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Il Club di Sofia. L'altra Europa

30.10.2013

Giulietto Chiesa (Alternativa) e Antonio Ingroia (Azione Civile) partecipano, in Bulgaria, alla creazione del "Club di Sofia", un think tank pan-europeo.

Si è tenuta a Sofia (Bulgaria), il 26 ottobre, la riunione costitutiva del "Club di Sofia". Il tema principale dell'incontro ha riguardato gli aspetti di una nuova idea della sicurezza europea come una e indivisibile. Non questione che riguardi soltanto l'Unione Europea, ma che coinvolga la Russia e tutti i paesi europei, anche quelli che dell'Unione non fanno parte. Una nuova sicurezza comune sarà il contributo di una nuova Europa - attore mondiale che deve ancora trovare una propria autonomia - alla sicurezza internazionale.

Hanno preso parte all'incontro, e hanno sottoscritto, a titolo individuale, la dichiarazione (qui acclusa) Giulietto Chiesa, presidente di Alternativa, e Antonio Ingroia, presidente di Azione Civile. Tra i fondatori erano presenti intellettuali e politici di Italia, Grecia, Russia, Polonia, Lituania, Lettonia, Turchia, Moldavia, Ucraina, oltre che una nutrita rappresentanza di partiti e istituzioni bulgare. L'incontro è stato patrocinato dalla Fondazione Slaviani e ha avuto il sostegno del Gruppo Parlamentare dei Verdi al Parlamento Europeo.

Il ministro degli esteri del governo bulgaro ha inviato un cordiale messaggio di saluto e di augurio per i futuri lavori del "Club di Sofia" . Prossimi incontri si svolgeranno a Bruxelles e a Mosca e riguarderanno diversi aspetti delle relazioni di partnership tra Unione Europea e paesi confinanti. Vasto spazio è stato dato al dibattito sui gravi problemi che sta incontrando il processo di costruzione di una nuova Europa, alle questioni dell'immigrazione, a quelle del disarmo, alla necessità di un superamento dell'idea delle alleanze militari ereditata dalla Guerra fredda.

Il Club di "Sofia" (Iniziativa PanEuropea) - Dichiarazione

La discussione sulle sorti dell'Unione Europea sta diventando molto difficile. C'è chi vorrebbe continuare il processo europeo com'è in questo momento. Altri insistono per porvi fine e vogliono uscirne in base all'argomento che esso non coincide con i loro interessi e valori nazionali.

Noi, mentre ci riuniamo per costituire il Club di Sofia, dichiariamo che principi errati sono stati introdotti all'interno del processo della costruzione europea. Questi errori devono essere corretti urgentemente, altrimenti assisteremo alla distruzione della Casa Comune Europea, oppure alla sua trasformazione in un luogo dove regnano ineguaglianza e ingiustizia.

Ci rivolgiamo ai cittadini, agli scienziati, ai politici, affinché uniscano i loro sforzi per correggere questi errori. Lo scopo che ci proponiamo è di imprimere una giusta direzione al processo europeo, per costruire un'Europa Unita giusta, concorde, e perciò sostenibile.

Quali sono gli errori che, per primi, devono essere corretti? Noi riteniamo che il processo europeo sia parte di un processo globale, e possa essere concepito solo tenendo conto di quel contesto.

Il contesto globale è orientato verso la falsa idea della società di consumatori. Noi riteniamo che muoversi in questa direzione significhi promuovere una successione di conflitti, sia globali, sia regionali - che condurranno il mondo intero in un vicolo cieco, in fondo al quale c'è la catastrofe di una nuova guerra mondiale. Una tale guerra sarà simile a quella che il mondo conobbe 100 anni orsono, ma ingigantita dall'esistenza di armi nucleari e di altro genere, dotate di un potere tremendamente distruttivo. I pericoli di guerra stanno aumentando. Molti segnali sono già visibili, ma molti preferiscono non vederli.

Il collasso di una civilizzazione moderna basata sul consumo è inevitabile. Non è questione di buona o cattiva volontà. Il fatto è che la crisi mondiale si va estendendo sia in termini di complessità, e di dimensione, sia in termini di profondità, e non vi è chi abbia una soluzione in vista: non gli Stati, non la scienza del XX secolo, non le differenti culture e religioni.

Siamo in presenza di una tremenda carenza di comprensione proprio della complessità della crisi. Essa non si riduce a una semplice somma di fattori, come la crisi finanziaria, quella dei cambiamenti climatici, quella dell'energia, dell'acqua, della disoccupazione, della crescita demografica, degli ecosistemi violati, della diversità biologica compromessa. Inoltre noi non siamo di fronte a una crisi lineare. Al contrario noi vediamo i rischi di una catastrofe senza precedenti che richiede, prima di tutto, di essere compresa e, insieme, controllata. Stiamo già assistendo a un accelerato percorso verso una catena di collassi interconnessi tra di loro e che possono demolire i pilastri portanti della civilizzazione umana.

Il controllo di questa catastrofe non può essere opera di una sola civilizzazione tra le tante che si sono formate su questo pianeta. Non può essere risolto dall'Occidente, che è largamente responsabile dell'attuale situazione. Ma l'Occidente è ora egualmente responsabile, insieme a tutte le altre civilizzazioni, nella ricerca di una soluzione comune. Noi tutti abbiamo il grande compito di modificare i nostri tradizionali modi di pensare. Sfortunatamente essi continuano ad essere, invece, quelli del passato, quando ognuno era in competizione con tutti gli altri.

Ora la competizione, che è stata la macchina dello sviluppo degli ultimi tre secoli, sta diventando la macchina che produce la guerra. Ciò è l'effetto dei limiti dello sviluppo, nel frattempo emersi, e della fine dell'«era dell'abbondanza». Ciò si sta verificando in condizioni di profonda e generale disuguaglianza: nel campo della potenza militare; nel campo delle tecnologie; nel campo del consumo e dei redditi; nel campo del denaro; nel campo delle risorse, nel campo delle istituzioni.

Se questi vincoli noi li mettiamo assieme alla vecchia idea della competizione è ovvio che il mondo sarà fatalmente spinto verso l'uso della forza. È ciò cui stiamo assistendo: coloro che sono più forti saranno spinti dalla circostanze a usare la loro forza. Lo faranno. Lo hanno già fatto. Lo stanno facendo ora in Siria. Chi sarà il prossimo della lista?

Per evitare una tale deriva noi abbiamo bisogno di una nuova architettura mondiale. Ma la riforma delle Nazioni Unite richiederà tempi lunghi, troppo lunghi rispetto alla velocità della crisi. Occorre dunque agire immediatamente per contrapporre misure alle cause della catastrofe. Ciò riguarda tutti, non importa dove viviamo.

Noi, membri del Club di Sofia, siamo europei e vogliamo definire i nostri compiti a partire da queste valutazioni.

Noi riteniamo che soltanto una Nuova Europa Unita possa essere uno dei pilastri di una coesistenza pacifica multipolare nel XXI secolo.

Quello che, per molti decenni, è stato considerato il cuore della civilizzazione europea è il modello sociale europeo. Esso viene ora demolito dall'offensiva neo-liberistica delle politiche estreme di austerità. L'istituto della famiglia come sorgente naturale di valori morali e come strumento essenziale di educazione e di socializzazione della persona umana è stato anch'esso demolito. Queste politiche minacciano l'idea stessa di Europa. L'imperativo presente è di ritornare alle radici dell'Europa unita, che nacquero già 200 anni fa, come idee di pace e di cooperazione.

Come europei che credono nell'importanza dei diritti umani, noi sosteniamo l'idea di una Europa che muova verso valori sociali, democratici, pacifici e rispettosi dell'ambiente naturale, un'Europa del popoli e dei cittadini.

Una tale visione dell'Europa è incompatibile con ogni forma di egemonismo, di xenofobia, di razzismo e di nazismo. È un'Europa multiculturale che si adopera per gettare un ponte tra il Nord e il Sud, specialmente nell'area mediterranea. Un'Europa che venisse concepita come una fortezza dovrebbe affrontare non solo una ma molte Lampedusa tutto attorno ai suoi confini e perfino all'interno di essi.

Noi siamo contro ogni tentativo di costruire un nuovo "Muro di Berlino" nella forma di "arco Mar Baltico-Mar Nero-Mar Caspio", utilizzando i partner orientali dell'Unione Europea.

La Russia - nonostante le differenze tra regimi politici - è già sotto molti profili interconnessa con l'Europa ed è il grande vicino che l'Unione Europea deve considerare partner affidabile. La Russia, la Turchia, l'Unione Europea e i suoi partner dell'est - Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia, Ucraina - devono considerare se stessi come componenti decisive di una indivisibile sicurezza europea. Questo sarà il contributo dell'Europa alla pace e alla sicurezza del mondo intero.

Gli Stati Uniti d'America, che durante la Guerra Fredda hanno svolto il ruolo di un alleato "privilegiato e protettore" dell'Unione Europea, devono ora diventare partner con eguali diritti.

Una Nuova e Unita Europa, capace di svolgere un attivo ruolo di pace, deve essere forte e autonoma nelle sue decisioni. Una Nuova e Unita Europa costruita su questi principi non ha nemici. Ciò significa che essa deve avere un proprio esercito, che dovrà essere utilizzato solo ed esclusivamente sotto l'autorizzazione delle Nazioni Unite. È giunto il tempo di abbandonare lo schema amici-nemici che fu caratteristico della Guerra Fredda. Esso è ormai il passato.

La sicurezza è di ciascuno e di tutti. Ogni tentativo di costruire la sicurezza solo per noi stessi senza tenere contro di quella degli altri produrrà soltanto tensioni e conflitti.

Il compito primario è dunque quello di costruire amicizie di lunga durata, cooperazioni strategiche in tutte le direzioni. Una nuova Guerra globale sarebbe la fine dell'umanità e ogni piano che la preveda come possibile è un'idea folle.

Noi, membri del Club di Sofia ci impegniamo a costruire un tale approccio e a proporlo a tutti i soggetti di tutti i continenti, a trovare una via comune per la comprensione della nuova epoca che irrompe ad alta velocità nelle nostre vite e che tratteggia il destino delle future generazioni. Noi vogliamo agire non solo per il loro benessere, ma per la loro stessa sopravvivenza.


Fonte: megachip.globalist.it




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