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Il baratro della Bulgaria

14.05.2013

Le elezioni parlamentari anticipate di domenica scorsa in Bulgaria sono state segnate da un livello record di astensionismo in un paese attraversato da un profondissimo sconforto e da un'ostilità diffusa verso l'intera classe dirigente, prodotti da anni di politiche regressive, messe in atto da tutti gli schieramenti succedutisi al governo. Con il conteggio pressoché ultimato delle schede, il maggior numero di consensi è andato al partito di governo di centro-destra Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB) dell'ex premier Boyko Borisov.

Quest'ultimo si era dimesso a fine febbraio in seguito ad un'ondata di proteste popolari contro il massiccio rincaro dei costi dell'energia elettrica nel paese più povero dell'Unione Europea e, più in generale, contro le durissime misure di austerity messe in atto dietro indicazione degli ambienti finanziari internazionali.

Borisov era stato così rimpiazzato da un esecutivo di transizione, guidato dall'ex membro di GERB diventato "indipendente", Marin Raykov, ugualmente incapace di rispondere alle richieste dei bulgari che hanno continuato a manifestare nelle principali città del paese.

L'umiliazione patita da Borisov - ex guardia del corpo del dittatore Todor Zhivkov prima del crollo dell'Unione Sovietica - sembrava dover mettere addirittura fine alla sua carriera politica, ma il risultato del voto dell'altro giorno ha decretato il suo ritorno sulla scena a Sofia, anche se non necessariamente alla guida del prossimo governo.

Quella di GERB, infatti, è stata una prestazione tutt'altro che entusiasmante. Innanzitutto, il 30,7% dei voti raccolti dal partito di Borisov segna una perdita di ben 9 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2009 che lo portarono al potere. L'astensionismo ha poi sfiorato addirittura il 50%, determinando per GERB una perdita nel numero dei voti complessivi ancora più significativa.

Il partito di governo, infine, potrà contare soltanto su una maggioranza relativa all'Assemblea Nazionale, con prospettive di formare un esecutivo, per quanto si è potuto vedere nelle prime ore dopo il voto, ben poco incoraggianti. Nonostante il relativo successo, GERB rimane infatti estremamente impopolare nel paese, tanto che le formazioni minori in grado domenica di superare la soglia di sbarramento del 4% hanno già escluso l'ipotesi di entrare in una coalizione di governo con il principale partito conservatore bulgaro.

Come ha affermato un analista locale un un'intervista pubblicata lunedì dalla Associated Press, "per la prima volta in 23 anni si è assistito al secondo successo consecutivo del partito al potere, ma stranamente si è formato attorno ad esso una sorta di cordone sanitario", così che, malgrado la vittoria, GERB "non sarà nella posizione di modellare il futuro del paese".

A conferma di ciò, non appena sono stati diffusi i primi risultati del voto, una consistente folla di manifestanti si è riversata per le strade di Sofia per protestare contro un futuro governo guidato da GERB. I manifestanti hanno gridato più volte la parola "Mafia" all'indirizzo dei politici prima di dover fronteggiare le cariche delle forze dell'ordine.

Se i vertici di GERB non riusciranno a formare un governo di coalizione o di minoranza, il presidente bulgaro Rosen Plevneliev - anch'egli di GERB - assegnerà probabilmente un incarico esplorativo al leader del secondo partito per numero di voti, quello Socialista (BSP). Quest'ultimo ha ottenuto il 27% dei suffragi e il suo numero uno, Sergei Stanishev, ha già rilasciato dichiarazioni di apertura verso tutti partiti, ad esclusione di GERB, disponibili ad entrare in un suo futuro gabinetto.

Secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale, gli altri partiti che si sono assicurati una rappresentanza in Parlamento sono soltanto il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), che rappresenta la minoranza turca (10,7%), e il partito ultra-nazionalista ATAKA (7,4%), entrambi in flessione rispetto all'appuntamento elettorale di quattro anni fa.

Le parole di Stanishev rivelano come il Partito Socialista sia dunque pronto a trasformarsi nuovamente nello strumento della classe dirigente bulgara dopo una campagna elettorale all'insegna delle critiche al governo uscente per l'eccessivo rigore che ha depresso e impoverito il paese. Le élite economiche del paese dell'Europa Orientale e Bruxelles, con ogni probabilità, sembrano infatti preferire un governo socialista, perché considerato maggiormente in grado di tenere a freno il malcontento e le tensioni sociali esplose nei mesi scorsi rispetto a Borisov e il suo partito, anche grazie alla stretta collaborazione con le associazioni sindacali.

Il risultato elettorale del BSP, peraltro, dimostra un sostanziale discredito anche dei post-comunisti tra la popolazione. Anche se i socialisti hanno fatto segnare quasi dieci punti percentuali in più del 2009, i sondaggi del marzo scorso dopo le dimissioni di Borisov indicavano un sostanziale vantaggio e la possibilità di formare una comoda maggioranza di governo.

Il rapido declino con l'approssimarsi del voto, assieme alla riabilitazione di Borisov, ha perciò mostrato quale sia il livello di gradimento di un partito, come quello Socialista, protagonista negli ultimi due decenni di esperienze di governo caratterizzate dalle stesse politiche di rigore e di liberalizzazione dell'economia che hanno prodotto l'attuale situazione di crisi in Bulgaria.

Le misure di austerity introdotte anche in questo paese, oltre a scatenare massicce proteste e ad aver causato la morte di almeno sette persone che negli ultimi mesi si sono date fuoco, hanno fatto in modo che a tutt'oggi quasi la metà della popolazione sia costretta a vivere al di sotto della soglia di povertà o sia sul punto di scivolarvi, mentre per i cittadini più anziani la quota sale addirittura al di sopra del 60%.

Il panorama politico bulgaro, inoltre, è stato caratterizzato in questi anni da una serie di scandali e accuse di corruzione soprattutto nei confronti del partito di governo, così che le numerose segnalazioni di brogli elettorali nella giornata di domenica sono apparse ben poco sorprendenti. Secondo i media locali, ad esempio, 17 persone sarebbero state arrestate dopo aver cercato di comprare il voto degli elettori per i partiti di cui erano al servizio.

L'episodio più grave, anche se messo in dubbio da alcuni giornali, è stato però quello del ritrovamento di ben 350 mila schede illegali in una fabbrica tipografica appartenente ad un consigliere comunale del partito GERB e pronte ad essere distribuite in svariati seggi elettorali. La notizia, su cui sta indagando la magistratura bulgara, è stata apertamente utilizzata dal leader socialista Stanishev per accusare il rivale Borisov di voler manipolare l'esito del voto, mentre l'ex primo ministro ha fermamente respinto ogni responsabilità.


Autore: Mario Lombardo
Fonte: altrenotizie.org


Per approfondire: Speciale Crisi Politica e Elezioni 2013



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