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La giornata della Bulgaria all'Università Ca' Foscari di Venezia

07.12.2013 - Venezia

Il 22 novembre, un giorno dopo la festività con cui da secoli si rende omaggio a Santa Maria della Salute - la Madonna veneziana della Salute, si è tenuto a Venezia il convegno dedicato alla Bulgaria e alla bulgaristica italiana. Già in occasione di altri eventi in passato si era riusciti a raggiungere una simile comunione intellettuale, spirituale, nazionale e cosmopolita, ma la cosa importante in questo caso è che tutto ciò avveniva per la prima volta all'Università di Venezia, ed in uno dei suoi più bei palazzi, affacciato sul Canal Grande - Ca' Bernardo, dove ha sede la sezione di studi sull'Europa Orientale, presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati. L'Università Ca' Foscari, famosa per lo studio delle lingue europee principali - inglese, francese, tedesco ma anche per l'interesse verso le lingue "minori", ha accolto con entusiasmo la celebrazione della lingua e della cultura bulgara.

Seppur concepita in maggior misura come manifestazione accademica, la conferenza ha superato le aspettative degli organizzatori per via del numeroso pubblico, tra cui figuravano bulgaristi e slavisti provenienti non solo da Ca' Foscari ma anche da diverse università del Veneto, dell'Emilia Romagna, della Toscana e della Lombardia. È stato come se per la prima volta a Venezia - antica città in cui si sono incrociati i sentieri che univano ma anche separavano l'Occidente e l'Oriente, - si avvertisse la presenza di qualcosa di molto "bulgaro e nativo", sensazione alimentata dalla partecipazione non solo di eminenti ospiti bulgari, ma anche di bulgari che abitano e lavorano in Italia Settentrionale - a Venezia, Mestre, Padova, Vicenza, Bologna e Forlì. Uniti nella generale euforia della consapevole identità bulgara, volevano così dare voce alla loro appartenenza nazionale, celebrarla e renderle degno onore. A ciò ha contribuito in particolare la presenza unificatrice dell'Ambasciatore bulgaro a Roma, Sua Eccellenza il dott. Marin Raykov, il quale ha letto un messaggio di saluto ai partecipanti a nome dell'Ambasciata della Repubblica Bulgara a Roma e ha preso parte attiva nella discussione, dimostrando erudizione ed interesse profondo per le sorti della lingua e della cultura bulgara nel mondo contemporaneo. Ha portato i suoi saluti anche il dott. Giorgio Di Faveri, Console Onorario della Bulgaria a Treviso, che ha avuto un grande ruolo nell'organizzazione di questo evento culturale.


Svetla Koeva

In maniera del tutto appropriata la giornata è stata divisa in due parti - nella prima si sono alternati argomenti scientifici ed artistici. In merito alla lingua bulgara e al suo futuro ha parlato la Professoressa Svetla Koeva - capo della sezione di linguistica computazionale e direttrice dell'Istituto per la lingua bulgara presso l'Accademia delle Scienze bulgara, la quale ha inaugurato la sessione mattutina con il tema "La lingua bulgara nell'epoca digitale". Le lingue "minori" sono forse destinate a scomparire nell'era della comunità informatica; quale è il ruolo delle tecnologie linguistiche; come imparano le lingue le persone e le macchine?

Sono state queste alcune delle domande alle quali la Professoressa Koeva ha cercato di rispondere attraverso la sua ricerca, dando piena giustificazione all'utilizzo di programmi, dizionari elettronici, tecnologie linguistiche - risorse che attendono di essere maggiormente sviluppate e sfruttate, specialmente in relazione alle potenzialità delle "lingue minori" come il bulgaro.

Con la sua presentazione, Giustina Selvelli, dottoranda nella Sezione di Studi sull'Europa Sud-Orientale dell'Università Ca' Foscari, ci ha trasportati nell'atmosfera delle città di Russe e Plovdiv durante la prima metà del XX secolo. Oggetto della sua ricerca sono state le opere di due grandi intellettuali di origine bulgara ed ebraica - La lingua salvata di Elias Canetti (XII ed., Milano, Adelphi, 1991) e Abramo l'Ubriacone, (Milano, Baldini Castoldi, 2011) di Angel Wagenstein. La studiosa ha sottolineato il contributo delle due antiche città bulgare in quanto luoghi dove si mescolavano culture e visioni del mondo diverse, le quali hanno ispirato i due grandi autori incarnando un paradigma di mondo composito dall'identità poliedrica, che ha giocato nel corso della loro vita un ruolo decisivo per la loro formazione come scrittori e cittadini.

Giuseppe Dell'Agata ha trattato ampiamente il tema delle traduzioni in lingua italiana della letteratura bulgara, per la cui diffusione e ricezione in Italia egli stesso ha probabilmente il più grande merito grazie alle sue esemplari e raffinate traduzioni. Fra i riferimenti storici risalenti al tempo del matrimonio fra il re Boris III e Giovanna di Savoia, al ruolo di Papa Giovanni XXIII (Papa Roncalli) per la reciproca riscoperta spirituale dei due popoli e per le relazioni italo-bulgare in epoca contemporanea, Dell'Agata ha intrecciato anche i ricordi dei suoi incontri personali con Jordan Radičkov, scrittore che egli stesso ha fatto conoscere al pubblico italiano, con le sue traduzioni degne della penna di quello straordinario maestro della parola artistica bulgara.

Nella sezione pomeridiana i "principali protagonisti" sono stati i libri - Fisica della Malinconia, di Georgi Gospodinov, tradotto dall'originale penna di Giuseppe Dell'Agata, e Storia della Bulgaria contemporanea dello storico perugino Armando Pitassio, dedicato alla storia della Bulgaria dalla nascita dello stato fino al 2011.


Giuseppe Dell'Agata, Georgi Gospodinov, Iliana Krapova e Rolf Petri

Fisica della Malinconia (Voland, Roma, 2013) è il terzo romanzo di Georgi Gospodinov tradotto in lingua italiana (dopo Romanzo naturale e Ed altre storie) e come ben sanno i lettori bulgari, si tratta di un romanzo spettacolare, composto nello stile di un realismo magico, stratificato e multisfaccettato, ma omogeneo nella maniera in cui trasmette dei messaggi riguardanti l'essere umano e l'umanità nel mondo. Quest'autunno il romanzo è stato selezionato come libro del giorno dalla Radio Nazionale Italiana Rai 3 e come miglior libro del mese dal sito letterario "Mangialibri". È, come afferma il suo autore, un romanzo sull'empatia, che cerca una risposta alla questione umana di "come vivere in un mondo personale e globale, che cade continuamente a pezzi". Il libro di Georgi Gospodinov ha suscitato una serie di domande spontanee da parte dei partecipanti alla discussione letteraria. Nucleo della discussione è diventato l'interpretazione letteraria del personaggio principale - il Minotauro come allegoria della malinconia nel romanzo. Ospite speciale del convegno, lo scrittore ha svelato al pubblico i motivi più profondi della creazione di quest'opera:

"Attraverso il Minotauro volevo restituire alla malinconia la profondità nel tempo. La malinconia non è una cosa puramente trascurabile, effimera. La malinconia fa parte del mito del mondo. Per me la solitudine e la malinconia di un bambino di 10 anni durante gli anni '70 al tempo del socialismo e la profonda malinconia del Minotauro rinchiuso nei sotterranei sono fatti paragonabili. Ogni singola malinconia umana, come ha detto Dostojevski, ha il diritto alla sua esistenza e ad una seria spiegazione […] l'empatia, la formula "io siamo" significa non solo immedesimarsi nei dolori estranei di altre persone, ma anche riuscire ad entrare in tutti quelle creature viventi che possono sentire il dolore... Capire che non sei tu e la tua storia a stare al centro dell'universo..."

Ed è proprio a tali temi (malinconia dell'abbandono, malinconia mondiale, mondo in distruzione, caduta dei valori spirituali) che si deve anche la crescente popolarità di cui già gode in Italia il libro di Gospdinov, come ha sottolineato nella sua presentazione Giuseppe Dell'Agata, citando importanti giornalisti e critici letterari, i quali con le loro recensioni hanno smentito alcuni vecchi preconcetti sulla letteratura bulgara che ora appaiono irrilevanti.


Gospodinov illuminato dal sole che penetrava attraverso la finestra veneziana durante la lettura della critica italiana.

Ecco alcuni giudizi della critica e della stampa italiane sul romanzo:

"Fisica della malinconia è un libro raffinato, è una mano che ti accompagna fin giù nell'interiorità delle persone. … Si tratta di un viaggio nella memoria condivisa o, sarebbe meglio dire, nelle memorie che percepite e vissute da un'unica persona diventano le sensazioni di tante vite riesperite dall'animo di uno solo. … Empatia patologica o sindrome ossessiva empatico-somatica»: la diagnosi è questa. Il protagonista del romanzo è un tutt'uno con gli altri, con i loro pensieri e ricordi. Soffre di quest'empatia che gli permette di scivolare nelle memorie altrui e di sentirne le vibrazioni emotive e sensoriali. Una delle prime immagini evocate nel romanzo è proprio quella del labirinto, di un percorso tortuoso e misterioso da affrontare. Rivivere le emozioni, le riflessioni e gli stati d'animo altrui non può che rivelarsi come un dedalo intriso di malinconia." (Flavia Sorato, Flaneri.com)

Solo uno scrittore dell'est poteva inventarsi un titolo così profondamente poetico e insieme così precisamente programmatico, porsi l'obiettivo di penetrare l'essenza della malinconia , di indagarne origine e consistenza, di farne la chiave di lettura della propria vita, e poi della vita in ogni sua forma, di porla alla base del tempo e della memoria e di rovesciarla poi - con sovrabbondante generosità - tra le braccia del lettore che, inizialmente disorientato e perplesso, finisce per abituarsi ai ritmi cangianti e dilazionati della sua scrittura e si lascia contagiare dalla ineluttabilità dello smarrimento" (Dietroleparole.it)



Armando Pitassio, Marco Dogo e Rolf Petri

Il secondo libro della giornata - "Storia della Bulgaria contemporanea" (Aguaplano, Perugia, 2012) di Armando Pitassio dell'Università di Perugia - è stato presentato da due suoi colleghi: il professor Rolf Petri dell'Università Ca' Foscari e il Professor Marco Dogo dell'Università di Trieste. La loro discussione ha confermato l'assoluta rilevanza dello studio del Professor Pitassio, che segue le tappe della storia bulgara dalla nascita dello Stato-nazione ai giorni nostri. L'autore ha scelto di ridistribuire con equità la trattazione sui vari periodi, con una certa accentuazione però del periodo post-1989. Pitassio rimane fedele ai fatti, senza per questo predeterminare le possibili interpretazioni dei complessi cambiamenti politici e sociali che hanno segnato il novecento bulgaro, soprattutto durante il suo ultimo periodo - quello della transizione, dopo la caduta del Muro di Berlino, verso una società democratica di prospettiva europea. La discussione con il pubblico, a tratti emotiva e intensa, ha sottolineato alcuni aspetti basilari dei processi storici in corso, i problemi geopolitici della Bulgaria, le relazioni con la Russia e altri temi caldi della politica estera bulgara.

A conclusione della giornata dedicata alla Bulgaria è stato proiettato il film "Alienazione", del giovane regista bulgaro Milko Lazarov, vincitore di due premi nella sezione "film d'autore" al Festival internazionale del Cinema di Venezia: un premio speciale per l'opera prima ed una menzione speciale del Premio Europa Cinemas Label come miglior film europeo.

Progettato piuttosto con scopi scientifico-didascalici per persuadere la comunità accademica di Ca' Foscari della necessità di mantenere lo studio della lingua bulgara nell'università veneziana, il convegno si è trasformato in una vera Giornata della Bulgaria - una giornata dinamica ed originale, che ha svelato alla società veneziana l'esistenza di una nuova comunità bulgara, i cui membri hanno affascinato gli ospiti italiani con la loro presenza "meridionale" e, non da ultimo, con una profusione di deliziosi piatti bulgari.

Foto di Janina Videva e Dessislava Petkova


Autore: Iliana Krapova e Giustina Selvelli



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