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Rapporto Eurostat: il 48% dei bulgari a rischio povertà ed esclusione sociale

05.11.2014

L'ufficio statistico europeo Eurostat ha diffuso ieri il rapporto sul rischio della povertà e dell'esclusione sociale relativo alla situazione dei 28 paesi UE. Allarmanti i dati sulla Bulgaria dove quasi la metà della popolazione (48%) rientra in questa fascia, il valore più alto di tutta l'Unione. Questo significa che un bulgaro su due ha difficoltà a rispettare i termini di pagarmento dell'affitto (o del mutuo) e delle bollette, a riscaldare adeguatamente la casa, ad affrontare spese impreviste ed altre incombenze. Inoltre ben il 43% dei bulgari vive in condizioni di significative carenze materiali. Il rapporto indica che purtroppo in questi cinque anni la situazione si è aggravata ulteriormente. Questi dati sono stati resi in un momento particolarmente delicato per la Bulgaria, in quanto ad un mese dalle elezioni anticipate il paese non ha ancora un governo. Per di più due tragici episodi di auto-immolazione, una donna a Sofia di fronte alla presidenza ed un uomo a Sandanski stanno aumentando l'inquietudine, e, sebbene non siano note le ragioni di tali gesti, essi ricordano i sei casi analoghi che si verificarono nel periodo febbraio-marzo 2013, in concomitanza con vasto movimento di protesta anti-governativo. Per un quadro complessivo della situazione europea, alla luce del rapporto Eurostat, pubblichiamo un articolo di greenreport.it [Bulgaria-Italia]

Più di 122 milioni di europei a rischio povertà ed esclusione sociale. 17,33 milioni in Italia

Nel 2013 una persone su 4 in questa situazione nell'Ue e il 28,4% in Italia

Nell'Unione europea a 28 una persona su 4 è colpita da almeno una di queste tre condizioni: rischio di povertà monetaria; situazione di forte privazione materiale, famiglia ad intensità di lavoro molto bassa. A dirlo è l'ultimo rapporto Eurostat, l'ufficio statistico dell'Ue, che evidenzia che nel 2013 nell'Ue a 28 le persone minacciate di povertà o di esclusione sociale erano il 24,5%, leggermente in calo rispetto al 2012 (24,8%), ma più del 23,8% del en 2008.

In Italia nel 2008 erano a rischio povertà ed esclusione sociale il 25,3% dei cittadini (15,1 milioni) e sono saliti al 28,4% nel 2013 (17,33 milioni).

Eppure la riduzione del numero dei poveri è uno degli obiettivi centrali della strategia Europe 2020 dell'Ue.

Il peggior livello di povertà è in Bulgaria (48%), mentre un altro Paese dell'ex Patto di Varsavia, la Repubblica Ceca, è quella messa meglio (14,6%). Ma siamo lontani dalle promesse di benessere per tutti fatte dal capitalismo trionfante dopo la caduta del muro di Berlino: «Ne 2013, più di un terzo della popolazione è minacciata di povertà o di esclusione sociale in 5 degli stati membri: in Bulgaria (48,0%), in Romania (40,4%), in Grecia (35,7%), in Lettonia (35,1%) ed in Ungheria (33,5%)».

Oltre alla Repubblica Ceca, i Paesi con il livello più basso s di povertà sono quelli dove le politiche del welfare socialdemocratico non sono state messe in dubbio nemmeno dai governi conservatori: Olanda (15,9%), Finlandia(16,0%) e Svezia (16,4%).

I cali nel livello di povertà ed esclusione sociale sono stati registrati in Polonia (dal 30,5% del 2008 al 25,8% del 2013), in Romania (44,2% - 40,4%), Austria ( 20.6% - 18.8%), Finlandia (17,4% - 16,0%), Slovacchia ( 20,6% - 19,8%), Repubblica Ceca (de 15,3% - 14,6%) Francia (18,5% - 18,1%), mentre in Belgio il dato è rimasto stabile al 20,%

Il 16,7% della popolazione europea è minacciata di povertà monetaria, cioè guadagna meno del della soglia del rischio di povertà, nel 2012 erano il 16,9% e nel 200 il 16,6% e il dato è preoccupante perché la povertà monetaria misura diverse soglie di povertà ed evolve nel tempo con la crisi economica, quindi la soglia in alcuni Stati membri è scesa.

Nel 2013, plus de 20% della popolazione era minacciata di povertà monetaria in Grecia (23,1%), Romania (22,4%), Bulgaria (21,0%), Lituania (20,6%) e Spagna (20,4%). Subito dopo arriva l'Italia con il 19,1%.

Anche per questo indicatore i Paesi messi meglio sono la Repubblica Ceca (8,6%) e l'Olanda (10,4%).

Il 9,6% dei cittadini dell'Ue è in una situazione di forte privazione materiale, cioè le loro condizioni di vita sono limitate dalla mancanza di risorse: non riescono a pagare le fatture, a riscaldare le case dove vivono o a prendersi una settimana di vacanze fuori dal loro luogo di residenza. La percentuale di persone con forti privazioni materiali è calata dal 9,9% del 2012, ma è ben superiore all'8,5% del 2008.

I poveri sono più numerosi in Bulgaria (43,0%), Romania (28,5%) e Ungheria (26,8%), mentre la povertà materiale è quasi sconosciuta in Svezia (1,4%), Lussemburgo (1,8%), Olanda e Finlandia (2,5%) e molto ridotta in Danimarca (3,8%) ed Austria (4,2%). L'Italia non è messa per nulla bene: 12,4% di povertà materiale con un balzo preoccupante rispetto al 7,5% del 2008.

Il 10,7% degli europei tra 0 e 59 anni vive in famiglie a bassissima intensità di lavoro, cioè nelle quali gli adulti utilizzano meno del 20% del loro potenziale totale di lavoro nel corso dell'anno e questa percentuale dal 2008 non smette di aumentare nell'Ue a 28. Qui la classifica è in gran parte diversa da quella dei due indicatori precedenti: i Paesi più messi male sono Grecia (18,2%), Croazia (15,9%), Spagna (15,7%), Belgio (14,0%) Gran Bretagna (13,2%), mentre le famiglie dove si lavora di più sono in Romania (6,4%), Lussemburgo (6,6%), la Repubblica Ceca (6,9%), Svezia (7,1%) e Polonia (7,2%). L'Italia peggiora anche in questo indicatore, arrivando all'11% del 2013 rispetto al 9,% del 2008.


Fonte: greenreport.it



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