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Index Zero, nuovo film di fantascienza italiano girato in Bulgaria

27.10.2014

Index Zero è il primo film di fantascienza italiana con ambizione internazionale dai tempi di Nirvana di Gabriele Salvatores. E' stato girato, in lingua inglese, nell'arco di sette settimane in Bulgaria. Precisamente nel quartiere Kremikovtsi di Sofia, sede del più grande complesso metallurgico del paese, costruito negli anni 60 del secolo scorso, privatizzato nel 1995 e attualmente in stato di completo sfacelo.

L'opera, il cui casting degli attori si è svolto a Londra, è stata appena presentata nella sezione «Prospettive Italia» al Festival del Film di Roma. Il regista Lorenzo Sportiello è un filmmaker della nuova generazione, abituato ad auto-prodursi. Nato a Bari nel 1978, vive e lavora a Roma, dove si è laureato in Scienze della Comunicazione e diplomato in regia cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia. In questo film, sia per esigenze creative sia di budget, ha co-firmato la sceneggiatura, le musiche e gli effetti visivi.

L'ambizione produttiva del film è stata quella di produrre un film indipendente, internazionale, con un budget decisamente contenuto rispetto ad altre produzioni. L'obiettivo è stato raggiunto grazie a un cast tecnico-artistico di alto livello, formato da giovani talenti della nuova generazione con già una esperienza professionale alle spalle.

La trama

Nel 2035, alcuni esseri umani non sono più sostenibili. Kurt (l'attore inglese Simon Merrells) e Eva (l'attrice romena Ana Ularu) vivono oltre la grande muraglia degli Stati Uniti d'Europa, nelle terre abbandonate dopo la crisi economica globale. Lei è incinta e, per assicurare un futuro migliore al loro bambino, vogliono entrare in Europa illegalmente.

Affrontano un lungo e disperato viaggio che parte dalle terre aride e finisce in uno strettissimo tunnel scavato illegalmente sotto la muraglia. Riescono a superare il confine, ma sono catturati dalla polizia dell'immigrazione che li confina in un centro di detenzione temporanea costringendoli a separarsi.

Qui scoprono che ad ogni persona è assegnato un indice di sostenibilità basato sul benessere e la produttività personale. Praticamente, li divide in classi, decidendo chi può sopravvivere da chi dovrà morire.

Secondo questo calcolo, Kurt è considerato "potenzialmente sostenibile", in attesa di raggiungere l'INDICE ZERO che gli permetterà di diventare cittadino europeo. Eva, invece, è considerata 'non sostenibile', detenuta in attesa dell'espulsione oltre i confini. In Europa, infatti, la gravidanza naturale è illegale. La gestazione dei bambini avviene in uteri artificiali per non far perdere alle donne nove mesi di produttività.

Kurt, nonostante tutto, decide di non piegarsi agli eventi. Deve riuscire a liberare la sua donna e a far nascere suo figlio. Così come le ha promesso.

Il film

Index Zero può essere considerato un film di fantascienza umanista. La mia volontà è stata quella di girare un film di genere con un approccio intimista, europeo ha dichiarato Lorenzo Sportiello. La messa in scena è realistica, rendendo la rappresentazione del futuro il più naturalistica possibile. Anche il notevole impiego di effetti visivi è invisibile, al servizio della storia. La narrazione è in una rigorosa soggettiva, puntando sul minimalismo del racconto che scorre senza didascalie. Lo spettatore viene accompagnato a scoprire le regole del "mondo" in cui si muovono i protagonisti scoprendo gli eventi insieme a loro, spogliando il racconto di qualsiasi orpello. Attraverso lo sguardo di due immigrati, infatti, si vogliono raccontare i temi più attuali legati al futuro dell'Unione Europea e alla sostenibilità delle economie e delle genti. Secondo il regista, Index Zero non vuole essere una rappresentazione distopica del futuro, ma una proiezione realistica del nostro presente distopico.

Essere sostenibili, che vuol dire?

Leonardo Gregorio de Il Manifesto, in una recente intervista ha chiesto al regista "Essere sostenibili, che vuol dire?"

"È un concetto che ho cercato di portare alle estreme conseguenze, per rovesciarlo, in qualche modo, dentro una prospettiva diversa, perché mi sembra che nella nostra società, nel nostro presente, fatto di comunicazione in continuo movimento, sia in realtà molto semplice convincere grandi masse di persone con la superficialità di concetti positivi che funzionano benissimo. Spesso sui social non solo non si verificano le fonti delle notizie ma ci si ferma solo alla lettura dei titoli, in una sintesi ultra semplificata. Mi pare che una cosa analoga avvenga in un certo senso anche con quella che viene chiamata sostenibilità. Mi piacerebbe che le persone fossero più coscienti, più aperte al dubbio e all'approfondimento."


Autore: P.M.




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