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Non studio, non lavoro. NEET: giovani inattivi, un fenomeno che colpisce Italia e Bulgaria

14.01.2014

"Non studio, non lavoro, non guardo la TV, non vado al cinema, non faccio sport" cantavano i CCCP-Fedeli alla Linea in "Io sto bene", canzone simbolo degli anni '80. Restringendo il campo d'osservazione alle prime due proposizioni i sociologi britannici hanno coniato nel 1999 il termine NEET, acronimo inglese di "Not (engaged) in Education, Employment or Training". Esso è utilizzato per indicare persone che non sono impegnate né in un lavoro (o nemmeno nella sua ricerca), né in una attività formativa o assimilabili come stage e tirocini.

Una ricerca nel 2012 condotta a livello europeo si è focalizzata sulla fascia d'età 15-29, mostrando una notevole differenza tra i vari paesi dell'Unione Europea, nella quale la media è 15.4% di NEET all'interno della fascia d'età presa a riferimento. Da un lato vi sono i paesi virtuosi (Svezia, Danimarca, Olanda, Lussemburgo) con percentuali comprese tra 5.5% e 7.8% dall'altra quelli dove il fenomeno è molto più grave. Tra di essi la Bulgaria detiene il record negativo con il 24.6% dei giovani sostanzialmente inattivo sia sul piano formativo, sia lavorativo, inclusa la ricerca attiva di una occupazione.

In particolare sono colpite le donne, le persone senza esperienza lavorativa e coloro che hanno perso la speranza di trovare una lavoro. Purtroppo, in tali paesi anche persone con un'alta qualificazione sono a rischio.

Dopo la Bulgaria, l'altro paese più colpito è proprio l'Italia (22.7%), a seguire Irlanda (22%) e Spagna (21,1%).

Secondo le stime del EMCC (European Monitoring Centre on Change) questo situazione impatta indirettamente sul Prodotto Interno Lordo: 3.0%-3.5% di perdita per la Bulgaria e 2.0%-2.5% per l'Italia.

Uno studio pubblicato nel novembre 2012 dalla fondazione tedesca "Friedrich Ebert", e preparato da Yordan Dimitrov, economista del Balkan Institute for Labour and Social Policy, evidenzia che in Bulgaria si sommano due fenomeni, quello della disoccupazione giovanile, spesso di lunga durata, e quello dei giovani inattivi (NEET). Questo fenomeno può essere sintetizzato con la formula di disoccupazione "generazionale".

In particolare preoccupano gli abbandoni scolastici ed il generale livello relativamente basso della qualità dell'istruzione; nemmeno le attività di addestramento professionale sono di livello adeguato.

La crisi economica non ha fatto che accentuare il problema e la condizione sociale amplifica il rischio. Se i genitori sono disoccupati, inattivi, con bassa scolarità o appartenenti a minoranze come i Rom allora è molto probabile che i loro figli abbiano le stesse caratteristiche.

Per quanto riguarda la Bulgaria, sono a rischio anche i giovani con un buon livello di istruzione e una buona preparazione professionale mentre prima erano relativamente al sicuro, e questo a causa dei cambiamenti del contesto economico dovuti alla crisi.

Anche se lo studio può essere un rifugio temporaneo dalla disoccupazione per i giovani prima o poi si affacceranno al mondo del lavoro, e se la recessione perdurerà non faranno altro che aumentare la pressione sul mercato del lavoro, sottolinea il rapporto elaborato dall'economista bulgaro Dimitrov.


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".




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