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Rapporti Amnesty e OSCE, i crimini d'odio sono in aumento

02.05.2014

Ma si comincia a lavorare su repressione e prevenzione

Il Rapporto 2013 di Amnesty International descrive la situazione dei diritti umani in 159 nazioni; a commento del capitolo sul nostro Paese, il Presidente della sezione italiana di Amnesty - Antonio Marchesi - ha indicato "una progressiva erosione dei diritti umani, ritardi e vuoti legislativi non colmati, violazioni gravi e costanti", "l'allarmante livello raggiunto dalla violenza omicida contro le donne", "gli ostacoli che incontra chi chiede verità e giustizia per coloro che sono morti mentre si trovavano nelle mani di agenti dello Stato", "la stigmatizzazione pubblica sempre più accesa di chi è diverso dalla maggioranza per colore della pelle o origine etnica".

Ma anche nel resto d'Europa gli allarmi sono su più fronti. In particolare, il Rapporto 2013 di Amnesty International "a causa di ciò che sono: omofobia, transfobia e crimini d'odio in Europa" evidenzia sia le lacune esistenti nella legislazione di molti Paesi europei, poiché l'orientamento sessuale e l'identità di genere non vengono espressamente compresi nelle motivazioni dei crimini d'odio, sia l'inadeguatezza degli standard dell'UE in materia di contrasto alla violenza omofobica e transfobica. La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea vieta la discriminazione, vincolando così gli Stati membri a combattere i reati motivati da razzismo, xenofobia, intolleranza religiosa o da disabilità, orientamento sessuale o identità di genere di una persona. Nonostante gli sforzi compiuti, molti segnali indicano che non sono in atto miglioramenti. Negli ultimi anni, al contrario, si è assistito a continue violazioni dei diritti fondamentali delle persone che vivono nell'UE. Una volontà politica più forte è dunque necessaria.

Nelle indagini e nei procedimenti su reati commessi sulla base del reale o percepito orientamento sessuale o dell'identità di genere della vittima, è fondamentale che la polizia e le autorità giudiziarie mettano in luce i veri motivi che si celano dietro al compimento del crimine. Un sondaggio all'interno dell'UE rileva che l'80% dei casi di violenza omofobica e transfobica non viene denunciato alla polizia, spesso per timore di un'ulteriore vittimizzazione a causa di un'omofobia e transfobia istituzionalizzate.

Inoltre, occorre sottolineare l'aumento in tutta Europa dei gesti d'odio contro le religioni, in particolare, contro i cristiani. E' quanto emerge dal Rapporto OSCE/ODIHR 2012 sui "Crimini d'odio". Alcuni dati: in Germania le fonti ufficiali della polizia hanno rilevato 414 reati basati su pregiudizi contro la religione, 18 dei quali di natura violenta. Per l'Ungheria, la Santa Sede ha segnalato 10 casi di danni alla proprietà della Chiesa, 89 casi di profanazione di chiese e 7 casi di furto ai danni di proprietà della Chiesa. La polizia svedese ha registrato 258 crimini d'odio contro la religione, di cui 200 rivolti contro i cristiani. Nel Regno Unito, le cifre ufficiali della polizia in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord riportano 1.543 crimini di odio anti-religiosi, mentre in Scozia sono stati perseguiti 687 casi. Il rapporto mette in luce non solo l'inadeguatezza degli standard dell'UE in materia di contrasto, ma anche l'urgenza di una seria riflessione sugli strumenti da impiegare per prevenire gli estremismi e promuovere la coesione sociale.

Un importante punto di svolta in Europa potrebbe essere la partecipazione al programma TAHCLE (Training Against Hate Crimes for Law Enforcement) lanciato nel 2011, un innovativo progetto addestrativo dell'ufficio OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR). Esso si basa su una serie di incontri preparatori e propedeutici all'attività formativa, tra i docenti dell'ODIHR e gli investigatori del Paese aderente, nonché organizzazioni della società civile, necessari per acquisire maggiori informazioni in merito ai vari casi concreti, alle "buone prassi" adottate e alle criticità riscontrate.

L'Italia ha aderito al progetto nel 2013 (il sesto Paese partecipante dopo Bulgaria, Croazia, Montenegro, Polonia e Ucraina) per iniziativa del vice capo della Polizia Francesco Cirillo: "Le discriminazioni non hanno confini e dovunque impediscono alle vittime di vivere. Un'efficace attività di prevenzione e di contrasto ad ogni forma di discriminazione e di incitamento alla violenza necessita di un approccio globale e di forme di cooperazione, che consentano lo scambio di buone prassi e la condivisione di esperienze e competenze delle principali organizzazioni internazionali del settore, come l'OSCE". L'addestramento delle forze di Polizia viene costruito su misura, in base alle specifiche condizioni socio-culturali e politiche dei singoli Stati.

I fenomeni di violenza non emergono dal nulla, ma spesso sono l'atto finale di un processo che inizia con l'intolleranza sociale e passa attraverso la discriminazione.

La violenza motivata dall'odio produce un impatto devastante sulle vittime, instaurando un clima di paura e un senso di sfiducia. I reati d'odio che ne derivano, oltre a costituire una grave violazione delle libertà individuali, minano la convivenza civile.

L'articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2014 sul Pontediferro.org


Autore: Rita Mazzeo
Fonte: Pontediferro.org




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