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Bulgaro
     
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“Un bulgaro vola nel cosmo!” Nel 1979 il primo cosmonauta bulgaro

10.04.2014

"In collegamento da Bajkonur… in collegamento dal Cosmodromo di Bajkonur. Gente! Ascoltate la grande notizia! Gente! Ascoltate la lieta novella! Un bulgaro vola nel cosmo! Un bulgaro vola nel cosmo! Un bulgaro vola nel cosmo!"

"Sulla Soyuz-33, sulle le ali dell'amicizia nel cosmo, volano il cosmonauta sovietico Nikolaj Rukavišnikov e il primo cosmonauta bulgaro Georgi Ivanov. Bulgaria, celebra la tua gloria spaziale!"

Così il 10 aprile 1979, con grande enfasi ed emozione, il commentatore bulgaro informava i propri connazionali, che Georgi Ivanov, pilota militare 39-enne si trovava nello spazio a bordo della Soyuz 33.

Dallo spazio Ivanov si rivolgeva verso la Terra (in russo): "Qui Soyuz stiamo bene! Tante grazie a tutti voi che avete creato questa meravigliosa tecnologia spaziale. Grazie a tutti i lavoratori, ai docenti, agli istruttori, …"

La missione non andò secondo i piani. Per problemi tecnici la Soyuz-33 non potè agganciare la stazione orbitante Saljut 6. La missione durò solo 1 giorno, 23 ore ed un minuto. Dopo un rientro a Terra piuttosto turbolento, ma comunque a lieto fine, tornato in Bulgaria, Georgi Ivanov si espresse con queste parole: "Cari connazionali, sono immensamente lieto che dopo lunghi mesi di intensa preparazione, e giorni indimenticabili nello spazio, sono di nuovo nella mia cara e bella patria socialista, la Repubblica Popolare Bulgara. (applausi) Voi capite da soli che sono profondemento emozionato, dall'affetto sincero e la gioia con le quali mi avete accolto, dalla grande attenzione e accoglienza calorosa, con la quale mi avete avvolto sulla terra bulgara fin dalle prime ore."

E poi, nel linguaggio che si usava allora: "E' nella natura profonda delle cose che i fratelli sovietici nello spazio abbiano preso in volo un bulgaro. Sono membro del glorioso Partito Comunista Bulgaro, sono stato educato dall'Armata Popolare Bulgara e di questo sono sempre stato orgoglioso. (applausi) Questa fede si fonda su una infinita devozione del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, forgiata dalla fiamma dell'amicizia bulgaro-sovietica, dalla fratellanza tra i popoli bulgaro e sovietico, dalla piena unità fra il Partito Comunista Bulgaro ed il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, dal cameratismo e la collaborazione fra l'Armata Popolare Bulgara e l'Esercito Sovietico".

Per concludere con un iperbolico: "E sulla terra e nel cosmo il socialismo e la pace sono inseparabili." (applausi)



Altri tempi. La Bulgaria ricorda comunque in questi giorni i bei momenti di 35 anni fa.

E' stato pubblicato il libro "Conversazione con il primo cosmonauta della Bulgaria" della giornalista Bozhana Dimitrova, nella foto con Ivanov. Sabato 12 aprile sulla Televisione Nazionale BNT sarà trasmesso il documentario "Il primo" dedicato a Georgi Ivanov. Nella recente intervista all'emitente televisiva il cosmonauta si è espresso così sulla sua esperienza: "Dopo essere stata nello Spazio, per una persona è naturale avere una visione più ampia. Da lassù non si vedono frontiere, non si vedono queste barriere artificiali tra i paesi: tutto è comune, i continenti, gli oceani, i mari."

Soyuz 33 - La Missione (Fonte: wikipedia)

La quarta visita di un equipaggio del programma Intercosmos a bordo della Saljut 6 venne programmato per portare il primo cosmonauta di origine bulgara nello spazio e venne concepito quale unico equipaggio ospite del terzo equipaggio base di questa stazione. In assoluto si sarebbe trattato del quinto equipaggio ospite della stazione spaziale sovietica. I programmi di volo furono analoghi alle precedenti missioni del programma Intercosmos, cioè l'esecuzione di vari esperimenti con prodotti tipici del paese ospite, il collegamento via radio con i capi dello Stato e la trasmissione in diretta televisiva del lancio ed atterraggio della capsula. Inoltre, come ormai solito per le missioni del programma Sojuz, fu programmato che l'equipaggio ospite scambiasse la sua capsula con la capsula dell'equipaggio base - in questo caso con la Sojuz 32, onde consentire a questo una permanenza prolungata a bordo della stazione spaziale. Infatti i velivoli spaziali Sojuz erano dotati di riserve d'energia per un massimo di 90 giorni.

Durante la manovra di avvicinamento venne eseguita, a circa 4 km di distanza dalla stazione spaziale, la sesta ed ultima accensione del congegno propulsore principale della Sojuz 33 che doveva durare per 6 secondi. Il congegno propulsore si spense però, del tutto inusualmente, dopo soli tre secondi. I cosmonauti presenti a bordo della Saljut 6 poterono osservare una fiamma che si estese in direzione del congegno propulsore di riserva. Inoltre il sistema di pilotaggio per la manovra d'aggancio Igla segnalò un malfunzionamento. Così si dovette decidere di interrompere immediatamente la manovra e la missione stessa.

Durante la manovra di avvio della procedura di rientro, cioè l'accensione dei retrorazzi frenanti, la quale venne eseguita con il sistema di riserva, lo spegnimento automatico degli stessi non avvenne automaticamente come previsto dopo 188 secondi. Solo 25 secondi più tardi il cosmonauta comandante Nikolaj Rukavišnikov riuscì a spegnere manualmente il congegno propulsore. Il risultato di questa manovra fu che la traiettoria di rientro divenne esclusivamente balistica cioè comportante un'esposizione allo sforzo fisico per i due cosmonauti estremamente alto. Infatti durante il rientro si raggiunse un'esposizione alla forza pari a circa 10 g cioè corrispondente a 98 m/s². Il modulo di servizio viene staccato prima del rientro in atmosfera e pertanto non fu possibile chiarire completamente le cause che avevano comportato a questi malfunzionamenti. L'equipaggio comunque atterrò, nonostante lo sforzo fisico, senza incontrare ulteriori problemi critici per la loro incolumità.

Il contributo della Bulgaria alle ricerche spaziali

Secondo il pensiero di Lachezar Filipov, vicedirettore dell'Istituto per le Ricerche Spaziali dell'Accademia delle Scienze, in una intervista del 2007 all'Osservatorio Balcani Caucaso, sintetizzava il contributo bulgaro in questo settore: "La Bulgaria ha una tradizione molto importante nel campo degli studi sul cosmo, una tradizione iniziata quaranta anni fa, prima con la creazione di un gruppo di studio sulla fisica del cosmo, poi con la nascita di un laboratorio e infine, nell'87 con la creazione dell'Istituto di Ricerche Spaziali. Fino al '91 facevamo parte del sistema Intercosmos, a cui partecipavano quasi tutti i paesi dell'Europa Orientale. I questi anni abbiamo lanciato nello spazio due cosmonauti e, nel 1981, un satellite tutto nostro, il Bulgaria 1300, che all'epoca, con le sue 21 apparecchiature di rilevazione, era all'avanguardia nel settore. Nel complesso, poi, abbiamo partecipato a più di cento esperimenti spaziali, e alla messa a punto di almeno trecento satelliti."

Nell'intervista si parlava della possibibile partecipazione bulgara all'Agenzia Spaziale Europea (ESA), ma ad oggi la Bulgaria che è stata il sesto paese ad inviare un uomo nello spazio, è l'unico paese UE, assieme alla nuova entrata Croazia, che non ne fa parte. Dal 12 ottobre 2011 ha comunque ottenuto lo status di osservatore.

Articolo aggiornato il 11.04.2014


Autore: P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".



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