi su livelli troppo bassi e preoccupanti.

Il QE, qualora venisse applicato anche a paesi europei che non aderiscono all'Euro (ad esempio la Bulgaria, ma anche la Gran Bretagna) aiuterebbe Sofia ad uscire dalla crisi deflattiva. Il QE aumenterebbe la quantità di valuta circolante in tutta l'Unione (si parla di una manovra di acquisto di circa 100 mld di euro), la quale, a sua volta, diminuirebbe il tasso di interesse nominale sul debito sovrano di ogni Paese. In questo modo il debito diminuirà di valore dal momento che il tasso di interesse calcolato su di esso sarà minore. Gli stati potrebbero quindi investire il risparmio ottenuto dalla diminuzione del tasso di interesse sul debito con nuove spese pubbliche e investimenti, che permetterebbero nel medio termine un'uscita dalla deflazione.

Ovviamente questa manovra, che è ancora in forse, lungi dall'essere applicata pone problemi non solo economici ma politici: la Bundesbank (la banca centrale tedesca) ha espresso le proprie critiche alla proposta, sottolineando come non esista la minima unità politica necessaria per affrontare i rischi relativi all'acquisto dei titoli di Stato: i Paesi con i titoli di stato sicuri non si accollerebbero mai (di concerto con gli altri paesi dell'Unione) le relative perdite del QE, che rimarrebbero appannaggio dello stato insolvente nell'ipotesi che esso dichiari default. E se questo scenario è probabile per l'Italia, lo diventa ancora di più per la Bulgaria, la quale per ora rimarrà in attesa che l'Europa ritrovi la propria unità politica che dia nuova credibilità all'unione monetaria, la stessa a cui lo stato balcanico vuole aderire in futuro.


Autore: Gianluca Samà
Fonte: East Journal


Per approfondire: Notizie di Economia



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