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Quella Bulgaria così italiana (ma senza Grillo)

19.05.2013

Il paese non è in recessione e ha un'ottima disciplina fiscale

Sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali, scenario economico fragile e gestazione difficile - a detta di alcuni impossibile - del futuro governo. L'esito delle elezioni bulgare, tenutesi domenica, ricorda nemmeno da troppo lontano, la fotografia restituita dalle urne in Italia.

Quello di Sofia, alla stregua del parlamento di Roma, sarà composto da una serie di minoranze.

I conservatori del Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria) e il Partito socialista, imparentato con il Pse, le due principali. Ai primi è andato il 30,71 per cento del voto (99 deputati); ai secondi il 27,02 (86 seggi).

Se volessimo raffrontare questi risultati con gli affari di casa nostra, noteremmo che la destra bulgara - come il Pdl - ha perso molti voti rispetto alla tornata precedente, nel 2009, quando di parlamentari ne ottenne 117, a fronte dei 240 complessivi dell'aula. Le cause dell'erosione di consenso però differiscono.

Il Gerb, guidato dall'ex wrestler e sindaco di Sofia Boiko Borisov, è stato affossato dalle proteste di piazza di febbraio, alimentate dall'aumento vertiginoso delle bollette dell'elettricità. Borisov, che nelle ultime settimane ha dovuto anche fronteggiare uno scandalo sull'uso politico delle intercettazioni, si dimise. Venne nominato un esecutivo tecnico, con compiti d'ordinaria amministrazione (dunque non montiano).

Quando ai socialisti, malgrado i 46 seggi guadagnati rispetto al 2009, non hanno sfondato. Vuoi perché le loro proposte economiche - eliminazione dell'aliquota unica e accento sul nucleare - non hanno fatto breccia; vuoi perché il partito, agli occhi dell'elettorato, è apparso vecchio (parziale analogia con il Pd). A guidarlo, come nel 2005 e nel 2009, è stato ancora una volta Sergei Stanishev, attuale presidente della famiglia socialista europea.

Adesso che succede? A Borisov dovrebbe andare l'iniziativa, ma i margini di manovra sono limitati. Le altre due minoranze parlamentari, i nazionalisti di Attack (7,38 per cento e 21 seggi) e il Movimento per i diritti e la libertà (10,59 per cento e 34 seggi), rappresentativo dei bulgaro-turchi, non ne vogliono sapere di allearsi con il Gerb. Borisov potrebbe defilarsi, lasciando spazio a qualche volto nuovo. Ma non è detto che funzioni.

Difficile anche la formula del governo di minoranza con appoggio esterno dei nazionalisti, che ha caratterizzato la scorsa legislatura. A parte il no di Attack a qualsiasi patto con Borisov, le condizioni sono mutate. Nel 2009 il Gerb aveva quasi la maggioranza assoluta del parlamento, ora la sua rappresentanza è più debole.

Se alla fine fosse governissimo? I socialisti respingono lo schema e anzi, propongono un'alleanza nazionale anti-Gerb accusando Borisov e i suoi di brogli. Eppure, in termini di stabilità, sarebbe questa la via capace di assicurare un governo. E chissà che, come in Italia, una volta smaltite le tossine della guerra elettorale non vada a finire proprio così. L'alternativa è il ritorno alle urne, con tutto il carico di incertezze che una tale scelta racchiude.

Intanto, sullo sfondo, campeggia una situazione molto pesante dal punto di vista sociale. C'è malcontento e rabbia. Sette persone si sono arse vive dall'inizio dell'anno. Il tasso di disoccupazione oscilla tra l'11 e il 12 per cento. Come da noi. Diversamente dall'Italia, tuttavia, la Bulgaria non è in recessione (il Pil dovrebbe crescere di circa un punto) e ha un'ottima disciplina fiscale. Il debito è al 18,5 per cento e nel contesto comunitario solo l'Estonia vanta una performance migliore. È una differenza di non poco conto con l'Italia. Anche se, a guardare bene, la difformità più marcata tra i due paesi è che a Sofia non c'è stato un Grillo capace di seminare tempesta e di sottrarre montagne di voti tanto a destra, quanto a sinistra.

Si ringrazia l'autore per la gentile concessione dell'articolo pubblicato il 14/05/2013 su www.europaquotidiano.it


Autore: Matteo Tacconi
Fonte: Europa Quotidiano


Per approfondire: Speciale Crisi Politica e Elezioni 2013



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