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Bulgaro
     
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Georgi Asparuhov “Gundi”, il miglior giocatore bulgaro della storia

15.12.2013

Scoprire storie e personaggi del calcio che non pensavi potessero esistere. Scoprirlo proprio nella terra madre del protagonista, in un'occasione assolutamente casuale ma in un modo incredibilmente diretto e toccante. Siamo a Simitli, piccolo paese a sud della Bulgaria. Siamo in una fredda serata di novembre, per fortuna riscaldata da un'antica stufa a legna e dall'ottima grappa di prugne tipica del posto. Il racconto, tradotto dal mio amico dove ho soggiornato, uscito dalla bocca di un grande del recente passato della storia calcistica bulgara, uno che avrebbe potuto essere stato protagonista a Usa '94 (stroncato da un intervento al ginocchio di un compagno-rivale per il posto in nazionale), uno che ha giocato per anni nella serie A del suo paese e che ha giocato anche una partita di Coppa dei Campioni contro il Panathinaikos.

Il nome del mio narratore è Anton Bacev e ora allena i ragazzini del Simitli, il paese che ha dato i natali a Radislav Kirilov, un ragazzo bulgaro che oggi milita nella nostra serie B, tra le fila del Carpi, ma di proprietà del Chievo. Lo stesso paese dista pochi chilometri da Blagoevgrad, paese di nascita invece di Dimitar Berbatov. Tutti strani ingredienti che rendono ancora più corposa questa storia. Così, mentre si festeggia il compleanno del piccolo Antonio, figlio di Anton Bacev, l'atmosfera calda e accogliente della festa verte su discorsi prettamente calcistici. Mentre vengo tirato da una parte e dall'altra della stanza per decidere se tifare i blu del Levski Sofia o i rossi del Cska, la curiosità del giornalista ha scalzato la timidezza del turista e ho iniziato a chiedere chi fosse stato il più grande calciatore bulgaro della storia. "Stoičkov?" "No!". "Lečkov? Nooo!" "Balakov? Berbatov?" "Nooo, Gundi".

Non sapendo assolutamente chi fosse, la curiosità e lo stupore mi hanno portato a farmi raccontare questa storia. Essere in quel momento in quella stanza credo sia stata un'emozione difficile da scrivere così. Vedere famiglie intere pronunciare quel nome, uomini, donne, vecchi e bambini. Tutti uniti, commossi e toccati dal ricordo del loro "Gundi". Credo che nessuno (tantomeno io potevo dirlo) o soltanto i veri appassionati e gli storici del calcio conoscano la storia di Georgi Asparuhov, il più forte calciatore bulgaro della storia e a detta degli stessi sfegatati tifosi connazionali, più forte anche di Pelé e Maradona. Colui che con le sue giocate si è meritato questo titolo, che con la sua prematura morte è diventato leggenda, che ha preso il posto di ogni genere di mostro sacro. Profeta in patria lo è stato e lo è ancora. Più forte di Pelè e Maradona sembra un azzardo troppo grande anche da dire per scherzo. Di sicuro sappiamo che nei loro cuori al primo posto c'è assolutamente lui, lo si vede dalle parole convinte, dalla commozione degli occhi lucidi di chi racconta, dal coinvolgimento e dal tifo accanito che tuttora questa gente ha per il proprio idolo: "Gundi".

E questa fama che lo accompagna ha solide fondamenta dato che Georgi Asparuhov è stato votato, a furor di popolo, nel duemila, il miglior calciatore bulgaro della storia. Non è il fatto statistico in sé per sé a risaltare ma l'aver battuto tutti gli altri, gli eroi di Usa '94, il fenomenale pallone d'oro Hristo Stoičkov, i talentuosi Balakov, Lečkov e Kostadinov, il pirata Trifon Ivanov. E nemmeno lo storico bomber Hristo Bonev o la nuova generazione di Berbatov o di Stiliyan e Martin Petrov hanno fatto meglio. Così dopo aver ascoltato e dopo aver assistito con i miei occhi a questa dichiarazione d'amore sportivo, sono andato a leggere la sua storia per rendere omaggio a questo campione.

Gundi, cioè Georgi Rangelov Asparuhov, nacque nel 1943 a Reduta, un quartiere residenziale di Sofia che prende il nome dal fortino militare che domina la collina. A sette anni, il padre, tifoso sfegatato del Levski Sofia, lo iscrisse nell'unica squadra che il suo cuore avesse potuto mai amare. Solo dopo pochi anni vinse due campionati giovanili. L'ultimo di essi però coincise con il diciottesimo anno di età di Georgi che fu costretto a frequentare la scuola militare della squadra nemica , il Cska, dove almeno poté continuare a giocare. Con il CSKA "Gundi" disputò un'amichevole ma alla fine lo staff tecnico decise che non era all'altezza di quella squadra così lo mandò a giocare nel Botev Plovdiv, un club di livello mediocre che non aveva nemmeno un titolo in bacheca. E proprio "Gundi" fece le fortune di questo anonimo club, facendogli vincere la coppa nazionale, arrivando secondi in campionato e addirittura ai quarti di finale di Coppa delle Coppe del '62-'63.


lo stadio di Levski Sofia

Con un bottino di 25 gol in 47 partite fu richiamato dal Levski Sofia dove subito al primo anno vinse il campionato siglando 27 gol. Anche in Coppa dei Campioni, seppur la squadra non raggiunse importanti risultati, riuscì a lasciare il segno con le sue giocate e i suoi gol. Dopo la tripletta che rifilò al Benfica, la pantera nera Eusebio disse che era uno dei giocatori più forti che aveva mai incontrato. Dopo la doppietta in Coppa delle Coppe contro il Milan, il "paron" Nereo Rocco disse di aver visto il centravanti dei suoi sogni anche se Gundi rispose così alle avances dei rossoneri che lo volevano portare via dal suo paese per ben 500 mila dollari "C'è un paese chiamato Bulgaria e in questo paese c'è un club chiamato Levski. Non puoi averne sentito parlare ma è dove sono nato e dove morirò".

Il ricordo di Gianni Rivera invece fu questo "Amavo il suo modo di giocare e mi piaceva molto vederlo. Un giorno nella partita Bulgaria-Italia a Sofia gli diedi un calcione. Spero che se ne sia dimenticato". Se Gundi segnò 170 gol in 278 partite nella sua carriera con i club e fece vincere due campionati e due coppe al Levski, in nazionale fece altrettanto bene con 19 gol in 50 partite. Oltre le tre edizioni dei campionati mondiali a cui ha partecipato, sono rimasti nella memoria dei tifosi, il (suo) primo gol della storia della nazionale bulgara in un campionato del mondo, nella sconfitta per 6 a 1 contro l'Ungheria. Anche questo piccolo tassello lo ha reso leggenda. Inoltre storica la rete del pareggio nell'amichevole uno a uno a Wembley contro l'Inghilterra di Moore e Robson, campione mondiale uscente, quando partendo dalla metà campo seminò tutti gli avversari in dribbling e di sinistro la infilò all'angolino.



Il gol contro l'Inghilterra a Wembley

Questi i ricordi per un giocatore amato da tutti, anche dai colleghi, descritto dai giornalisti bulgari come "un vero gentiluomo dentro e fuori dal campo, simbolo di umiltà, devozione e grandezza". Carattere generoso che lo portò fatalmente alla morte nel 1971, a soli 28 anni, per colpa di un susseguirsi di coincidenze. A partire dalla prima coincidenza, quell'ultima partita di campionato, nel derby contro il Cska, quando un avversario colpendolo in modo scorretto provocò la sua reazione e l'ovvia espulsione per entrambi. La squalifica per tre giornate (seconda coincidenza) che gli inflisse la federazione gli fece saltare in anticipo gli ultimi allenamenti con il proprio club ma gli valse l'invito, terza coincidenza, per una partita celebrativa di una piccola squadra, il Vratsa, nel proprio campo, per il cinquantenario del club. Così Gundi accettò l'invito e partì con la sua nuova e bellissima Alfa Romeo (la leggenda narra che gli sia stata regalata in premio dopo quella famosa partita contro il Milan) insieme al compagno Nikola Kotkov: il viaggio che gli costò la vita. Facendo rifornimento per strada, in una cittadina a nemmeno metà tragitto, lasciò la mancia al benzinaio per non perdere troppo tempo. Un uomo lì presente lo vide e gli chiese un passaggio ed il buon Gundi non seppe dirgli di no. Lo fece salire dietro, provocando qualche minuto di sosta in più, quarta e ultima coincidenza. Quei minuti in più che lo fecero schiantare contro un camion che arrivava nella corsia opposta, dopo una brutta curva a gomito, con l'Alfa Romeo che diventò una trappola di fuoco e lasciò solo pochi resti dei tre passeggeri.

Oltre cinquecento mila persone parteciparono distrutte dal dolore al funerale di Gundi, anche se i giornali, lo stesso giorno, diedero risalto all'incidente mortale di tre cosmonauti sovietici. Tutti i suoi tifosi e tutti gli appassionati sportivi gli rendono omaggio ancora oggi portando fiori sulla lapide che si nasconde tra le curve di quella strada così maledetta, mentre il club del suo cuore, il Levski Sofia, gli ha intitolato lo stadio. Non saranno mai abbastanza questi gesti per ricordare il più grande calciatore bulgaro della storia, colui che la Fifa ha classificato al quarantesimo posto della lista dei migliori calciatori di tutti i tempi, considerato dai suoi tifosi più forte anche di Pelè e Maradona. Chissà forse Gundi sarebbe davvero diventato il più forte di sempre ma il destino ha deciso che non lo sapremo mai.



Si ringrazia la Redazione del sito Mai Dire Calcio per la gentile concessione dell'articolo che è stato pubblicato il 13 dicembre.


Autore: Michele Stefanelli
Fonte: MaiDireCalcio.com




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