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Bruxelles: South Stream può andare avanti ma secondo le regole UE. Mosca sarà d’accordo?

06.12.2014

Continuano gli incontri e le manovre politiche relativamente al progetto South Stream. Da segnalare un importante in contro a Bruxelles tra il primo ministro bulgaro Boyko Borissov ed il capo della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Quest'ultimo ha espresso la posizione europea nei seguenti termini. Il progetto può andare avanti ma secondo le regole della UE. Tali regole impongono la separazione tra chi fornisce la materia prima e chi controlla le infrastrutture. Su questo argomento proponiamo un servizio di EuroNews ed una porzione di un articolo de "La Voce della Russia" piuttosto critico della posizione europea. [Nota a cura di Bulgaria-Italia]


South Stream: la Bulgaria cerca il sostegno della Commissione per far ripartire il gasdotto

Ue-Russia: andare avanti guardando indietro

Autore: Oleg Severghin
Fonte: La Voce della Russia

Parlando ad un incontro avuto a Bruxelles con il Primo ministro della Bulgaria Bojko Borisov, il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato che il progetto per la realizzazione del metanodotto South Stream, che giorni fa il Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato cancellato, tuttavia può essere portato a termine.

Ma solo nell'ambito delle condizioni dell'Ue. La dichiarazione di Juncker appare come una marcia indietro sul problema del progetto.

"Dopo che i russi hanno deciso di abbandonare il progetto South Stream, il capo della Commissione Europea, a giudicare dai fatti, ha preso un bello spago", - ha osservato a riguardo con una punta di ironia il quotidiano delle imprese tedesco "Deutsche Wirtschafts Nachrichten". A quanto pare, - riassume l'edizione,- solo ora a Bruxelles hanno capito quanto siano enormi le perdite che comporta per i paesi europei-orientali questo passo di Mosca. Tuttavia, nel caso specifico non appaiono indicativi i dettagli giuridici della disputa sulle esigenze del "terzo pacchetto energetico". Anche se, secondo le parole del Ministro dell'energia russo Alexandr Novak, le condizioni ivi contenute sono state avanzate alla Parte russa già dopo che il progetto era stato concordato. Curiosi appaiono gli argomenti addotti da Bruxelles e il loro tono.

Di dichiarazioni patetiche all'incontro di Jean-Claude Juncker con Bojko Borisov ce n'erano in abbondanza. "La Bulgaria è una parte della famiglia europea, e noi siamo pronti a venire in soccorso dei componenti bulgari della nostra famiglia!", - ha dichiarato enfaticamente il numero uno dell'Ue. "Noi,- egli ha aggiunto,- vogliamo che materiali energetici possano fluire verso la Bulgaria e tutta l'Europa in generale, e non sopporteremo nessun ricatto nei problemi energetici!". A sua detta, ora la palla è nel campo della Russia. Pressappoco negli stessi termini si è espresso anche l'alto ospite bulgaro di Juncker. "Siamo pronti a riprendere in qualsiasi momento la realizzazione del South Stream, se sarà risolto il problema della sua corrispondenza alle esigenze dell'Ue",- egli ha dichiarato. Il premier bulgaro ha assicurato il capo del Governo Europeo che il suo Paese sostiene le sanzioni dell'Ue alla Russia e che è necessario continuare ad applicarle.

Emerge che tutto il torto è dalla parte della Russia. Paese cui per tutta la durata dei lavori per l'attuazione del progetto, avviato nel 2006, si faceva lo sgambetto sotto qualsiasi forma. Il South Stream che sarebbe arrivato direttamente in Europa scavalcando l'Ucraina, era considerato concorrente del progetto non realizzato Nabucco, che era destinato a trasportare il gas dalla regione del Caspio verso l'Europa senza passare dalla Russia, anzi era stato proclamato un progetto prioritario dell'Unione Europea. Nel gennaio 2011 l'allora Commissario all'Energia Günther Oettinger aveva apertamente consigliatot a Kiev di convincere Mosca di abbandonare il progetto South Stream e di investire il denaro nella modernizzazione del sistema ucraino di trasporto del gas. Il terzo pacchetto energetico non era in agenda.

È interessante in questo senso anche la posizione di Sofia. La Bulgaria che nel 2014, sotto la pressione dell'Ue ha dichiarato di rinunciare alla sua partecipazione alla realizzazione del South Stream, e ha chiesto di portare avanti le sanzioni antirusse, ora chiede alla Russia di riprendere l'attuazione del metanodotto. Che cosa c'è di più: idealismo politico con sicumera o paura di grido da parte di Bruxelles o di Washington? A quanto pare è opportuno ricordare le parole del messaggio che Vladimir Putin ha rivolto il 4 dicembre 2014 all'Assemblea Federale e in cui egli ha detto, in particolare, che non si deve uniformare le norme del diritto internazionale agli interessi congiunturali, considerando tutti gli altri che stanno attorno persone poco istruite che non sanno né leggere né scrivere". [...]




Per approfondire: Notizie di Economia



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