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Nuovi scenari geo politici

04.04.2013

Nel novembre del 1989, con la caduta del muro di Berlino, la fine della guerra fredda tra i due blocchi contrapposti ed il tramonto del regime comunista sovietico, è iniziata una nuova fase politica che ha senza dubbio visto l'ascesa del capitalismo liberista nei mercati mondiali e nelle economie di molti paesi dell'area occidentale.

La disgregazione dell'impianto politico ed economico dell'Urss è stata determinata proprio dalla incapacità dei dirigenti di Mosca di aver colto nuovi orizzonti di gestione e di trasformazione di un apparato ormai declinante e decisamente arretrato rispetto alla macchina statunitense.

I mutamenti, allora come oggi, sono stati a tal punto sorprendenti da condizionare gli assetti politici di buona parte del pianeta accelerando il processo globalizzante già in atto da almeno un trentennio.

In questo quadro così rinnovato e per nulla scontato all'interno del quale gli avvenimenti si sono susseguiti con una velocità insospettabile, è stata proprio la crisi dei giganti finanziari americani del 2008 a marcare un nuovo e significativo scenario.

Uno scenario che, con molta probabilità, segnerà in modo decisivo la storia dei popoli e di molti paesi.

Alcuni dei quali, pensando all'Unione europea, soffrono di endemiche crisi strutturali, una patologica evasione fiscale, l'alto deficit pubblico e l'elevata pressione fiscale che, accompagnata ad una burocrazia invecchiata ed ad una macchina della giustizia bizantina, ne rendono difficoltosa se non forse impossibile la coabitazione, in un complesso di stati sovrani federati, con altri paesi maggiormente "virtuosi".

Joel Kotkin, professore di sviluppo urbano e ricercatore presso la Chapman University di Orange, California, e membro dell'Istituto Legatum, ci offre a riguardo una interessante teoria in ordine ai futuri assetti economici e politici.

Come si sta ricostruendo il mondo, in seguito al crollo delle ideologie e delle vecchie frontiere geopolitiche?

La domanda di partenza per affrontare una disamina ragionata parte da qui.

Non più i vecchi muri e le vecchie divisioni del secolo scorso ma nemmeno l'utopia di un mondo interamente globalizzato. Quella che si starebbe consolidando è, piuttosto, una nuova suddivisione in aree geo-economiche, definite da vecchi, per non dire antichi, legami linguistici e culturali.

Nel recente passato, si soleva parlare di "Cindia" come di un potente superstato moderno composto dal colosso indiano e da quello cinese ma le differenze tra i due paesi asiatici restano maggiori delle analogie.

L a dilatazione verso un mercato unico sembra pertanto essersi arrestata dando vita a nuove concentrazioni in cui non è soltanto l'aspetto economico o tecnologico a costituire un nuovo "collante etnico".

Secondo Kotkin, nonostante la crisi economica cominciata nel 2008 e il crescente dinamismo di Sinosfera (che comprende la Cina e i cittadini cinesi sparsi per il mondo) e Indosfera (che ha il suo baricentro in India, ma che si estende alle minoranze etniche indiane in diversi paesi), l'Anglosfera (che riunisce i paesi anglofoni e l'Europa) è ancora lontana da quel declino che alcuni commentatori annunciano quasi quotidianamente. Dalle analisi emerge che l'area che include i Paesi occidentali continua a rappresentare il blocco economico più importante con un potenziale scientifico e tecnologico ancora ineguagliato.

Il primato della cultura occidentale e l'eccellenza nella ricerca rappresentano un elemento di assoluto significato considerando anche l'elevato grado di preparazione di molti ricercatori provenienti, soprattutto, dalle università dell'area scandinava dove ogni anno il 33% circa dei propri migliori laureati rimane ad insegnare all'interno degli atenei a testimonianza dell'altissima considerazione valoriale che viene data alla preparazione didattica come presupposto per il benessere delle società del domani. Di alcune, però, ma non di tutte.

Sono termini di paragone decisamente lontani dallo scenario italiano nel cui tessuto connettivo si stagliano forme di arretratezza sociale, culturale e politica.

Più modestamente, l´Italia dovrà (o deve) rassegnarsi a far parte delle "Repubbliche dell´Olivo", per affinità storico-culturali con Grecia e Bulgaria, Macedonia e Portogallo. Mentre la Germania guiderà una nuova Lega anseatica che si spinge fino al Baltico.

Kotkin lancia molto più di una provocazione poiché i rapporti tra le nazioni acquistano una rilievo fondante, ricongiungendosi con il dna dei loro popoli.

«Nel mondo intero - sostiene Kotkin in un saggio su Newsweek - una rinascita di legami tribali sta creando nuove reti di alleanze globali, più complesse.

Le dinamiche in atto sono, pertanto, altra cosa rispetto alle convenzionali suddivisioni a cui abbiamo assistito.

Si parla, per esempio, della rinascita di moderne città globali, autonome e auto - sostenibili, Singapore, Londra e Parigi; Usa e Canada presentano elementi di identità, non solo economici, che ne determineranno una sorta di "alleanza strategica" anche in termini di autosufficienza naturale; le ricche dotazioni di risorse accomunano anche l'area dell'India in fase di assorbimento verso le realtà della Indonesia, della Malesia e delle Filippine; l'Arabia si estende dal Golfo Persico sino ad Egitto e Giordania mentre la Cina rappresenterà sempre più un agglomerato di identità omogenee difficilmente permeabile dall'esterno.

Nell'America latina paesi come Messico e Cile costituiranno un filone identitario nel nome delle politiche economiche liberiste mentre altri, Argentina, Venezuela, Cuba e Bolivia assumeranno un assetto maggiormente marxista.

Tornando all'Europa ed ad una possibile quanto imminente frattura culturale ed economica sono ancora una volta i dati a segnare il distacco tra i paesi del nord e quelli dell'area mediterranea.

Qui, infatti, i tassi di povertà sono due volte più alti, la popolazione attiva dal 10% al 20% inferiore, i debiti pubblici più elevati ed i tassi di natalità più bassi del pianeta.

Pubblicato da Reset-Italia il 26.03.2013


Autore: Cristian Curella
Fonte: Reset Italia




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