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Inchiesta sui gruppi alternativi di sinistra e/o antiautoritari in Bulgaria

08.02.2014

Inizia oggi la pubblicazione a puntate di una inchiesta, realizzata congiuntamente dai siti Bulgaria-Italia e Crisi Globale, dedicata ai gruppi alternativi di sinistra e/o antiautoritari in Bulgaria. Partiamo presentando le motivazioni ed il metodo di lavoro che abbiamo adottato; nei prossimi giorni pubblicheremo le interviste ai diversi gruppi cominciando con il partito della Sinistra Bulgara.

Perché questa inchiesta

Negli ultimi anni in Bulgaria si sono formati molti gruppi che si oppongono al sistema esistente da posizioni di sinistra e/o antiautoritarie. Nei primi venti anni dopo i cambiamenti del 1989 le formazioni di questo tipo sono state rare o hanno avuto vita molto breve. Da circa cinque anni però la situazione in questo ambito sta cambiando. In parallelo, dopo anni di "pace sociale", nel paese sono andate crescendo le manifestazioni e le proteste organizzate dal basso, fino all'esplosione del 2013, che ha visto la Bulgaria essere a livello internazionale uno dei paesi più attivi da questo punto di vista, con due ondate di proteste, cronologicamente denominate come invernali ed estive, seguite dalle occupazioni delle università.

In particolare le prime, originate dal malcontento per l'alto costo dell'energia derivante dal regime di monopolio in cui operano i fornitori privati, si sono poi ampliate, pur con limiti e contraddizioni, ed hanno cominciato a mettere in discussione, per la prima volta dal 1989, alcuni "dogmi" come la gestione privata dei servizi pubblici ed il sistema di rappresentanza politica.

A livello politico, il carattere di massa di tali proteste ha costretto alle dimissioni il primo ministro Boyko Borisov (GERB), e ad esse hanno fatto seguito nell'arco di pochi mesi un breve governo tecnico e le elezioni anticipate che, dall'esito tutt'altro che risolutivo, hanno avuto come conseguenza la nascita di un nuovo governo guidato dall'economista liberista Plamen Oresharski, appoggiato da BSP e DPS precedentemente all'opposizione. Appena insediatosi, il governo ha nominato a capo dei servizi di sicurezza una persona ritenuta scandalosa e si è così trovato a fronteggiare nuove proteste di piazza, che non si sono sopite nemmeno dopo la repentina revoca dell'incarico.

Da un punto di vista più generale, la situazione politica effervescente dell'ultimo anno ha consentito ai gruppi oggetto di questa inchiesta di partecipare, seppure in maniera ancora eterogenea e piuttosto limitata, al dibattito in corso nella società bulgara e di cercare di fare conoscere le proprie idee e posizioni.

Abbiamo pertanto ritenuto utile affiancare ai materiali che i nostri due siti hanno già pubblicato riguardo agli eventi più recenti anche un'inchiesta di approfondimento su queste nuove formazioni.

Metodo di lavoro

Va subito precisato che la nostra ricognizione non ha l'ambizione di essere un'indagine esaustiva e si pone piuttosto il fine di effettuare una mappatura, realizzata sostanzialmente dando la parola ai diretti interessati. Ci siamo sforzati di essere i più oggettivi possibile ponendo domande identiche a tutti i gruppi e stabilendo come limite per le risposte le cinque pagine dattiloscritte.

Il divario nella lunghezza delle risposte dei diversi gruppi, pertanto, dipende dalla scelta autonoma degli stessi di utilizzare o meno tutto lo spazio disponibile. Ci siamo impegnati a non tagliare le risposte ricevute e a non intervenire redazionalmente, salvo inserire alcune note del redattore per agevolare la lettura del lettore italiano riguardo a sigle o nomi potenzialmente non noti nel nostro paese.

Il titolo scelto è mirato a includere tutti i gruppi, per lo meno quelli dei quali siamo a conoscenza, che secondo noi si battono dal basso, in modo democratico e antiautoritario, con l'obiettivo di cambiare l'attuale sistema, pur da posizioni differenti.

Non abbiamo ritenuto utile contattare gruppi che a nostro giudizio aderiscono a una visione politica autoritaria o che hanno assunto posizioni intolleranti nei confronti di gruppi etnici. In tutto dieci gruppi hanno risposto alle nostre domande.

Pur avendo cercato di coprire tutti i gruppi che a nostro avviso rientrano nella categoria definita sopra, è possibile, viste le limitate risorse organizzative di cui disponiamo, che qualcuno di essi sia stato tralasciato, oppure che non siamo riusciti a raggiungerlo in tempo utile entro il termine ultimo che ci eravamo prefissati per motivi pratici (28 gennaio); di questo ce ne scusiamo anticipatamente. A nostro giudizio i seguenti ulteriori quattro gruppi avrebbero potuto rientrare nella presente inchiesta:

  • 23 semptemvri (23 settembre), un gruppo comunista; www.septemvri23.com
  • Avtonomen Rabotnicheski Sindikat (Sindacato Autonomo Operaio) , un gruppo anarcosindacalista; www.arsindikat.org
  • Priziv (Appello) , un collettivo che opera in ambito studentesco; www.priziv.org
  • Rabotnicheski Glas (Voce operaia), un sito che si occupa delle lotte dei lavoratori; rabglas.blogspot.com

Siamo pronti ad aggiornare l'inchiesta, qualora alcuni dei gruppi non inclusi desiderassero prendervi parte.

Sofia, proteste invernali 2013: striscione
Sofia, proteste invernali 2013: striscione "Fine delle illusioni! Autogestione"

Alcune osservazioni sul profilo dei gruppi in Bulgaria

Le interviste che presentiamo parlano da sole riguardo ai gruppi che hanno partecipato all'inchiesta. Ci sembra tuttavia utile completarle, come curatori, con alcune nostre osservazioni di carattere generale, senza entrare nel merito delle posizioni dei singoli gruppi intervistati e, laddove del caso, facendo un raffronto con la situazione in Italia.

  • A differenza che in Italia, i gruppi che rientrano nella categoria da noi individuata sono partecipati in larga maggioranza da persone di età giovane. Ciò da una parte promette bene per il futuro, mentre dall'altra è segno della mancanza di un legame generazionale con esperienze del passato. Naturalmente va ricordato che in Bulgaria dopo la seconda guerra mondiale e fino al 1989 le lotte dal basso sono state inesistenti o si sono svolte in condizioni di clandestinità.

  • Sempre a differenza che in Italia, c'è una forte concentrazione dei gruppi nella capitale, anche se alcuni segni lasciano sperare in una maggiore futura diffusione geografica.

  • Un'altra diversità rispetto alla situazione italiana è, nel complesso, lo scarso collegamento dei gruppi e delle loro iniziative con il mondo del lavoro. Anche qui si possono citare tra le possibili cause il passato più o meno recente e la mancanza di un movimento sindacale autentico.

  • C'è un altro aspetto che secondo noi può essere collegato a quello citato qui sopra: ci sembra che vi sia una tendenza significativa ad agire soprattutto sul piano dell'informazione, dei dibattiti e della "educazione politica". In una situazione come quella della Bulgaria in questa fase è evidentemente difficile fare un salto di qualità verso attività più radicate nella società. Tra i motivi ci sono probabilmente la scarsità di risorse, la mancanza di una tradizione consolidata e recente di lotte alla quale fare riferimento e la pesante eredità del socialismo reale combinata con una generale disillusione rispetto ai cambiamenti che ne sono seguiti, che ancora oggi porta grandi masse di persone a essere diffidenti, anche per rassegnazione, verso chi propone un cambiamento radicale della società.

  • Nonostante queste difficoltà oggettive ci sembra molto incoraggiante che in un periodo relativamente breve sia nato un numero notevole di formazioni che coprono un ampio spettro di posizioni.

  • Le proteste del 2013 sono state più un motivo di divisione che di unione, per i gruppi bulgari. Tra l'altro si è riscontrato un progressivo aumentare di tali divisioni lungo lo svilupparsi delle tre ondate: proteste invernali, proteste estive e occupazioni delle università. Ciò non meraviglia, visto che si è trattato di proteste dai contenuti molto contraddittori ed esposte a forti tentativi di manipolazione sia dall'interno che dall'esterno. Troviamo positivo che, seppure da posizioni in alcuni casi radicalmente diverse, la maggior parte dei gruppi da noi intervistati sia riuscita a tenere aperto un dibattito su questo tema.

  • Molti dei gruppi hanno optato per una struttura informale, senza regole scritte od organi di rappresentanza. In alcuni casi ciò è la conseguenza di una scelta volontaria dovuta alla propria visione del mondo, in altri casi mancano indicazioni precise sui motivi di questa scelta.

Le dieci interviste saranno pubblicate nei prossimi giorni. Al termine dell'inchiesta tutti i materiali saranno raccolti e diffusi in due di documenti pdf, in lingua italiana e in lingua bulgara.

Andrea Ferrario, Crisi Globale, crisiglobale.wordpress.com
Paolo Modesti, Bulgaria-Italia, www.bulgaria-italia.com


Fonte: Crisi Globale e Bulgaria-Italia

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".


Per approfondire: Inchiesta sui gruppi alternativi di sinistra e/o antiautoritari in Bulgaria


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