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foto: www.mauroberruto.com
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La lettera aperta di Mauro Berruto ai genitori giunge in Bulgaria

16.01.2014

La lettera del Commissario Tecnico della nazionale maschile di pallavolo è stata "recapitata" sabato scorso agli ascoltatori della Radio Nazionale Bulgara nella trasmissione "Sport e Musica". Elena Chahanova, corrispondente dall'Italia ricorda che tempo fa in Bulgaria è stato "brevettato" il "rischio" di cui parla Mauro Berruto: "la pallavolo è lo sport più pericoloso che esista".

Il concetto che sta dietro al gioco della pallavolo è lo stesso sistema di idee che ha portato nel recente passato i pallavolisti e gli allenatori bulgari verso i successi internazionali. Questo concetto è universale, valido per ogni gruppo, indipendentemente dal fatto se sia sportivo o non, afferma la giornalista bulgara. Berruto contrappone la pallavolo ai moderni principi di vita legati al conforto e menefreghismo, specificando che la pallavolo è un sport pericoloso appunto per la rete che divide le due squadre. Perché in questo minuscolo spazio se non si costruisce l'unità d'azione e l'accordo, se non vengono rispettati gli specifici ruoli e gli avversari, se manca sincronia non solo non si può vincere, ma è impossibile uscire dal proprio egoismo e comfort.

Per questa ragione, chiarisce Elena Chahanova, per le tendenze mondane la pallavolo è una sorta di sport ribelle e turbolento, considerando la lettera di Berruto un appello non solo rivolto ai genitori italiani e al mondo del pallavolo, ma verso la società in generale.

Lettera aperta di Mauro Berruto ai genitori

Cari genitori,

mi rivolgo a voi in quanto esseri adulti, razionali e con la testa ben piantata sulle spalle. Preferisco essere proprio io a dirvelo, con cognizione di causa e prima che lo scopriate sulla vostra pelle: la pallavolo è lo sport più pericoloso che esista.

Vi hanno ingannato per anni con la storia della rete, della mancanza di contatto fisico, del fair play. Ci siamo cascati tutti, io per primo, il rischio è molto più profondo subdolo. Prima di tutto questa cosa del passaggio…In un mondo dove il campione è colui che risolve le partite da solo, la pallavolo, cosa si inventa? Se uno ferma la palla o cerca di controllarla toccandola due volte consecutivamente, l'arbitro fischia il fallo e gliavversari fanno il punto. Diabolico ed antistorico: il passaggio come gesto obbligatorio per regolamento in un mondo che insegna a tenersi strette le proprie cose, i propri privilegi, i propri sogni, i propri obiettivi. Poi quella antipatica necessità di muoversi in tanti in uno spazio molto piccolo. Anzi lo spazio più piccolo di tutti gli sport di squadra! 81 metri quadrati appena… Accidenti, ci mettiamo tanto ad insegnare ai nostri figli di girare al largo da certa gentaglia, a cibarsi di individualismo (perché è risaputo che chi fa da sé fa per tre), a tenersi distanti da quelli un po' troppo diversi e poi li vediamo tutti ammassati in pochi metri quadrati, a dover muoversi in maniera dannatamente sincronica, rispettando ruoli precisi, addirittura (orrore) scambiandosi 'cinque' in continuazione.

Non c'è nessuno che può schiacciare se non c'è un altro che alza, nessuno che può alzare se non c'è un altro che ha ricevuto la battuta avversaria. Una fastidiosa interdipendenza che tanto è fondamentale per lo sviluppo del gioco che rappresenta una perfetta antitesi del concetto con cui noi siamo cresciuti e che si fondava sulla legge: 'La palla è mia e qui non gioca più nessuno'. Infine ci si mette anche il punteggio e il suo continuo riazzeramento alla fine di ogni set. Ovvero, pensateci: hai fatto tutto benissimo e hai vinto il primo set? Devi ricominciare da capo nel secondo. Devi ritrovare energia, motivazioni, qualità tecniche e morali. Quello che hai fatto prima (anche se era perfetto) non basta più, devi rimetterlo in gioco. Viceversa, hai perso il set precedente? Hai una nuova oggettiva opportunità di ricominciare da capo. Assolutamente inaccettabile per noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruire la nostra zona di comfort dalla quale, una volta che ci caschiamo dentro, guai al mondo di pensare di uscire. Insomma questa pallavolo dove la squadra conta cento volte più del singolo, dove i propri sogni individuali non possono che essere realizzati attraverso la squadra, dove sei chiamato a rimettere in gioco sempre ed inevitabilmente quello che hai fatto, diciamocelo chiaramente, è uno sport da sovversivi! Potrebbe far crescere migliaia di ragazzi e ragazze che credono nella forza e nella bellezza della squadra, del collettivo e della comunità. Non vorrete correre questo rischio, vero? Anche perché, vi avviso, se deciderete di farlo… non tornerete più indietro.

Mauro Berruto
Commissario Tecnico della nazionale maschile di pallavolo

Il testo della lettera è pubblicato sul volume 'Sogni di gloria. Genitori, figli e tutti gli sport del momento' della collana 'Save the parents' di Scuola Holden edito da Feltrinelli.


Se si vuole rimanere sul tema, in generale, riguardo alle qualità caratteriali e morali, che potrebbero essere acquisite nel gioco di squadra portando alla vittoria nei momenti più difficili nella vita, la settimana prossima uscirà nelle librerie "Forza e coraggio", il libro di Giacomo Sintini, campione di pallavolo e palleggiatore della Trentino Volley.

"La storia di Giacomo Sintini è una parabola dura con un finale luminoso, capace di dare speranza e conforto a chi la legge. Forza e coraggio - le doti servite a Jack per vincere la sua battaglia - diventa così un grande incitamento a tutti coloro che si trovano ad affrontare la malattia, o qualsiasi altra difficoltà la vita gli ponga davanti" - Mondadori.


Autore: D.P.

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