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Lavoro: la Bulgaria è fino al cancello, oltre è Italia

06.04.2013

Secondo alcuni lavoratori di Jobex Bulgaria Ltd. di Lovech, tale regola è stata stabilita dal proprietario della fabbrica. Tuttavia, a loro sembra difficile comprenderla…

In concomitanza con la campagna elettorale, la trasmissione itinerante "La Bulgaria vota - Senza censura" della stazione televisiva TV7, sta facendo tappa in diverse città del paese offrendo la possibilità ai cittadini di far sentire in diretta la propria voce e di confrontarsi con i candidati dei diversi schiarimenti politici.

In particolare, la puntata trasmessa da Lovech, città nel nord-ovest del paese, ha portato alla luce alcune criticità nelle condizioni di lavoro nella locale impresa Jobex Bulgaria Ltd produttrice di mobili da giardino. L'ufficio ICE di Sofia nella sua newsletter del giugno 2011 riferiva dell'avvio dell'attività con un investimento previsto di 11 milioni di leva (5.5 milioni di euro) e la creazione di 140 posti di lavoro a regime.

Nel corso del servizio realizzato il 25 marzo dalla giornalista Monika Gadzhanova, una delle ex dipendenti intervistate ha denunciato, che il proprietario dell'azienda, un imprenditore italiano, avrebbe imposto di lavorare durante la festa nazionale (3 marzo), senza pagare la dovuta maggiorazione. "Se per noi il 3 marzo rappresenta qualcosa, per lui non rappresenta nulla. La sua affermazione è stata una cosa del tipo: la Bulgaria è fino al cancello, oltre è Italia", così ha sentenziato l'intervistata.


Due ex lavoratrici intervistate da TV7

Le lamentele hanno riguardato anche l'orario di lavoro giornaliero di 12 ore, il non rispetto delle pause previste tra un turno e l'altro, il ritardo di alcuni mesi nella retribuzione, l'impossibilità di produrre la quantità prevista dai piani aziendali. Ad esempio alcune sarte che confezionano i cuscini per i mobili da giardino, sostengono che solo 2600-2800 pezzi sono materialmente realizzabili da parte di una singola persona, a fronte dei 4000 che azienda esigerebbe. A detta delle intervistate questo fatto sarebbe stato il pretesto per ridurre la busta paga o ritardare la retribuzione.

La richiesta della giornalista Ghergana Venkova di TV7, presentatasi ai cancelli dell'azienda di intervistare l'imprenditore Sergio Pizzuti, è stata inizialmente declinata dalla responsabile della produzione, che ha fornito alla cronista un biglietto da visita del titolare suggerendole di presentare i quesiti in forma scritta.


Sergio Pizzuti intervistato durante la trasmissione

Successivamente, il 26 marzo, Sergio Pizzuti si è reso disponibile a partecipare alla diretta dalla piazza di Lovech dove si è presentato, fermando la produzione, accompagnato da 80 lavoratori. L'imprenditore ha sostenuto di aiutare la gente, avendo dato lavoro a 80 persone e offrendo loro condizioni migliori di quelle che avrebbero ottenuto tramite le agenzie di lavoro. Tuttavia la domanda sulla frase incriminata, posta sia dalla giornalista che da una ex dipendente è rimasta sostanzialmente senza risposta.

La situazione ha offerto a Kiril Gumnerov della Coalizione "No alla UE" la possibilità di commentare polemicamente che: "persone come questa sono un esempio degli investitori occidentali ed europei in questo momento in Bulgaria; persone che vengono, che sfruttano, che non rispettano le leggi bulgare... e purtroppo lo Stato non difende in propri cittadini".

L'ing. Mitko Mitev dall'Ispettorato del Lavoro di Lovech nell'intervista del 25 marzo ha spiegato che l'impresa utilizza una forma contrattuale, prevista dalla legislazione bulgara. In pratica ciò permette alla direzione aziendale di stabilire liberamente della forza lavoro su base settimanale, mensile o per qualunque altro periodo di lunghezza non superiore ai 6 mesi. Questo consente di arrivare a prestazioni lavorative di una durata massima giornaliera di 12 ore, settimanale di 56 ore, dove il lavoro eccedente alla media stabilita viene compensato con riposo da usufruirsi nell'arco del periodo stesso o con il pagamento del lavoro straordinario, cosa che non avveniva nella fabbrica secondo le denuce delle operaie.

Il 29 marzo TV7 ha ricevuto il ringraziamento dei lavoratori che affermano di aver ottenuto le paghe arretrate grazie all'intervento dell'emittente. Inoltre, secondo TV7, l'azienda ha dichiarato alle autorità competenti un forma contrattuale come quella descritta in precedenza. Invece nel contratto stipulato con i lavoratori ha previsto una giornata lavorativa di 8 ore, ma nei fatti, secondo le donne licenziate, lavorano più di 56 ore settimanali, compresi sabato e domenica e non veniva rispettata la pausa di 12 ore tra i turni di lavoro. Dopo le denunce, l'ispettorato del lavoro il 2 aprile ha aperto un'inchiesta per stabilire se vi siano o meno delle irregolarità.


Un altra ex lavoratrice della Jobex Bulgaria ltd

Qualunque sia l'esito della verifica, questo episodio è un ulteriore sintomo della difficile situazione sociale della Bulgaria, dove le proteste di febbraio hanno portato alle dimissioni il governo di Boyko Borissov, e la povertà e la disoccupazione aumentano di pari passo da alcuni anni.

Nella piazza di Lovech, dove sotto gli obbiettivi delle telecamere, erano presenti l'imprenditore italiano, i suoi dipendenti, i rappresentanti politici ed i semplici cittadini, riecheggiava la domanda della ex lavoratrice: "Siamo persone libere o schiavi?"


Autore: D.P.-P.M.

Licenza Creative Commons  Il testo di questo articolo è pubblicato con licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0; in caso di ripubblicazione è richiesto un link attivo verso questa pagina, citando come fonte "Bulgaria-Italia".


Per approfondire: Speciale Crisi Politica e Elezioni 2013



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