Home | Notizie | Forum | Club | Cerca  Bulgaro
Subscribe
Share/Save/Bookmark
     
           Utente: non registrato, entra
  
Palazzo Nazionale della Cultura a Sofia
Palazzo Nazionale della Cultura a Sofia

Reportage di Rassegna Est sulla presenza imprenditoriale italiana in Bulgaria

26.10.2014

La presenza imprenditoriale italiana a Sofia e dintorni. Caratteristiche, settori più gettonati, prospettive e criticità. Reportage di Rassegna Est.

Sofia - Ottocento aziende, di tutte le taglie: grandi, medie e piccole. Le loro attività valgono il 5% del Pil e assicurano venticinquemila posti di lavoro.

I livelli non sono quelli della Romania, ma è indubbio che, benché poche siano le tracce nelle cronache, l'imprenditoria italiana ha in Bulgaria una sua stazza. Del resto la cosa filtrerebbe già al solo consultare la banca dati Ice/Reprint (vedi grafico più in basso), che mappa le imprese straniere partecipate da quelle italiane. Nel 2011 i dati sulla Bulgaria non erano dissimili, come numero complessivo di aziende partecipate, a quelli di altri paesi del sudest europeo come Turchia, Croazia, Serbia e Albania. Quanto al fatturato realizzato, lasciando da parte il confronto con Romania e Turchia, veri e propri giganti, Ice/Reprint lo stimava sul miliardo di euro, poco al di sotto dei numeri della Croazia, alla pari con quelli della Slovenia, al di sopra dei dati giunti da Albania e Serbia.

Vantaggi e criticità

Cos'è che trascina le nostre imprese in Bulgaria? Nel corso di un'importante missione a Sofia dell'Associazione nazionali costruttori edili (Ance), sono stati identificati i punti di forza del paese: vocazione all'export (70% del Pil), posizione strategica, tassazione sulle imprese molto vantaggiosa (vige un'aliquota unica al 10%), barriere linguistiche sormontabili (l'italiano è studiato e parlato), stabilità macroeconomica e bancaria. Tutto sommato. Perché il mercato del credito, uscito dalla grave crisi degli anni '90 grazie a un'iniezione di nuove regole, ha vissuto recentemente qualche incertezza, dovuta al caso Corpbank.

L'istituto, il quarto del paese, s'è trovato qualche mese fa improvvisamente a corto di liquidità agli sportelli. Da lì la questione si è allargata, fino a scoprire, come riporta l'agenzia Reuters, che la banca ha erogato prestiti con grande leggerezza a molte società che spesso avevano livelli di attività bassi e pochi dipendenti a libro paga, risultando un canale per convogliare a terzi il denaro.

Un'altra dote che la Bulgaria cerca di offrire a chi investe è il profilo da hub energetico. Eppure su questo punto, al netto delle potenzialità, buone, si riscontra la stasi su South Stream, la pipeline russa che passando dal fondale del Mar Nero (in questo tratto è partecipato da Eni) e risalendo i Balcani porterà fino alle porte di Vienna il gas siberiano. Un mix di pressioni diplomatiche (causa conflitto ucraino) e motivazioni tecniche (procedure incorrette nell'assegnazione dei lavori) hanno portato Sofia a congelare la cosa.

Qualche preoccupazione la suscita il calo di popolazione di cui la Bulgaria ha sofferto dal 1989 a oggi. I bulgari sono passati da nove a sette milioni. Il fenomeno investe la quantità e la qualità di manodopera, la sostenibilità e la coesione sociali.

I settori più gettonati e il caso Plovdiv

La presenza italiana è molto robusta nel settore assicurativo e bancario, se non altro perché Generali e Unicredit sono presenti nel paese, con quote di mercato molto importanti. Bulbank, la controllata di Unicredit, è il più grosso istituto del paese.

Gli altri comparti dove le imprese italiane hanno piantato le radici sono il tessile, le costruzioni e le rinnovabili. «La crisi però ha portato a riorientare il focus. Il settore delle costruzioni, che ha attirato negli anni scorsi molte nostre aziende, è fermo, dopo una fase di sviluppo a tratti anche selvaggio», spiega Pietro Luigi Ghia, presidente di Confindustria Bulgaria. In effetti, girando nella capitale Sofia, soprattutto nei quartieri non centrali, si notano diversi palazzi non ultimati. Possibile che, una volta sopraggiunta la crisi, i lavori si siano arenati.

Ghia è in Bulgaria da vent'anni e il lungo trascorso gli permette di condensare in pochi passaggi la storia economica del paese e della presenza italiana. Tre, a suo avviso, i principali. «Lo scorcio iniziale della transizione è stato durissimo. A metà degli anni '90, quando il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha esortato Sofia a legare il lev (la valuta locale) al marco tedesco, è arrivata una prima forma di stabilizzazione. Nel decennio successivo, grazie agli ingressi nella Nato e nell'Unione europea, il quadro politico-economico si è consolidato».

Il terzo passaggio fondamentale, a cavallo tra gli interventi di metà anni '90 e l'accesso nello spazio euro-atlantico, è stato l'arrivo di Unicredit a Sofia. «Ha fatto da traino - dice Ghia - a una crescente e più costante presenza italiana. Prima le nostre imprese agivano anche secondo dinamiche un po' sporadiche, frutto di interessi di breve respiro».


Plovdiv

Come ogni storia di internazionalizzazione, anche quella italiana in Bulgaria ha una sua roccaforte. Al di là di Sofia, dove ci si passa inevitabilmente, è Plovdiv la città che ha calamitato più aziende. Ha una buona collocazione geografica, al centro del paese, lungo l'asse Sofia-Istanbul. «C'era inoltre un background di aziende statali importanti, nel tessile, nella meccanica e nell'alimentare. Il passaparola è stato poi decisivo», racconta Ghia, segnalando che è ancora prematuro, così pensa il grosso delle imprese italiane, puntare sul mercato interno, non ancora così sviluppato, benché con delle sicure potenzialità. Il tempo le farà maturare, come è accaduto nella vicina Romania.

È solo delocalizzazione?

Ci si chiederà, allora: ma se la Bulgaria non ha un mercato interno e una classe media di dimensioni tali da essere serviti dalle nostre aziende, ci si limita alla sola delocalizzazione? Senza dubbio c'è questa dinamica e risulta vero, confida un addetto ai lavori, che l'imprenditoria italiana guarda spesso più al breve che al lungo termine, risultando a tratti sprovvista di una visione strategica e vincolata all'improvvisazione, che genera slanci ma anche fallimenti.

Ma la sola equazione "via dall'Italia, andiamo a sfruttare il vantaggio di costo dell'Est" è come al solito troppo semplicistica. Prendi l'azienda di Maria Luisa Meroni, di Lecco, che opera nel comparto della metalmeccanica e che ha spostato in Bulgaria, a partire dal 2005, alcune fasi della produzione. «Se non ci fossero le nostre attività in Bulgaria - riferisce l'imprenditrice - avremmo già da tempo chiuso le officine in Italia», dove sì c'è stato ridimensionamento, da 62 a 39 dipendenti, ma, appunto, l'investimento in Bulgaria ha sventato lo sradicamento totale. E questa è una delle varie sfaccettature, a suo modo un'amara cartina di tornasole dell'ingessatura del sistema produttivo italiano, che connotano il processo di internazionalizzazione. Ma è anche una fotografia dello "scambio" tra Est e Ovest andato in scena dopo l'89, con intensità crescente.

Il primo, che ha bisogno di investimenti e capitali, mette a disposizione condizioni vantaggiose. Il secondo le sfrutta, facendo crescere l'Est ma determinando un travaso di attività produttive e industriali. Oggi l'Est è un'officina dell'Ovest. Persino i servizi trasmigrano. A volte c'è chi stacca il biglietto di sola andata. In altri casi, non pochi, le oscillazioni produttive danno benefici sia al paese di destinazione che a quello di origine. Ma di questo non se ne parla mai. O quasi.


Fonte: Rassegna Est




Commenta questa notizia



Notizie

29.10.2014Le Mystère des Voix Bulgares a Roma
28.10.2014Mariya Ivancheva: la Bulgaria non ha ancora toccato il fondo
27.10.2014Index Zero, nuovo film di fantascienza italiano girato in Bulgaria
26.10.2014Reportage di Rassegna Est sulla presenza imprenditoriale italiana in Bulgaria
24.10.2014L’Agenzia ICE promuove le eccellenze alimentari del Sud Italia in Bulgaria
23.10.2014Grigor Dimitrov incanta: è davvero lui l’erede di Roger Federer?
22.10.2014Sofia: incontro-dibattito sulla poesia italiana e la sua traduzione in bulgaro



Follow Bulgaria-Italia on Twitter  Follow Bulgaria-Italia on YouTube   Follow Bulgaria-Italia on LinkedIn

Ultime Notizie
 

Conoscere la Bulgaria
  Arte e Cultura Città e Località Economia Folklore Informazioni Politica e Governo Società Turismo

Notizie
  Temi Speciali Autori News Feeds (rss) Media bulgari (english)