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Regno Unito sotto shock: ”Mamma, arrivano i bulgari!”

13.01.2014

Dal primo gennaio 2014 l'UE ha esteso a bulgari e rumeni la possibilità di lavorare liberamente in tutti gli stati europei

Con le nuove direttive europee sull'immigrazione dall'altra parte della manica si scatena la psicosi da invasione, il presidente Cameron in prima persona monitora i flussi provenienti da Romania e Bulgaria. Dal primo gennaio 2014 l'UE ha esteso a bulgari e rumeni la possibilità di lavorare liberamente in tutti gli stati europei equiparando la libertà di movimento di tutti gli altri cittadini europei. Questo ha messo in serio allarme i cittadini del Regno Unito, primo fra tutti il loro premier, David Cameron, che da mesi agita lo spettro dell'invasione bulgaro-rumena. Il leader conservatore si è eretto a paladino degli "autoctoni" insistendo in diversi interventi in parlamento contro i migranti che - a suo dire - farebbero "turismo dei sussidi", cioè arriverebbero in massa per godere dei benefici del welfare britannico.

Per arginare la "marea", Cameron ha predisposto alcune misure di contenimento: a partire dal 2014, infatti, i cittadini UE dovranno attendere tre mesi prima di avere il sussidio di disoccupazione o l'assegno familiare.

I bulgari ritengono che questa sia solo una trovata politica. "Non credo che i bulgari siano così interessati alla restrizione dei benefit per chi migra in Inghilterra, è solo un discorso politico", dice Nadia studentessa di Sofia.

Con questi provvedimenti, i conservatori sembrano in realtà voler arginare il successo elettorale dell'Ukip, il partito nazionalista e xenofobo in ascesa nei sondaggi. Se andiamo a vedere nel dettaglio cosa è veramente cambiato con l'arrivo del 2014 e quali sono stati i dati della recente storia europea vediamo che l'allarmismo del governo inglese è più propagandistico che reale.

La sindrome dell'invasione risulta un po' esagerata. L'Economist (http://www.economist.com/blogs/blighty/2014/01/romanian-immigrants) ad esempio, cita le statistiche del Labour Force Survey dell'Unione Europea: tra i cittadini comunitari emigrati oltremanica dal 2010 ad oggi, soltanto il 2% ha richiesto sussidi di disoccupazione, assegni familiari e altri contributi; inoltre, secondo i dati del National Insurance (l'equivalente britannico dell'Inps, che registra tutti i lavoratori subordinati) negli ultimi anni la vera invasione arriva dal sud Europa, i nostri concittadini ad esempio iscritti sono passati dai 25.800 del 2012 ai 39.400 nel 2013, con un incremento del 52 per cento in un anno. Nello stesso arco di tempo, i lavoratori spagnoli sono aumentati del 40%, i portoghesi del 45%, i greci del 31%.

Angel, pittore di Plovdiv dice: "Gli allarmismi di Cameron mi fanno davvero sorridere, gli abitanti della Bulgaria intera sono meno degli abitanti della sola Londra. E la gran parte dei cittadini qui non ha nessuna intenzione di spostarsi, ha famiglia o è troppo grande".

Ivan, ingegnere a Sofia racconta: "Mio fratello è a Londra da almeno 3 anni, non mi sembra che questi provvedimenti siano realmente necessari. Francamente non capisco perchè gli inglesi si lamentano tanto di qualcosa che non cambia nella sostanza moltissimo".

Vediamo nel dettaglio cosa è realmente cambiato. Il 25 aprile 2005, l'Unione Europea firmò a Lussemburgo il trattato che sanciva l'ingresso della Romania e della Bulgaria nello spazio UE, fissando la data dell'adesione al 1 gennaio 2007. Da quel momento, i rumeni e i bulgari sarebbero diventati cittadini comunitari a tutti gli effetti, titolari dei medesimi diritti garantiti agli altri paesi dell'Unione. Tra questi diritti erano e sono compresi la libertà di circolazione e la libertà di impresa. Tuttavia gli Stati Membri avevano la possibilità di mantenere alcuni vincoli all'esercizio del lavoro subordinato, il che significa che i cittadini provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania avevano il diritto di commerciare liberamente o di esercitare attività di lavoro autonomo ma non potevano stipulare regolari contratti di lavoro. L'Italia ha rimosso questi vincoli nel 2012 mentre altri paesi, come l'UK e la Germania, li hanno mantenuti, mentre dovevano obbligatoriamente farli cessare.

In poche parole, l'ingresso e il soggiorno in tutti gli Stati Membri era ed è un diritto di rumeni e bulgari e dopo il 2007 non è mai stato soggetto ad alcun vincolo. I migranti potevano entrare in, e uscire da, qualsiasi paese europeo, e potevano anche aprire aziende e attività commerciali o professionali (ivi compreso il mestiere di idraulico, purché a partita Iva…).

Che senso avrebbe avuto la proposta di Cameron di mantenere in vigore le restrizioni? I rumeni e i bulgari sarebbero comunque emigrati, come è avvenuto fin ora, ma senza la possibilità di lavorare regolarmente avrebbero solo alimentato lavoro nero, sommerso o semisommerso. Di certo, ciò che è rilevante è che anche nel super democratico Regno Unito i politici usano i dati in loro possesso per un tornaconto elettorale che va oltre una vera politica per l'immigrazione. E questa è una caratteristica di ogni governo del vecchio continente.

L'articolo è stato pubblicato sul sito OpenMag 11/01/2014.


Autore: Sara Massini
Fonte: OpenMag




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