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Operaia tessile - Clifford Rowe (1904-1988)
Operaia tessile - Clifford Rowe (1904-1988)

L'industria dell’abbigliamento in Bulgaria produce per l'Europa in condizioni di sfruttamento

11.07.2014

Proponiamo la scheda paese dedicata alla Bulgaria tratta dal rapporto "Stitched up: salari da povertà per i lavoratori dell'abbigliamento nell'Europa orientale e in Turchia" realizzato dalla Clean Cloth Campaign.

Il settore dell'abbigliamento è uno dei principali generatori di lavoro e di esportazioni in Bulgaria. I maggiori mercati di esportazione per i capi "Made in Bulgaria" sono la Germania e l'Italia con circa il 25% ognuno, seguiti dalla Grecia. Circa 100 mila persone lavorano nel settore abbigliamento con rapporto di lavoro regolare. A questi si aggiungono, secondo le stime, 50 mila lavoratori irregolari o semi-regolari senza contratti di lavoro o con contratti che non riflettono l'impiego reale in termini di ore lavorate e salari, senza tutele previdenziali e sicurezza del posto di lavoro. Si lavora in fabbrica oppure a domicilio. In molte zone del paese la manifattura tessile è la sola opportunità di lavoro.

Le donne costituiscono l'86% della forza lavoro. L'industria si concentra nelle regioni sudoccidentali e del centro-nord. Oltre l'80% delle aziende è di proprietà di bulgari. I capi sono esportati in Traffico di perfezionamento passivo (sistema conosciuto anche come "Ishleme" o "Lohn") per conto di imprese acquirenti turche, greche e dell'Europa Occidentale. Molti dei principali brand e dei dettaglianti europei vendono capi di produzione bulgara.

Benché il settore abbia un peso importante per l'economia nazionale in termini di occupazione ed export, e rifornisca le principali case di moda europee, non è capace di togliere i suoi 150 mila lavoratori dalla povertà. I lavoranti a domicilio, circa 30 mila, sono particolarmente esposti alla povertà come pure a qualsiasi tipo di abuso e di pratiche illegali.

Secondo le statistiche nazionali, i salari nel settore abbigliamento sono i penultimi in termini di valore confrontati con altri settori [7]: il livello salariale più basso è riferito al settore alberghiero e al catering, quello più alto al settore minerario. Non solo i salari sono bassissimi, ma la differenza rispetto ai salari più alti continua ad aumentare. Il settore dell'abbigliamento è noto per le violazioni della legge e per le misere retribuzioni.


Operaie tessili a Ardino: "6 mesi senza stipendio" [bTV- 2010]

Risultati della ricerca sul campo
[8]

La ricerca si è concentrata sulle zone del sud-ovest e centro-nord della Bulgaria. In generale le lavoratrici erano restie a parlare con i ricercatori. Alcune non hanno voluto dichiarare i loro salari perché pensavano di "non avere il diritto" di farlo.

I salari mensili delle lavoratrici intervistate variavano da 129 euro a 340 euro netti, compresi straordinari e incentivi. Quando non ci sono ordini e le lavoratrici sono messe in congedo, le paghe possono essere nell'ordine di 51 euro. Il salario più alto rilevato era di 340 euro netti e remunerava una settimana lavorativa di 75 ore. Una lavorante a domicilio guadagnava 307 euro per una settimana lavorativa di 108 ore (18 ore per 6 giorni a settimana).

Le operaie lavorano normalmente in straordinario per rispettare la quota di produzione assegnata e generalmente non considerano questo lavoro extra come straordinario. Alcune lavoratrici hanno dichiarato che non riceverebbero il salario minimo legale senza gli straordinari e che comunque non osano rifiutarsi perché temono di perdere il posto di lavoro. E in ogni caso hanno bisogno di quel reddito supplementare.

Tutte le lavoratrici intervistate hanno un'istruzione superiore, alcune anche universitaria. Si sono impiegate nel settore dell'abbigliamento per mancanza di opportunità in altri campi e perché non c'erano altre alternative per mantenere la famiglia.



"Salari bulgari + prezzi europei" = estrema povertà

I salari nell'industria dell'abbigliamento e il costo della vita in Bulgaria sono in estremo contrasto. Le lavoratrici e i lavoratori sono poveri e uno degli indicatori è l'alto numero di casi di tubercolosi nelle regioni manifatturiere, come nella Bulgaria sudoccidentale. Il numero di casi di tubercolosi su un campione di popolazione di 100 mila persone è aumentato dai 25,9 nel 1990 ai 63 nel 1996e non è ancora sceso al livello del 1990. "La Croce Rossa bulgara ritiene che la crisi economica, negli anni Novanta, è stata uno degli elementi scatenanti con ripercussioni pesanti sul sistema sanitario. Inoltre, la povertà, la disoccupazione cronica, le pessime condizioni di vita e di lavoro, e la malnutrizione, sono tutti fattori che hanno contribuito a diffondere la malattia fra le persone più vulnerabili." [9]

Il salario minimo legale nel 2013 era di 139 euro netti [10] e il salario medio netto percepito, compresi gli straordinari e gli incentivi, ammontava a 220 euro, ma le lavoratrici intervistate dichiarano che non sono livelli sufficienti, e quantificano in 1.022 euro il salario minimo dignitoso per poter pagare il cibo, i beni e i servizi di prima necessità, come la salute, l'igiene, le utenze, i mezzi di comunicazione, il trasporto e l'abbigliamento. Secondo le lavoratrici, una famiglia di 4 persone ha bisogno di un minimo di 613 euro solo per i generi alimentari.

Istituzioni che funzionano?

La Bulgaria dispone di ispettorati del lavoro e i rapporti di lavoro sono disciplinati dal codice del lavoro. Le lavoratrici intervistate hanno dichiarato che in realtà il sistema delle ispezioni non funziona o è inesistente e in generale la legge non è osservata. Circa il 5% della forza lavoro è sindacalizzata. E' interessante notare che una delle aziende oggetto della ricerca era stata nominata "Datore di lavoro socialmente responsabile dell'anno 2007". Tuttavia,la ricerca ha fatto emergere che i salari sono a volte pagati con un mese di ritardo e che lo straordinario non è pagato secondo le disposizioni di legge.


Blagoevgrad 2013 [viaranews.com]

Alcune testimonianze delle lavoratrici

Tra maggio-agosto 2013 sono state effettuate 63 interviste qualitative a lavoratrici di 14 fabbriche e a 14 lavoranti a domicilio. Le lavoranti a domicilio lavoravano per conto di una delle 14 fabbriche oggetto della ricerca. Le lavoratrici intervistate hanno dichiarato che nelle fabbriche esaminate si è lavorato per conto di questi marchi: ZARA, Levi's, H&M, S.Oliver, OTTO, Max Mara, Calvin Klein, Cerruti, Peter Luft, MS Mode,Tom Tailor, Lee, Benetton, Massimo Dutti.

"Non siamo trattate come esseri umani. Ci gridano contro. Portiamo a casa con noi i problemi e la pressione, e la nostra famiglia ne soffre. Si diventa aggressive"

"Non si deve protestare, solo funzionare al meglio. E' la paura a guidarci. Se protestassi, verrei licenziata, e non sarebbe di certo un sollievo"

"Pensi che sentirsi sfruttato sia una questione soggettiva?"

"Quando andiamo a lavorare non sappiamo mai quando saremo di ritorno" "Ho un titolo di studio in economia, ma lavoro alla macchina da cucire per mancanza di sbocchi professionali. Lavoriamo come robot. Mai un momento di riposo. Abbiamo i nervi a pezzi, gli occhi affaticati"

"Lavoriamo 50-60 ore alla settimana, qualche volta senza giorni di riposo. Normalmente lavoriamo 200 ore al mese, ma qualche volta fino a 400 ore"


Operaie tessili nella Repubblica Popolare di Bulgaria (anni '70) [Foto: socbg.com]

Violazione dei diritti in relazione al salario

  • Salari molto al di sotto del livello dignitoso
  • Salario minimo legale ottenibile solo con straordinari e non per una settimana lavorativa standard (40 ore in Bulgaria)
  • Chiusura delle fabbrica senza pagamento dei salari arretrati (a volte per diversi mesi)
  • Salari in arretrato o pagati in ritardo
  • Detrazioni arbitrarie di tipo disciplinare o per cattiva qualità del prodotto
  • Violazioni frequenti della legge in relazione a orario di lavoro, permessi e ferie (congedi a discrezione dei superiori, straordinari eccessivi e non volontari, mancanza di pause)
  • Lavoratrici bloccate in fabbrica fino al completamento della quota di produzione
  • Lavoratrici messe in congedo non retribuito e fatte lavorare a domicilio. I datori di lavoro usano il pretesto della crisi economica per non pagare il salario dovuto e i contributi. Il lavoro è pagato a cottimo. Il rapporto di lavoro dipendente è trasformato in rapporto di lavoro "autonomo" per sgravarsi di ogni responsabilità
  • Attività antisindacale
  • Abuso del lavoro part-time (4 ore al giorno): in realtà si lavora fino a 14 ore al giorno. E' a discrezione del datore di lavoro pagare il dovuto per le ore supplementari.
  • I contributi previdenziali sono versati solo per le normali ore di lavoro, il resto è pagato in contanti fuori busta
  • Discriminazione salariale di genere in relazione ad altri settori: le lavoratrici dell'abbigliamento sono considerate operaie "non specializzate"

Richieste alle imprese acquirenti

  • Come primo, immediato provvedimento i "global buyer" devono assicurarsi che i lavoratori in Bulgaria ricevano una paga base netta (senza straordinari e incentivi) di almeno 245 euro (60% del salario medio nazionale). Come misura successiva, la paga base netta deve essere progressivamente innalzata al livello stimato del salario minimo dignitoso.
  • Gli acquirenti devono analizzare e modificare la struttura dei prezzi per far sì che i prezzi pagati ai fornitori consentano di aumentare i salari.
  • Le lavoratrici "autonome" e le lavoranti a domicilio devono avere lo stesso trattamento delle dipendenti con normale rapporto di lavoro rispetto all'orario di lavoro e ai contributi sociali (Convenzione ILO 177 art. 4: Uguaglianza di trattamento per salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (ispezione del lavoro), accesso alla protezione sociale).
  • Devono cessare le forme di furto salariale come i pagamenti in contanti fuori busta e la trasformazione forzata dei dipendenti in lavoranti a domicilio.

Bulgaria

  • Popolazione (2013): 7,3 milioni
  • Fabbriche di abbigliamento registrate (2011): 3865 [1]
  • Addetti industria abbigliamento (2012): 95.400
  • Quota abbigliamento su export totale (2012): 25% [2]
  • Quota esportata della produzione di abbigliamento (2012): 90%

Raffronti Salariali

  • Salario minimo legale netto (2013): €139 [3] [4]
  • Salario netto (compresi straordinari e incentivi) delle lavoratrici intervistate €129 - €340
  • 60% del salario medio nazionale: €245 (netti) [5]
  • Spese minime del nucleo familiare al mese, famiglia di 4 persone (2012): €433 [6]
  • Salario minimo dignitoso mensile stimato, famiglia di 4 persone, al netto delle detrazioni, secondo le lavoratrici intervistate: €1.022

Il salario netto medio di un lavoratore dell'abbigliamento copre solo il 21% del salario minimo dignitoso
Il salario minimo legale copre solo il 23% delle spese per generi alimentari di una famiglia di 4 persone e il 14% del salario minimo dignitoso

Autori

  • Ralitsa Ivanova; Associazione dei Lavoranti a domicilio (HWA) Violeta Zlateva, Rosalina Ivanova, Svetla Ilijeva, Svetlana Shandrova, Nina Kovacheva
  • Dr. Bettina Musiolek Eastwind-Institute, Entwicklungspolitisches Netzwerk Sachsen ENS, Clean Clothes Campaign
  • Christa Luginbühl Berne Declaration, Clean Clothes Campaign
  • Versione italiana a cura di: Ersilia Monti, Paola Ligabue e Francesco Verdolino

Note

  1. Ministero Economia, Energia e Turismo, Fonte Database: "Amadeus", 2011, http://www.mi.government.bg/files/useruploads/files/ip/c14.pdf
  2. http://www.nsi.bg/otrasal.php?otr=60&a1=992&a2=993&a3=998&a4=1001#cont; Serie periodo - 2012
  3. Tutti i dati in Euro in base al tasso di cambio di www.oanda.com, 1 Febbraio 2014
  4. 158 Euro lordi, meno i contributi obbligatori
  5. http://www.nsi.bg/en/content/6410/total
  6. Source: National Statistical Institute Bulgaria, Demographic and social statistics: Household expenditure http://www.nsi.bg/en/content/5696/annual-data
  7. www.nsi.bg, Labour, 4.2.2.1xls. 2012 - HWA ha accertato che le lavoratrici ricevono persino meno a causa delle trattenute disciplinari e per la qualità del prodotto
  8. In maggio-agosto 2013 sono state effettuate 63 interviste qualitative a lavoratrici di 14 fabbriche e a 14 lavoranti a domicilio. Le lavoranti a domicilio lavoravano per conto di una delle 14 fabbriche oggetto della ricerca.
  9. http://www.ifrc.org/en/news-and-media/news-stories/europe-central-asia/bulgaria/tuberculosis-health-problem-and-socialill/#sthash.JvVOTfxG.dpuf
  10. Soglia minima valutata a livello di sicurezza sociale nel 2013/2014, per le lavoratrici dell'abbigliamento la soglia minima è di 164 euro



Tratto dall'inchiesta "Stitched up: salari da povertà per i lavoratori dell'abbigliamento nell'Europa orientale e in Turchia".


Autore: AA.VV.
Fonte: Clean Cloth Campaign


Per approfondire: Inchiesta sull'industria tessile in Bulgaria - Clean Cloth Campaign | La morte di due operaie in una fabbrica italiana



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