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La Carta di Roma tradotta in Bulgaria: “Nessuno spazio alle voci dei migranti”

17.10.2014

L'associazione Carta di Roma si occupa di come si possa dare una corretta informazione in materia di immigrazione. Proponiamo un loro articolo del 14 ottobre nel quale si descrive come questo tema venga affrontato in Bulgaria.

La Carta di Roma è giunta in Bulgaria, dove la sede locale di UNHCR ha già tradotto i principi del codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta.

«I media qui usano termini come "migrante illegale" o "rifugiato illegale" e non viene dato spazio alle storie individuali dei richiedenti asilo» ci spiega Boris Cheshirkov, portavoce di UNHCR Bulgaria. «È importante riuscire a cambiare il modo in cui i media rappresentano i rifugiati - prosegue Cheshirkov - e per farlo non saranno sufficienti i principi della Carta di Roma, a questi dovremo affiancare delle linee guida pratiche che possano indirizzare i giornalisti e dare loro delle informazioni».

Il contesto, in Bulgaria, è piuttosto diverso rispetto a quello italiano. Nonostante il numero di richiedenti asilo sia esiguo se comparato a quello di numerosi altri paesi europei, gli arrivi sono aumentati notevolmente nell'ultimo periodo: da una media annuale di mille arrivi si è passati nel 2013 a circa 11mila arrivi. Le nazioni di origine sono principalmente Siria, Afghanistan, Iraq.

Questo incremento ha trovato impreparate le istituzioni, così come i media. «Le conoscenze dei giornalisti in questa materia erano davvero scarse all'inizio - racconta Maria Cheresheva, giornalista che monitora le testate bulgare per l'Association of European Journalists-Bulgaria - Di migrazione sapevano poco o niente, con i mesi i contenuti sono migliorati appena un po', molto lentamente, ma i problemi sulla rappresentazione del fenomeno della migrazione e dei rifugiati restano ancora tutti». Allarmismo sanitario, terrorismo e costi sono i temi sui quali più frequentemente istituzioni e media si scatenano, quasi sempre senza andare oltre un'analisi superficiale o fornendo informazioni non verificate, imprecise o distorte. «Eppure, quando la storia personale di un rifugiato riesce a emergere - conclude Cheresheva - la reazione del pubblico non è negativa, al contrario i lettori o ascoltatori restano toccati da quanto apprendono».

Non era pronta, infatti, neppure l'opinione pubblica, che ha percepito il fenomeno come qualcosa di totalmente nuovo e fatica ad accettare i richiedenti asilo. È accaduto, per esempio, che in un piccolo paese due famiglie siriane abbiano affittato un alloggio; gli abitanti della zona hanno reagito protestando e manifestando in maniera continua di fronte alla casa, arrivando a minacciare e spaventare i profughi all'interno.

Ad alterare ancor più la percezione del fenomeno si sono inseriti altri due elementi.

In primo luogo le elezioni parlamentari, che hanno avuto luogo lo scorso 5 ottobre e che hanno reso più acceso il dibattito politico sulla gestione dei flussi migratori. Nonostante non si disponga ancora di cifre definitive, secondo quanto osservato dai diversi giornalisti incontrati a Sofia dall'Associazione Carta di Roma, gli hate speech pronunciati dai rappresentati delle varie forze politiche sono stati molto frequenti e, ovviamente, ripresi da tutti mainstream media; raramente le citazioni sono state accompagnate da osservazioni critiche o commenti in cui il giornalista ha evidenziato il fatto che si trattasse di un discorso d'incitamento all'odio.

L'altro fattore che contribuisce a fornire un'immagine sbagliata e negativa consiste in ciò che accade alla frontiera. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, così come Human Rights Watch e Amnesty International hanno più volte denunciato i ripetuti respingimenti. «Vengono respinte anche famiglie siriane con bambini», conferma il portavoce di UNHCR Bulgaria. La polizia talvolta spara dei colpi a vuoto per intimorire i profughi, altre volte ricorre alla violenza; organizzazioni nazionali e internazionali hanno denunciato casi in cui i richiedenti asilo sono stati picchiati. Qui un rapporto completo di Human Rights Watch, in inglese: «Bulgaria's Pushbacks and Detention of Asylum Seekers and Migrants».

In questo contesto il ruolo dei media, ancora una volta, risulta essere particolarmente delicato e importante per la grossa influenza che esercita sull'opinione pubblica.

Come Associazione Carta di Roma mettiamo a disposizione l'esperienza fatta finora nella speranza che sia d'aiuto per UNHCR Bulgaria e per i colleghi che intendono promuovere un'informazione più corretta, bilanciata e completa su migranti e rifugiati.


Bulgaria: filo spinato anti-migranti (Euronews)


Fonte: Associazione Carta di Roma




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