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Flashmob "anti-chalga" davanti alla rappresentanza UE a Sofia - Francesco Martino/OBC

La chalga e Bruxelles

16.01.2013 - Sofia

"La chalga si ama o si odia, e non lascia nessuno indifferente. E' un tema di discussione scandaloso e passionale, che divide la società bulgara proprio perché non riguarda soltanto un genere musicale, ma piuttosto una scelta culturale, una 'way of life'".

L'intervista al musicologo Ventzislav Dimov è del 2007, ma ancora attualissima. "La guerra della chalga è destinata a continuare", aveva profetizzato allora l'esperto, sorridendo sornione. E oggi i fatti gli danno ragione: col contributo imprevedibile dell'Unione europea.

Sì, perché ieri la stampa locale ha reso noto che la "Payner Media", principale casa produttrice dello scandaloso genere musicale, i cui testi abbondano di macchine, cellulari, soldi facili e donne, e le cui eroine sono sempre generose nel mostrare seni prorompenti e sguardi lascivi, ha vinto un sostanzioso progetto di finanziamento dall'Unione europea, attraverso il programma "Concorrenza" per le piccole e medie imprese.

Un investimento di più di tre milioni di leva (1,6 milioni di euro), di cui quasi un milione da Bruxelles, che verranno investiti per l'acquisto di nuovo equipaggiamento tecnico, soprattutto nel campo televisivo, "per raggiungere una crescita economica sostenibile e creare prodotti mediali di qualità per il mercato bulgaro e internazionale", arrivando così "ad attrarre numerosi nuovi telespettatori, alzare il proprio rating e attirare nuovi investimenti pubblicitari."

Alla notizia, parte dell'élite culturale, insieme al variopinto mondo dei social media ha alzato un grido di dolore. "Anche tu Bruto, figlio mio!?", sembravano dire, increduli, i tanti convinti che, nella rappresentazione delle visioni del mondo e dei valori, l'"orientale e lasciva" chalga da una parte e il rigore burocratico dell'UE dall'altra rappresentino poli contrapposti ed irriducibili.

Su Facebook è stato anche lanciato l'appello per un flashmob di protesta di danza e musica davanti alla rappresentanza UE a Sofia ma, forse complice il freddo intenso, a presentarsi sono stati uno sparuto manipolo.

All'alzata di scudi anti-chalga la Commissione ha chiesto un controllo d'urgenza, specificando che la procedura viene gestita dal ministero dell'Economia bulgaro. Seguiranno controlli. Comunque vada a finire, però, in molti resteranno con l'amaro in bocca.

Nella guerra della chalga, non si fanno prigionieri.


Autore: Francesco Martino
Fonte: Osservatorio Balcani e Caucaso




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