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Lavorare in Italia con contratti bulgari? C'è chi dice no!

29.01.2014

Lavorare in Italia con salari est-europei. È il destino che rischia di accomunare camionisti con contratti "bulgari" e lavoratori della multinazionale svedese Electrolux la quale in questi giorni ha minacciato di chiudere gli stabilimenti in Italia se i propri dipendenti non accetteranno di dimezzare lo stipendio per allinearlo a quello dei colleghi polacchi.

Gad Lerner nel suo blog ha commentato: "Spero sia a tutti evidente quale sarebbe la conseguenza immediata dell'accettazione di questo ricatto: dall'indomani in molte aziende del nostro paese comincerebbe la corsa a tagliare i salari, in barba ai contratti stipulati. Non credo di abusare di una parola forte se dico che ciò significherebbe l'avvio del tante volte evocato massacro sociale."

Alcuni osservatori potrebbero asserire che in realtà si tratta di massacro già in corso e, tra i fatti a supporto della loro tesi, potrebbe trovare posto la storia raccontata un paio di settimane fa dal Corriere della Sera relativa ad un 31 anni di Segrate (MI), Alessandro Gabanella, camionista da 12 anni, licenziato per non avere accettato un contratto "bulgaro" e ormai disoccupato da un anno.

Il titolare dell'azienda per la quale lavorava, secondo quanto riferito nell'articolo, gli avrebbe proposto, quella che l'interessato ha definito una "porcheria": «Io lavoro in Italia, con un mezzo italiano, trasporto merce italiana da e per l'Italia, sono italiano e tu cosa mi proponi? Il contratto bulgaro». In pratica, racconta il Corriere, in Bulgaria i camionisti guadagnano un terzo dello stipendio italiano e le tasse e i contributi sono minimi, così si moltiplicano le aziende italiane di trasporto che chiudono in Italia per aprire una sede fittizia nell'est Europa.

L'esito - afferma Alessandro rispondendo al giornalista Fabio Savelli - «è che se non fai come ti dicono loro resti a casa. E al tuo posto assumono un bulgaro, oppure riassumono un tuo collega italiano con un contratto bulgaro riconoscendogli in nero lo stipendio che aveva prima, ma non pagandogli più contributi e tanto meno le tasse. Se non accetti - e se ti va bene - rischi di diventare un cassintegrato. Con i sussidi dello Stato italiano, i soldi per la formazione italiani, la merce trasportata italiana da un tuo collega italiano a finanziare il welfare di Romania e Bulgaria».

Alessandro ha detto no e la ritorsione è stata dura. Queste pratiche, si denuncia, starebbero avvenendo con la complicità di agenzie interinali italiane e persino di una associazione di autotrasportatori. Teoricamente, in forza delle liberalizzazioni stabilite dall'Unione Europea per favorire la mobilità sovranazionale,le aziende di trasporto straniere non potrebbero fare più di tre viaggi all'interno di un Paese estero a settimana, ma tali limiti verrebbero aggirati lasciando rimorchi e semirimorchi targati Italia, si precisa nell'articolo.


"C'è qualcuno che non sa più cos'è un uomo
c'è qualcuno che non ha rispetto per nessuno!"
C'è chi dice no! (Vasco Rossi)


Autore: P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".




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