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La Bulgaria abbandona l'oleodotto voluto dalla Russia

10.03.2013

Il Governo bulgaro dice no alla realizzazione del Burgas-Alexandroupolis: infrastruttura concepita dai russi per veicolare greggio in Grecia senza dipendere dallo Stretto dei Dardanelli. Fissato l'inizio delle importazioni a Sofia del gas dall'Azerbaijan.

No ad un'infrastruttura che aumenta la dipendenza energetica della Bulgaria dalla Russia. Nella giornata di giovedì, 7 Marzo, il Parlamento bulgaro ha votato a favore dell'annullamento della partecipazione della Bulgaria nella realizzazione dell'oleodotto Burgas-Alexandroupolis. L'infrastruttura, progettata dai russi per esportare greggio in Grecia attraverso la Bulgaria, e bypassare così lo stretto dei Dardanelli, è stata sostenuta dal Governo socialista, che nel 2007 ha firmato l'accordo per la compartecipazione di Sofia nella realizzazione dell'oleodotto.

Nel 2011, il Primo Ministro moderato, Boyko Borisov, ha riconsiderato il progetto e, un anno più tardi, ha invitato il Parlamento ad approvare la proposta di rinuncia alla costruzione dell'oleodotto per motivi di carattere ambientale e paesaggistico. Più che la questione ambientale, nel mirino del Premier Borisov c'è l'ottenimento dell'indipendenza energetica della Bulgaria, che ad oggi dipende per il 100% del proprio fabbisogno dalle forniture della Russia.

Prima della rinuncia alla realizzazione dell'oleodotto Burgas-Alexandroupolis, sostenuta in Parlamento da una larga maggioranza, il Governo moderato ha approvato l'interruzione della costruzione della centrale nucleare di Belene, che Sofia ha programmato in partnership con la Russia. Di pari passo, il Premier Borisov, che presto è chiamato ad affrontare nuove Elezioni Parlamentari, ha implementato la costruzione di gasdotti per unificare il sistema infrastrutturale energetico bulgaro con quello di Serbia, Turchia, Romania e Grecia, come richiesto dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che dispone la creazione di un mercato unico e integrato del gas nel Vecchio Continente.

Contestualizzata nell'ambito della costruzione di condutture tra la Bulgaria e i Paesi confinanti vi è anche la realizzazione del Nabucco: gasdotto sostenuto dalla Commissione Europea, e dai Governi di Austria, Romania, Turchia e Polonia, concepito per veicolare in territorio austriaco 30 miliardi di metri cubi di gas dall'Azerbaijan.
Lo scopo del Nabucco, progettato dalla Turchia Occidentale attraverso il territorio bulgaro, romeno ed ungherese, è anche quello di diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell'Europa, e diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, da cui oggi l'Unione Europea dipende per il 40% del fabbisogno continentale.
Come riportato dall'agenzia Novinite, la Bulgaria ha dichiarato l'avvio dell'importazione di gas dal Nabucco a partire dal 2018: una deadline salutata come l'avvio di una nuova stagione nella politica energetica del Paese.

Ma Sofia sta sia con l'Europa che con la Russia

Nonostante gli sforzi per diversificare gli approvvigionamenti di gas, la Bulgaria resta comunque fortemente dipendente dalla Russia a causa della decisione del Premier Borisov di accettare la realizzazione in territorio bulgaro del Southstream.
Questo gasdotto è progettato dal monopolista statale del gas russo, Gazprom, per veicolare in Austria 63 miliardi di metri cubi di gas all'anno dalla Russia attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, e Italia.

Scopo del Southstream è anche l'aumento della dipendenza dell'Unione Europea dalle forniture di gas russo, e il blocco della realizzazione del Nabucco.
Il Premier Borisov ha argomentato la sua posizione in favore sia del Nabucco che del Southstream con la necessità di rendere Sofia il principale Paese di transito verso l'Europa sia del gas russo che di quello azero, e, così, incrementare il peso politico del suo Paese in campo internazionale.


Autore: Matteo Cazzulani
Fonte: Il Legno Storto


Per approfondire: Notizie di Economia



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