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Sofia 1973: Berlinguer doveva morire?

15.01.2015

Del presunto attentato ad Enrico Berlinguer a Sofia nel 1973, si è parlato in diverse occasioni. Solitamente si inizia a raccontare questa storia partendo dall'intervista del 1991 realizzata dal settimanale "Panorama" ad Emanuele Macaluso, importante collaboratore di Berlinguer negli anni '70, nella quale si riferisce di uno strano incidente automobilistico accaduto a Sofia mentre il segretario del Partito Comunista Italiano, al termine di una visita in Bulgaria, era diretto verso l'aeroporto per rientrare in Italia.

Secondo la ricostruzione, lo scontro fu causato da un camion che si venne a trovare improvvisamente sul percorso dell'auto. Berlinguer contuso riuscì a salvarsi ma uno degli occupanti della vettura morì in seguito dalle gravi ferite riportate (probabilmente l'autista, anche se alcune fonti parlano invece dell'interprete). Gli altri occupanti erano due dirigenti comunisti bulgari di primo piano: Boris Velchev e Konstantin Tellanov, anch'essi furono feriti o contusi. Era il 3 ottobre 1973 ed Enrico Berlinguer era reduce da alcuni incontri con i massimi dirigenti bulgari tra cui segretario generale del partito comunista Todor Zhivkov. Successivamente alle dichiarazioni di Macaluso, la moglie Letizia confermò che il marito aveva espresso il sospetto che quell'incidente non fosse stato casuale.

L'Unità 26.10.1991 - Macaluso Berlinguer
L'Unità - 26.10.1991

A differenza di quanto viene spesso riportato, non è del tutto corretto affermare che prima del 1991 di quell'incidente non se ne sia mai parlato pubblicamente. Esiste infatti una nota dell'ufficio stampa del PCI dal titolo "Notizie infondate di qualche giornale sulla salute di Berlinguer" pubblicata da L'Unità il 14 ottobre 1973, la quale afferma: «In relazione alla notizia pubblicata da qualche giornale sulle condizioni dell'onorevole Berlinguer si precisa che esse sono del tutto normali. Durante il recente soggiorno in Bulgaria del segretario del Pci, l'auto sulla quale egli si trovava ha avuto un incidente a seguito del quale l'onorevole Berlinguer ha riportato leggere contusioni senza alcuna conseguenza». Il fatto dunque era stato riportato da alcuni giornali sebbene probabilmente nessuno era andato al di là del semplice fatto di cronaca.

Dello stesso tono, sebbene ovviamente non disponibile al pubblico all'epoca dei fatti, un cablo dell'Ambasciata Americana a Sofia diretto al Segretariato di Stato a Washington, diffuso da Wikileaks, nel qualche si cita che fonti attendibili hanno riferito dell'incidente al segretario del PCI. In tale documento non si fa alcuna menzione od ipotesi sulle cause dell'incidente, ma forniti dettagli sulle condizioni mediche delle persone coinvolte.

R 121347Z OCT 73
FM AMEMBASSY SOFIA
TO SECSTATE WASHDC 7127
INFO AMEMBASSY ROME
C O N F I D E N T I A L
SOFIA 1378 E.O. 11652: GDS TAGS: PFOR, PINR, BU, IT
SUBJECT: AUTOMOBILE ACCIDENT INVOLVING ITALIAN COMMUNIST PARTY SECRETARY GENERAL REF: SOFIA 1348

1. WE HAVE BEEN RELIABLY TOLD THAT ENRICO BERLINGUER, SECGEN ITALIAN COMMUNIST PARTY, BORIS VELCHEV, POLIBURO MEMBER, AND KONSTANTIN TELLALOV, CHIEF, CC FOREIGN POLICY AND INTERNATIONAL RELATIONS DEPARTMENT, WERE IN AN AUTOMOBILE ACCIDENT ON THE WAY TO AIRPORT TO SEND BERLINGUER BACK TO ROME ON OCTOBER 4.

2. THE COLLISION WHICH INVOLVED THE OFFICIAL CAR AND A TRUCK VERY SERIOUSLY INJURED THE DRIVER AND VELCHEV. BERLINGUER WAS BADLY SHAKEN BUT NOT INJURED. TELLALOV SUFFERED HEAD LACERATIONS (WHICH HAVE BEEN OBSERVED) AND A LEFT SIDE INJURY BUT HAS SUBSEQUENTLY BEEN RELEASED FROM THE HOSPITAL. VELCHEV IS STILL HOSPITALIZED BUT OUT OF DANGER, HOWEVER, THE CHAUFFEUR REMAINS IN SERIOUS CONDITION.
BATJER

CONFIDENTIAL

Sofia 1973 Incidente Berlinguer in BulgariaSofia 1973 Incidente Berlinguer in Bulgaria
L'auto su cui viaggiava Berlinuer dopo l'incidente (dal libro di G.Fasanella e C.Incerti)

Su questo caso, come è noto, i giornalisti Giovanni Fasanella e Corrado Incerti hanno condotto una inchiesta giornalistica che ha portato nel 2005 alla pubblicazione del libro dal titolo "Sofia 1973, Berlinguer deve morire". In esso gli autori hanno avanzato l'ipotesi che l'incidente fosse in realtà un attentato organizzato dai servizi segreti bulgari, e presumibilmente con l'approvazione di quelli sovietici, che avversavano l'eccessiva autonomia dei comunisti italiani. Una nuova edizione, questa volta intitolata "Berlinguer deve morire. Il piano dell'Unione Sovietica per uccidere il segretario del PCI" è stata pubblicata nel 2014, con l'aggiunta da una introduzione di Valter Veltroni, di una biografia del politico sardo, e di una rassegna stampa, ma sostanzialmente, per quanto riguarda il tema in questione, riproposto gli stessi contenuti dell'edizione precedente.

Per raccogliere documenti e testimonianze utili alla stesura del libro gli autori si recarono in Bulgaria, senza però arrivare a trovare, secondo quanto scrisse puntualmente nella prefazione Giuseppe Vacca, delle prove definitive. A loro avviso tuttavia gli indizi disponibili rimangono forti e con a pubblicazione della nuova edizione, avvenuta in occasione del 30° anniversario della morte di Berlinguer, gli autori hanno confermato il loro punto di vista su questa vicenda poco chiara.

L'ipotesi dell'attentato è stata contrastata dagli scettici in diverse occasioni. Tonino Bucci in un suo articolo del 2005 pubblicato da "Liberazione", riportò una ampia gamma di posizioni che ritenevano insufficienti gli elementi se non addirittura inverosimile l'ipotesi di complotto.

Verità o giallo fantapolitico? Sta di fatto che le dichiarazioni di Macaluso suscitano un coro di reazioni negative. Parte in prima fila l'ambasciatore sovietico a Roma, Adamishin, «i nostri servizi non colpito persone che creavano all'Urss molti più problemi di quanti non ne creasse Berlinguer». Non solo, lo stesso Tonino Tatò, l'uomo senz'altro più vicino al segretario del Pci: «Berlinguer mi parlò dell'incidente usando parole di fuoco contro l'incivile abitudine di quei paesi, dove, per dimostrare il proprio potere, facevano andare i cortei di automobili con a bordo autorità straniere a folle andatura per la città, ignorando ogni norma di sicurezza».

Anche il biografo ufficiale di Berlinguer, Giuseppe Fiori, ritiene la tesi del complotto infondata, una semplice «fantasticheria». «Quel giorno, il conducente dell'auto su cui viaggiava Berlinguer spinse troppo sull'acceleratore. La velocità era eccessiva: un sorpasso azzardato, una sbandata contro un camion e Berlinguer che esce stordito e dolorante per lo scontro. I bulgari, spaventati, gli danno per il ritorno a Roma un aereo-ambulanza. Quindi: nessun camion-killer contro la macchina di Berlinguer. Semmai il contrario». Altrettanto netti nel rigettare la tesi sono Janos Berecz, dirigente comunista ungherese, ma soprattutto Alessandro Natta e Carlo Galluzzi, entrambi legati a Berlinguer. E, infine, il colpo definitivo di Paolo Bufalini, figura chiave di Botteghe Oscure: «Ma come? Sull'auto con Berlinguer viaggiava anche il numero due del partito comunista bulgaro, Boris Velchev... Volevano ammazzare anche lui?»

Più recentemente, lo scorso 9 giugno il giornalista Lanfranco Palazzolo di Radio Radicale, ha scritto un articolo per "Il Tempo" alimentando ulteriore scetticismo nei confronti della tesi dell'attentato.

La tesi sostenuta da Palazzolo è chiara fin dal titolo dell'articolo "Quell'attentato inventato per «mitizzare» Berlinguer". Per avvalorarla l'autore porta due elementi. Il primo è quanto affermato da un testimone oculare dell'incidente:

Evstati Plostakov (Евстати Площаков in bulgaro, ndr), dipendente dell'azienda di trasporti bulgara Somat. Quel giorno, il signor Plostakov si trovava sul ponte sul quale Berlinguer rischiò di perdere la vita: «Non si trattò di un attentato, ma dell'effetto della negligenza e dell'incoscienza di due congedati che si rincorrevano a bordo di camion dell'esercito».

Si trattava di due camion «Zil» che incrociarono il corteo di Berlinguer e che erano diretti verso l'ospedale Iskar di Sofia. Proprio mentre avveniva questo incrocio, la macchina della polizia bulgara, che era alla testa del corteo, mise in funzione la sirena. Il primo camion riuscì a spostarsi a destra e a evitare il botto con la macchina della polizia, mentre l'altro camion si allargò a sinistra prese in pieno la vettura sulla quale si trovava Enrico Berlinguer, provocando la morte dell'autista.

Il testimone conferma che l'autista del secondo camion non cercò lo scontro: «Ebbi anche l'impressione che l'autista fu molto bravo, visto che riuscì ad evitare guai peggiori».

E, infatti, - scrive Palazzolo - negli archivi del Pcb non si è trovato nulla se non le immagini dell'incidente.

Berlnguer Zhivkov Bulgaria 1973L'Unità 05.10.1973 - Comunicato Congiunto PCI PCB
Incontro tra Berlinguer e Zhivkov a Euxinograd (1973 - BTA?) - L'Unità 05.10.1973

Il secondo elemento riguarda i rapporti tra il partito italiano e quello bulgaro. Qui Palazzolo, facendo leva su quanto pubblicato dal quotidiano del PCI "l'Unità" ritiene che

l'incontro tra Todor Zhivkov e Berlinguer è stato descritto come un incontro tempestoso. Ma nel comunicato congiunto dei colloqui bulgari non c'è nemmeno l'ombra di una polemica tra i due partiti «fratelli». A pagina 5 de l'Unità del 5 ottobre è scritto chiaramente: «I dirigenti dei due partiti fratelli hanno constatato con soddisfazione i mutamenti positivi verso la distensione, delineatisi negli ultimi tempi, nei rapporti internazionali».

Ai lettori più curiosi proponiamo due articoli tratti da L'Unità del 5 ottobre 1973. Il primo è il testo integrale del comunicato stampa citato, il secondo il resoconto della visita di Berlinguer a Devnja e a Tolbuhin (l'odierna Dobrich).

Altri autori invece ritengono che i rapporti tra PCI e PCB all'epoca fossero piuttosto tesi. La figlia di Berlinguer, Bianca, intervistata durante il film "Quando c'era Berlinguer" (W. Weltroni, 2014) ricorda che dell'attentato se ne parlò in famiglia e che il padre non volle più recarsi in Bulgaria.

Su questo argomoento Palazzolo però controbatte, sempre citando l'Unità, che

il leader del Pci non aveva avuto alcun problema ad incontrare Zhivkov all'ambasciata bulgara di Roma il 24 giugno 1975 dove, secondo quanto è scritto su «l'Unità» del giorno successivo, Zhivkov «si è intrattenuto in un cordiale colloquio con Longo e Berlinguer». Ma di questo non hanno scritto nulla i complottisti che hanno immaginato un attentato il 3 ottobre 1973 a Sofia.

Lo scetticismo di Palazzolo si basa dunque su resoconti e testimonianze da lui ritenute affidabili e dall'altra parte anche coloro che ritengono l'ipotesi dell'attentato plausibile ammettono che non è mai stata trovata una prova definitiva. Tuttavia rimangono dei punti oscuri come ad esempio il fatto che il nome dell'autista del camion che si scontrò con l'auto di Berlinguer rimanga ancora sconosciuto, come ha ricordato uno degli autori del libro "Berlinguer deve morire" Giovanni Fasanella intervistato per Radio Radicale proprio da Lanfranco Palazzolo.

Dove l'argomentazione di Palazzolo appare decisamente più fragile è quando si riferisce alla necessità di costruire un "mito". Anche senza prendere a prestito le parole di Paolo Spriano che parlò di una "vita di sacrificio, di passione rivoluzionaria, di tensione politica e morale di un dirigente comunista come Berlinguer", i suoi comportamenti e le sue idee appaiono oggi talmente distanti dalle bassezze della politica degli ultimi decenni, che i fatti di Sofia, comunque si siano svolti, appaiono comunque marginali rispetto alla costruzione di un giudizio sull'uomo politico sardo.

In conclusione ad oltre 40 anni di distanza dai fatti, appare difficile che se possa andare oltre le ipotesi e le congetture. Se si è trattato solo di un sospetto che Berlinguer ha avuto, magari causato dallo shock per l'incidente e dalla tensione del rapporto con i bulgari ed i sovietici, è evidente che la ricerca delle prove, quanto mai difficile dopo molti anni, non porterà mai a nulla. Gli stessi sostenitori della tesi dell'attentato ammettono di non avere elementi definitivi, ma evidenziano che su questa vicenda rimangono diversi punti oscuri.


Intervista a Mihail Gorbaciov in occasione dei funerali di Berlinguer - 1984 (comincia al 01:00:49 del video)


Quando Benigni prese in braccio Berlinguer (1983)


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".


Per approfondire: Enrico Berlinguer - Sofia 1973: attentato o incidente?



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