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Il parlamento bulgaro supera il veto previdenziale e rafforza (per ora) il governo Oresharski

17.08.2013 - Sofia

Il parlamento bulgaro riunito in seduta straordinaria ha superato il veto parziale posto dal presidente Rosen Plevneliev alla revisione del bilancio 2013 che era stata deliberata su proposta del governo Oresharski a fine luglio.

Si trattava di un passaggio molto importante ed estremamente delicato in quanto l'attuale esecutivo bulgaro ha l'appoggio ufficiale di 120 parlamentari su 240 - quelli del Partito Socialista Bulgaro (BSP) e quelli del Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS) - ma per il superamento del veto era necessaria la maggioranza assoluta (121 voti). In caso negativo, esso avrebbe significato la quasi automatica caduta dell'esecutivo. In tal senso era stata interpretata da alcuni sostenitori di Oresharski la mossa presidenziale.

Il governo Oresharski, al termine di un dibattito durato 3 ore e mezza, ha ottenuto 130 voti a proprio favore, potendo godere, su questa questione, anche dell'appoggio degli 11 rappresentanti del partito nazionalista Ataka, su un totale di 23 eletti, che si sono presentati venerdì in Parlamento. A sostegno del veto presidenziale si sono espressi 93 parlamentari del partito GERB, mentre un rappresentante del DPS era assente alla seduta.

Questo voto rafforza, almeno nell'immediato, la posizione del primo ministro Plamen Oresharski, il cui governo è oggetto, a pochi mesi dalla nascita, di richieste di dimissioni che concretizzano con manifestazioni che si svolgono quotidianamente, da due mesi, nella capitale Sofia. Le parole d'ordine dei dimostranti sono lotta alla corruzione, rottura dei legami con gli oligarchi, rinnovamento del sistema politico, una nuova legge elettorale, ma soprattutto dimissioni immediate di Oresharski.

Da circa 45 giorni sono in atto anche delle "contro-proteste" a sostegno del governo ma con una partecipazione minore rispetto ai meeting antigovernativi. Nonostante questo, le indagini demoscopiche condotte a livello nazionale mostrano, nell'ambito di una sfiducia generalizzata nella classe politica bulgara, che in caso di elezioni anticipate l'esito potrebbe sostanzialmente ricalcare i risultati del maggio scorso.

Da un lato chi protesta ritiene le dimissioni e nuove elezioni un passaggio obbligato, dall'altra strati della popolazione sono convinti che in questo momento le elezioni non farebbero altro che peggiorare ulteriormente la situazione economica del paese, e che nell'immediato è opportuno permettere al governo corrente di porre in atto alcune misure economiche di carattere sociale che possano alleviare, almeno parzialmente, le difficoltà della vita di tutti i giorni che sono state il detonatore delle proteste di febbraio.



Quest'oggi i due schieramenti si sono attivati per mobilitare anche persone provenienti da altre località della Bulgaria, oltre che dalla capitale. Molte decine di autobus hanno raggiunto Sofia di primo mattino e migliaia di manifestanti delle due fazioni si sono posizionati nella zona centrale della città dove si trovano la presidenza e l'assemblea nazionale.

Sono stati segnalati contatti minimi tra le due parti. L'ingente schieramento delle forze dell'ordine ha impedito problemi di sicurezza e soprattutto ha evitato che i manifestanti antigovernativi cingessero d'assedio il parlamento come avvenuto un mese fa. Prevedibili reciproche accuse di aver mobilitato gitanti allettati da un viaggio gratuito a Sofia, se non addirittura pagati, sono state scambiate tra i sostenitori delle due parti.


Autore: P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".


Per approfondire: Speciale Crisi Politica e Elezioni 2013



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