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Bulgaro
     
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Ondata di proteste in Bulgaria contro la nomina del capo dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale

17.06.2013

Una nuova ondata di proteste sta attraversando la Bulgaria da venerdì scorso. L'improvvisa nomina del controverso parlamentare Delyan Peevski (DPS, Movimento per i diritti e le libertà), a capo dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale (DANS) ha scatenato l'immediata e forte reazione della popolazione.

Chi è Delyan Peevski

Delyan Peeski

L'investigatore criminale 32-enne Delyan Peevski ha iniziato la carriera politica nel 2001 all'interno del partito NDSV dell'allora primo ministro Simeon Saksgoburgotski. Nel 2007 fu cacciato per cattiva condotta dal governo guidato da Sergei Stanishev (BSP, Partito Socialista Bulgaro), dove era stato, a partire dal 2005, vice ministro delle protezione civile. Secondo gli inquirenti, aveva costretto il direttore di "Bulgartabac" a sottoscrivere contratti con società a lui legate. Tuttavia le indagini a suo carico non ebbero seguito e gli fu permesso di riprendere l'incarico governativo. Nel 2009 Peevski è entrato in Parlamento come eletto nelle liste del DPS ed ha fatto parte del comitato per la sicurezza interna e l'ordine pubblico. Rieletto nel collegio di Pazardzhik alle elezioni del maggio scorso. La madre di Peevski, Irena Krasteva, è proprietaria di una vasta rete di quotidiani nazionali ed emittenti televisive ed il figlio è ritenuto avere parte attiva nella gestione del gruppo editoriale NBMG.

La nomina

Il primo ministro Plamen Oresharski, che guida un governo di minoranza sostenuto da BSP e DPS, ha proposto a sorpresa la candidatura di Peevski all'Assemblea Nazionale durante una seduta movimentata che visto al momento del secondo e decisivo voto il parere contrario di GERB, mentre Ataka ha abbandonato l'aula. All'interno del Partito Socialista già prima del voto si erano levate voci di dissenso che sono state parzialmente messe a tacere da Oresharski e dal leader del partito Sergei Stanishev con l'argomento che la mancata nomina di Peevski avrebbe provocato la caduta del governo.

DPS, il partito che gode del sostegno della minoranza turca, è necessario alla sopravvivenza di un governo che appena nato si trova quotidianamente in bilico con i numeri. Se Oresharski e Stanishev hanno ritenuto questa nomina come un prezzo da pagare ai loro alleati per facilitare la vita del governo, le reazioni dimostrano che i due politici aver sbagliato clamorosamente i calcoli: a poche settimane dalla nascita, l'esecutivo, e la stessa posizione di Stanishev come leader del partito appaiono compromesse.

Le reazioni dei politici

Oresharski, Stanishev e Plevnevliev
Oresharski, Stanishev e Plevnevliev - Foto: president.bg

Tra i primi, il presidente Rosen Plevneliev ha espresso la sua indignazione ed ha chiesto di rivedere subito la decisione. In segno di protesta ha annullato la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione del secondo ponte sul Danubio.

Il parlamentare socialista Georgi Kadiev, che già aveva espresso pubblicamente la sua contrarietà alla nomina di Peevski ha anche chiesto, sostenuto da molti militanti del partito, le dimissioni di Sergei Stanishev dalla presidenza del BSP. "940.000 persone ci hanno votato per mettere fine agli accordi sottobanco. Quando si mente a queste persone bisogna riguadagnare la loro fiducia. Questo è il primo passo." ha detto Kadiev a Nova TV domenica.

Hannes Swoboda, presidente del Gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ha espresso con un tweet la sorpresa per la nomina del capo dell'Agenzia per la Sicurezza Nazionale, affermando che devono esserci delle persone più competenti.

Severe critiche sono giunte anche dagli ex primi ministri Boyko Borissov (GERB) e Ivan Kostov (DSB) che in qualche modo sperano di poter trarre vantaggio dalla situazione creatasi. L'ex commissario europeo Meglena Kuneva, che come Kostov non siede in Parlamento non avendo raggiunto la soglia del 4% alle ultime elezioni, ha detto che un esecutivo come questo non può governare nell'interesse dei bulgari ed ha denunciato il deficit di moralità nella vita pubblica.

Sorpresa ed irritazione sono state espresse anche dagli ambienti diplomatici della capitale bulgara.

Le protesta dei cittadini

Partita dalla rete con decine di migliaia di adesioni in poche ore, la protesta si è poi trasferita in piazza con manifestazioni civili e pacifiche nelle principali città: Varna, Plovdiv, Veliko Tarnovo, Pazardzhik, Blagoevgrad, Shumen e altre. Le più importanti dimostrazioni si sono svolte nella capitale Sofia, venerdì, sabato e domenica: i partecipanti (tra 10 e 15 mila mediamente secondo le stime) hanno simbolicamente cinto d'assedio i luoghi del potere politico. Sabato, nel corso della manifestazione sofiota (unico episodio negativo di rilievo), è stata presa di mira una troupe dell'emittente televisiva TV7 - considerata legata a Peevski - che si è dovuta allontanare dopo che il furgone ed alcune apparecchiature erano state danneggiate. I giornalisti di altri mezzi di informazione hanno solidarizzato con i colleghi di TV7 per l'accaduto.

Una parte consistente dalla piazza in questi giorni ha chiesto le dimissioni del governo e nuove elezioni. E' stato fortemente criticato il fatto che il governo anziché dedicarsi alla soluzione dei gravi problemi della Bulgaria (disoccupazione, bassi salari, elevati costi dei generi alimentari) abbia dato priorità alla nomina del nuovo capo del DANS, proponendo tra l'altro una persona ritenuta indegna di ricoprire quel ruolo delicato.

I manifestanti invocano anche un cambiamento del modello politico ritenuto corrotto, una nuova Costituzione, la riforma della giustizia, la riduzione delle sovvenzioni statali per i partiti politici, modifiche alla legge elettorale e l'introduzione del voto elettronico.

Il dietro-front

Nel frattempo le proteste sembrano aver raggiunto già un primo obiettivo. Sabato Deyan Peevski ha annunciato di essere pronto a lasciare la carica appena verrà nominato il successore; il primo ministro Oresharski, accettando l'offerta, ha rassicurato che ciò avverrà questa settimana, probabilmente mercoledì. Il capo del governo bulgaro ha ammesso che la reazione dei cittadini ha dimostrato che il candidato proposto era socialmente inaccettabile.

Il premier tuttavia esclude le dimissioni in quanto questa sarebbe una decisione facile dal punto di vista personale, ma irresponsabile perché l'instabilità aggraverebbe la situazione del Paese e impedirebbe di firmare un accordo con l'Unione Europea per il prossimo periodo di programmazione. Inoltre una crisi di governo comporterebbe la perdita imminente di miliardi in finanziamenti UE, mentre c'è la necessità di stabilizzare il sistema energetico e di risolvere una serie di altri problemi urgenti. Il primo ministro ha invitato i rappresentanti dei manifestanti ad un incontro previsto per lunedì pomeriggio.

Sergei Stanishev ha ammesso in una intervista rilasciata domenica sera di aver fatto un errore nell'appoggiare la nomina di Peevski, che comunque sarebbe stata una persona adatta alla posizione. Ha detto di aver sottostimato le reazioni che ciò avrebbe provocato, ma anche sostenuto che un annuncio anticipato avrebbe permesso a GERB di organizzare proteste ancora più forti.

Il leader socialista ha affermato di rispettare le manifestazioni spontanee, aggiungendo che ogni cittadino ha il diritto di protestare democraticamente e di ottenere dello Stato una risposta alle proprie richieste.

Tuttavia, secondo Stanishev, la vera ragione dietro le proteste invernali e quelle odierne è che "qualcosa non va nel modo in cui funziona lo Stato, troppo spesso non riesce a difendere gli interessi dei cittadini, al fine di soddisfare le esigenze economiche o politiche di qualcuno."

"Non ho intenzione di dimettersi perché ho una causa da perseguire e non ho ancora completato. Il nostro paese ha bisogno di un cambiamento radicale, perché nel corso degli ultimi quattro anni è stato conquistato dalla mafia. I dirigenti del GERB hanno abusato dello Stato e lo hanno trasformato in una loro proprietà ", ha dichiarato Stanishev.

Il quadro politico

Dalle elezioni del 12 maggio scorso non è uscita una maggioranza netta in quanto da una parte BSP e DPS hanno 120 parlamentari su 240, dall'altra nessun partito, incluso Ataka (23 seggi) ha voluto allearsi con GERB (97 seggi). Solo grazie al fatto che i nazionalisti di Ataka abbiano garantito il numero legale nelle sedute decisive, l'economista Plamen Oresharski, nominato primo ministro su proposta del BSP, ha potuto varare l'esecutivo senza disporre della maggioranza. Presentato come governo degli "esperti", a poche settimane dalla nascita, il gabinetto di Oresharski si trova al centro di feroci polemiche per una questione di lottizzazione delle poltrone.

Il Partito Socialista aveva beneficiato alle elezioni (+8,9% dei voti) dell'onda lunga delle proteste di febbraio, che, nate attorno al problema del caro-elettricità, avevano finito per costringere alle dimissioni il primo ministro Boyko Borissov.

GERB pur risultando ancora primo (30.5% contro il 26,6% dei socialisti), ha dovuto scontare un calo significativo dei consensi (-9,2%) e l'estromissione dal governo stante l'impossibilità di trovare un qualsiasi alleato.

La situazione attuale conferma la netta impressione che in Bulgaria da molto tempo la lotta politica si sia ridotta alla competizione tra gruppi di potere che cercano di trarre beneficio, con ogni mezzo, dalla gestione della cosa pubblica. Nemmeno il partito socialista, che forse tra le forze maggiori è quella meno impresentabile agli occhi europei, si sottrae a questa morsa. Dopo la bacchettata di Swoboda anche la stella di Sergei Stanishev, come presidente del Partito del Socialismo Europeo, non appare più così brillante. Certi errori in Europa forse possono essere perdonati ma difficilmente vengono dimenticati.

Le prospettive

La società civile si è dimostrata ancora una volta reattiva, dopo un torpore durato troppi anni e finito nello scorso febbraio. Tuttavia stenta ad apparire all'orizzonte una alternativa politica, e come hanno dimostrato le elezioni di maggio nessuna forza nata sull'onda delle proteste di piazza ha avuto un sostegno significativo.

Questa situazione non è una prerogativa bulgara ma rappresenta un limite comune a molti movimenti degli ultimi anni ("occupy", "indignados" per citare i più recenti) che pur capaci di mobilitare molti cittadini una volta passata la vampata della protesta si sono spenti senza riuscire, né a influenzare le scelte politiche, né a gettare le basi per una rappresentanza politica numericamente consistente, con le sole eccezioni, molto diverse tra loro, del Movimento Cinquestelle in Italia e di Syriza in Grecia, che hanno ottenuto circa un quarto dei voti alle ultime elezioni.

Che eventuali nuove elezioni possano rappresentare l'occasione per un cambiamento reale del panorama politico bulgaro appare ad oggi assai improbabile.


Autore: Paolo Modesti

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".


Per approfondire: Speciale Crisi Politica e Elezioni 2013



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