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campo-profughi a Harmanli
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Bulgaria - Rifugiati siriani si ribellano nei campi-profughi

10.01.2014

Dall'inizio del 2013 migliaia di persone in fuga dalla Siria sono giunte in Bulgaria, dove vengono ammassate in condizioni spaventose all'interno di campi profughi in attesa che vengano espletate le procedure per chiedere l'asilo. Nonostante la situazione fosse prevedibile e l'UNHCR abbia monitorato la fuga dei civili siriani dal conflitto, i rifugiati dalla Siria vengono parcheggiati in condizioni disumane e lontanissime da quanto disposto a dagli standard internazionali in materia di accoglienza.

Riempiti i centri di accoglienza, sono stati predisposti 4 nuovi campi con tende. Tra questi, uno dei peggiori è senz'altro l'ex base militare di Harmanli, a poche decine di chilometri dal confine con la Turchia e con una capienza massima iniziale di 450 persone. Al momento, secondo i dati forniti dall'Agenzia Nazionale per i Rifugiati (SAR), sono presenti 1296 persone e molte di più stanno ancora aspettando di essere registrate. Nonostante il sovraffollamento, le autorità bulgare continuano ad inviare ad Harmanli i nuovi arrivati, sebbene non siano in grado di fornire loro un'alimentazione e un riparo adeguati. La Croce Rossa Internazionale e numerose ong sono presenti, i migranti ricevono solo una bottiglia d'acqua, una pagnotta di pane e tre lattine di cibo a testa ogni cinque giorni; il destino è il medesimo anche per le donne incinta e i minori. Per dormire, invece, ricevono in dotazione un materasso e delle coperte umide e, se fortunati, possono trovare posto all'interno di tende di fortuna, comunque insufficienti a riparare dal gelido freddo invernale. Ci sono poi gravi carenze sanitarie: nel campo ci sono solo tre servizi igienici e otto docce, tutti fatiscenti, e non vi è assistenza medica né distribuzione di farmaci. Da Harmanli si può uscire solo una volta completata la domanda di asilo, cosa che può richiedere anche due mesi data la scarsità di addetti e di preparazione in materia.

Dal 19 novembre proteste e rivolte dei richiedenti asilo

Per tutti questi motivi, e per le continue tensioni con gli agenti di sicurezza, il 19 novembre più di un centinaio di richiedenti asilo hanno cominciato le proteste: blocchi dei mezzi all'ingresso e scioperi della fame , sostenuti dai richiedenti asilo dei campi di Busmantsi e Lyubimets.

Un'altra protesta è scoppiata il 21 novembre all'interno del campo profughi di Sofia, in seguito alla morte di un uomo di 35 anni, arrivato insieme alla moglie e ai tre figli. La causa della morte sarebbe riconducibile ad un arresto cardiaco: l'uomo soffriva di problemi cardiaci e negli ultimi giorni lamentava forti dolori ma non ha ricevuto assistenza medica. Anche al momento della morte, l'ambulanza è stata chiamata soltanto un'ora dopo. I richiedenti asilo hanno allora deciso di bloccare la strada intorno al campo per denunciare le condizioni precarie in cui versa il campo: 840 persone senza un minimo di riparo dal freddo sempre più rigido.

Un'altra protesta ha avuto luogo il giorno seguente nel campo di Vrazhdebna, nel quale l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Antonio Guterres, è stato bloccato da più di 100 richiedenti asilo che chiedevano risposte sulla loro condizione.

Sette giorni dopo, nel centro di Lyubimetz numerose persone hanno indetto una protesta contro gli abusi da parte delle forze di polizia all'interno del campo. In seguito agli scontri, un richiedente asilo ha riportato una frattura cranica e altri fratture alle braccia.

Il 13 dicembre, altri 50 profughi hanno indetto una rivolta nel campo di Sofia/Ovcha Kupel al grido "We want status", in riferimento alle lente procedure. Anche in questo caso, ci sono stati violenti scontri con le forze dell'ordine e un paio di arresti.

E la situazione non può che peggiorare. Al momento, secondo il Vice-Ministro dell'Interno Vasil Marinov, ci sono 9.820 richiedenti asilo in Bulgaria, di cui 8.000 in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Marinov ha affermato che presto saranno espulsi 400 algerini, 300 afghani e numerosi iracheni, e che il Governo sta pensando ad un piano per ridurre l'immigrazione illegale (quando si dovrebbe invece garantire il diritto di asilo). Tra le proposte figura anche la costruzione di un muro alto 3 metri che copra 30 chilometri nell'area di confine tra la Bulgaria e la Turchia al fine di limitare gli ingressi cosiddetti illegali.

Come affermato il 19 dicembre dal Commissario per i diritti umani Muiznieks, la situazione dei richiedenti asilo in Bulgaria è molto grave e il sistema d'asilo non funziona correttamente anche per una mancanza di conoscenza delle procedure. Non va poi dimenticata la crescente xenofobia della società bulgara; a conferma di ciò, il 1 dicembre 25 persone armate di catene e coltelli hanno aggredito tre richiedenti asilo che stavano tornando verso il campo. Tutti e tre, due siriani e un libanese, hanno riportato numerose ferite e sono stati ricoverati d'urgenza in ospedale; uno di loro è in prognosi riservata per un trauma cranico.

Il servizio di Jonathan Rugman di Independent Television News

Fonti:
- bordermonitoringbulgaria
- whenyoudontexist

L'articolo è stato pubblicato nel sito di Melting Pot il 7 gennaio 2014.


Autore: Ilaria Ippolito
Fonte: meltingpot.org




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